Intesa Sanpaolo: risultati 2025 e piano industriale 2026-2029 sotto osservazione
Risultati Intesa Sanpaolo
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I risultati del 2025 confermano Intesa Sanpaolo come uno dei gruppi bancari più solidi del sistema italiano ed europeo. L’utile netto supera i 9 miliardi di euro e la patrimonializzazione resta ben al di sopra dei requisiti regolamentari. Per un risparmiatore, questi dati indicano una banca oggi robusta, capace di affrontare senza difficoltà un contesto economico meno favorevole rispetto agli anni recenti. Proprio per questo, però, è utile spostare l’attenzione dalle performance passate alle scelte che riguardano il futuro.
Il 2025 evidenzia un cambiamento nella struttura dei ricavi. Il contributo degli interessi sui prestiti si è ridotto, seguendo il calo dei tassi, mentre è cresciuto il peso delle commissioni e dell’attività assicurativa. È una direzione coerente con la strategia del gruppo, che punta sempre meno sul credito tradizionale e sempre più sui servizi legati al risparmio. Questa evoluzione riduce la dipendenza dai tassi di interesse, ma rende i risultati più legati all’andamento dei mercati finanziari e al comportamento degli investitori, elementi per loro natura più variabili.
Nel corso dell’anno la banca ha rafforzato il proprio bilancio aumentando rettifiche e accantonamenti, soprattutto nella parte finale del 2025. La scelta ha contribuito a ridurre ulteriormente i crediti problematici e a presentare una situazione di rischio molto contenuto. Dal punto di vista della prudenza, si tratta di un elemento positivo. Allo stesso tempo, segnala che la banca preferisce affrontare il nuovo piano industriale partendo da una base molto solida, consapevole che il contesto futuro potrebbe riservare più incertezze rispetto al passato recente.
Il tema centrale per il risparmiatore riguarda la distribuzione degli utili. Il dividendo complessivo relativo al 2025, insieme al programma di riacquisto di azioni proprie, porta la remunerazione degli azionisti su livelli particolarmente elevati. È un dato che rende il titolo attraente, soprattutto per chi cerca reddito periodico. Ma una distribuzione così ampia implica anche una scelta precisa: trattenere meno risorse all’interno della banca. Questo riduce i cuscinetti di sicurezza disponibili in caso di peggioramento dello scenario economico o finanziario.
Il Piano di Impresa 2026-2029 conferma e rafforza questa impostazione. La banca prevede di distribuire quasi tutti gli utili che produrrà, mantenendo allo stesso tempo una crescita significativa dei profitti. È una strategia che può risultare favorevole per l’azionista nel breve periodo, ma che richiede condizioni molto stabili nel tempo. Qualità del credito, controllo dei costi e andamento dei mercati devono restare allineati alle ipotesi del piano. In presenza di scostamenti rilevanti, la capacità di mantenere gli impegni sulla distribuzione potrebbe ridursi.
Un ulteriore elemento da monitorare è il progetto isywealth Europe, che punta a espandere il modello di gestione del risparmio del gruppo in altri Paesi europei. L’iniziativa è coerente con la strategia di crescita delle commissioni, ma comporta investimenti e tempi di ritorno lunghi. Nei primi anni non fornirà un contributo significativo ai risultati, aumentando la complessità operativa in una fase in cui la banca ha già scelto di destinare gran parte degli utili agli azionisti.
Nel complesso, Intesa Sanpaolo resta oggi una banca solida e ben posizionata. I risultati del 2025 offrono una base credibile per il nuovo piano industriale. Tuttavia, l’elevata distribuzione degli utili e gli obiettivi ambiziosi per i prossimi anni riducono i margini di sicurezza rispetto al passato. Per il risparmiatore, il punto non è mettere in dubbio la solidità attuale del gruppo, ma valutare con attenzione il rapporto tra rendimento atteso e capacità di assorbire eventuali difficoltà.
Per chi valuta Intesa Sanpaolo come investimento, i prossimi anni saranno meno una prova di forza e più una prova di tenuta. La stabilità dei ricavi da commissioni sarà un primo elemento da seguire, perché un modello sempre più legato al risparmio gestito rende i risultati sensibili all’andamento dei mercati finanziari.
Un secondo aspetto riguarda la sostenibilità della politica di distribuzione. Dividendi elevati e riacquisti di azioni proprie sono attraenti, ma riducono i margini di sicurezza. Sarà importante verificare se la banca riuscirà a mantenerli senza compromettere la solidità patrimoniale in caso di peggioramento dello scenario.
Va poi monitorata l’evoluzione del rischio di credito. I livelli attuali sono molto bassi, ma in un contesto di crescita moderata è fondamentale capire se il costo del rischio resterà contenuto come previsto dal piano.
Infine, attenzione all’esecuzione dei progetti di crescita, in particolare isywealth Europe. L’espansione internazionale nel risparmio gestito può rafforzare il modello nel lungo periodo, ma richiede tempo e comporta rischi operativi. I risultati non saranno immediati e andranno valutati con pazienza.
Ti rinnoviamo il nostro consiglio sul titolo, mantieni in portafoglio.