La selezione di certificati attualmente consigliati non va interpretata come un semplice insieme di prodotti, ma come una vera e propria costruzione strategica di portafoglio, pensata per generare rendimento in diversi contesti di mercato. L’approccio alla base per i prodotti a cedola con capitale condizionatamente protetto non è quello di cercare di prevedere la direzione dei mercati, ma piuttosto cogliere le opportunità offerte, per generare rendimento, e raccogliere cedole anche in situazioni di stress di mercato. In questo senso, si tratta di strumenti progettati non per “indovinare” quando entrare o uscire, ma per monetizzare diverse fasi di mercato, non solo quelle di stabilità e di rialzi, ma anche quelle di cali entro certo limiti – quelli delle barriere - e ridurre in modo significativo il bisogno del tempismo perfetto per investire. Il punto chiave, infatti, è che per funzionare bene basta che il mercato non scenda oltre le barriere – poste a -40% e -60% a seconda dei prodotti. Per quanto riguarda il prodotto che garantisce un rimborso a 1.000 euro, indipendentemente dall’andamento dei sottostanti, invece, il concetto il concetto di base è quello di investire per ridurre il rischio che più spaventa chi investe in azioni: le perdite. Garantendo come minimo un rimborso a 1.000 euro, infatti, in base al prezzo di acquisto si sa fin da subito quanto si potrà perdere – al massimo a scadenza. Si acquista, per esempio, a 1.020 euro? Se proprio va mal si perde il 2%, mentre se il sottostante sale si guadagna, non c’è limite ai guadagna: anzi questo certificate ha un piccolo effetto leva: a scadenza si guadagna il 105% di quanto fatto dal sottostante. Questo consente di partecipare ai rialzi dei mercati, senza dover temere perdite elevate: saranno contenute, se eventualmente ci saranno, e conociute fin dal principio. Situazioni che, investendo direttamente in azioni, Etf o fondi, non si hanno.
All’interno di questa logica, i diversi certificate possono essere letti come componenti di un sistema complementare, che combina diverse anime. C’è il certificato a capitale garantito, che è pensato per chi vuole prendere posizione sulle Borse, senza rischiare però di incorrere in cali. L’”anima” di questo certificato e la crescita del capitale, con una garanzia del rimborso, visto che non paga cedole. Accanto a questo si inseriscono certificati più difensivi, uno costruito con una barriera profonda e uno costruito su indici, che offrono, rispettivamente, una maggiore tolleranza a eventuali ribassi dei sottostanti e un’esposizione a sottostanti meno volatili, perché indici e non azioni, e contribuiscono a stabilizzare il portafoglio, sacrificando in parte la cedola, anche se non si va sotto l’8% annuo, ma aumentando la resilienza complessiva. Infine, completano il quadro i certificati a sottostanti più volatili, perché anziché su indici sono su settori e/o mercati pù volatili (stile emergenti) o miniere, che mirano a offrire rendimenti, tramite cedole del 12%, più elevate, accettando però un livello di rischio più elevato, che però è calmierato da barriere che proteggono entro il -40% e si tratta semore di settori o ETF, quindi non singli titoli, ma portafogli.
Nel loro insieme, questi strumenti permettono quindi di costruire un portafoglio equilibrato, capace di generare reddito periodico, mantenere una protezione condizionata del capitale e adattarsi a diversi scenari di mercato, senza dipendere in modo critico dalla capacità di prevedere i movimenti futuri. Si possono usare quindi in combinazione oppure scegliere anche solo uno di essi – a scelta. In entrambi i casi, però, la scelta va presa rispettando le regole dell’allocazione strategica tra portafogli e componenti extra che trovi qui, e le regole della diversificazione.