Conferme più che smentite
A dicembre le Borse mondiali (in euro e dividendi inclusi) han portato a casa un -0,1% che ha quindi confermato un 2025 discreto, ma non eccellente (+7,7%).
A dicembre le Borse mondiali (in euro e dividendi inclusi) han portato a casa un -0,1% che ha quindi confermato un 2025 discreto, ma non eccellente (+7,7%).
A dicembre le Borse mondiali (in euro e dividendi inclusi) han portato a casa un -0,1% che ha quindi confermato un 2025 discreto, ma non eccellente (+7,7%) in cui il mercato Usa, fiaccato dai dazi, ha messo su il 3,3% (-1,2% a dicembre) per via di un dollaro che nel 2026 ha perso l’11,8% sull’euro. Veniamo, comunque agli altri mercati presenti nei nostri portafogli. A dicembre ha brillato Varsavia (+5,3%). Positive pure Sidney (+1,9%), Città del Messico (+0,9%) e Istanbul (+0,3%). Risultati in rosso per Indonesia (-1,6%), India (-1,7%), Brasile (-2,9%) e per le Piazze cinesi (-3,2%). Sul fronte obbligazionario, a parte il +0,2% dei titoli di Stato Cinesi, abbiamo una serie di dati in rosso: -0,5% i titoli di Stato dell’eurozona (+1,3% il bilancio per l’intero anno) e -1,7% quelli Usa (-5,4% il bilancio per tutto il 2025).
Veniamo ora alle nostre strategie di investimento e ai nostri modelli di valutazione. I calcoli del portafoglio equilibrato suggeriscono di vendere obbligazioni in euro per acquistare azioni brasiliane. Il mese scorso ci ha appena dato un'idea di quanto possa essere volatile il mercato brasiliano. Vendere la nostra posizione a più basso rischio per acquistare direttamente un mercato così rischioso non ci pare il caso. Il portafoglio resta invariato.
Nel caso del portafoglio dinamico ancora una volta i calcoli suggeriscono di vendere l'Australia per acquistare azioni in Sudafrica. Come spiegato il mese scorso, la performance del Sudafrica è più legata all'oro e alla tecnologia cinese che alle prospettive economiche del Paese. In termini sia di prospettive, sia di governance, l'Australia rimane la scelta migliore. Anche qui non cambiamo strategia. Sul fronte del portafoglio difensivo i calcoli suggeriscono ancora il 20% di azioni invece dell'attuale 15%. Questo mese i bond cinesi non sono più fortemente raccomandati dal modello come un mese fa, ma il suggerimento di vendere il 5% delle obbligazioni in euro per acquistare un 5% di azioni indonesiane ci pare problematico. Deteniamo già Polonia e Cina e l'aggiunta di un terzo mercato emergente è un aumento del rischio che non vogliamo assumerci.
Washington e Caracas
L'intervento in Venezuela segna una svolta per gli Stati Uniti e per l'America First. Inizialmente, la strategia mirava principalmente a proteggere il mercato interno. All'inizio di questo secondo anno di amministrazione, l'obiettivo è proiettare la potenza americana, non per difendere i principi o la democrazia, ma per dare al Paese i mezzi per rimanere la potenza dominante e indebolire il più possibile la posizione degli avversari strategici, perpetuando così l'egemonia americana. La Casa Bianca è quindi sul punto di gettare le basi per una nuova era di crescita e, se tutto andrà secondo i piani, non c'è dubbio che le aziende americane e il mercato azionario ne trarranno beneficio. In questa fase, l'equilibrio di potere è tale che diventa difficile scommettere contro gli Stati Uniti. Nonostante i livelli di valutazione siano a nostro avviso elevati, così come le questioni etiche sollevate da questa nuova strategia, stiamo investendo in essa in tutti i nostri portafogli di fondi diversificati.
Paesi in difficoltà?
A dicembre la Borsa di Mumbai ha perso perché gli investitori erano preoccupati per la diminuzione delle possibilità di un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Il fatto che la Banca centrale abbia abbassato i tassi di interesse non ha aiutato la rupia, che rimane sotto pressione. Nonostante le turbolenze il Paese mantiene delle potenzialità che ci spingono a investirci. Le Piazze cinesi, invece, hanno sofferto per i timori di un deterioramento della domanda interna: vendite al dettaglio, investimenti e indicatori immobiliari sono stati tutti piuttosto preoccupanti ultimamente. D'altro canto, le esportazioni hanno raggiunto nuovi record: l'economia cinese si sta sempre più orientando al commercio estero, nonostante le esportazioni verso gli Usa siano in calo. Restiamo investiti nel Paese in attesa di un nuovo ciclo di stimoli (monetari, fiscali e di bilancio) che dovrebbe arrivare presto. Il calo della Borsa brasiliana si lega, invece, all'annuncio della candidatura alla presidenza di Flavio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, che aumenta la probabilità di volatilità politica e accresce l'incertezza politica. Tuttavia, il Paese sta attraversando un periodo di miglioramento macroeconomico e non è ora di uscirne.