Paesi Emergenti: dove puntare?
ETF
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Sì, e infatti i Paesi Emergenti sono presenti nelle nostre strategie di investimento, ma a condizione di essere selettivi, data la loro volatilità. Il calo dei tassi di interesse in questi paesi, in parallelo a quello negli Stati Uniti, ha dato una spinta ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle imprese grazie al minor costo dei prestiti. La debolezza del dollaro rispetto alle valute di questi paesi, rendendo le importazioni meno care, è stato un ulteriore sostegno al potere d’acquisto. Alcuni paesi hanno beneficiato del buon andamento delle materie prime, ad esempio il Cile per il rame o il Sudafrica per l’oro. Molti paesi emergenti stanno stipulando accordi in modo diretto con Usa, Europa o Cina, contribuendo a dinamizzare le loro economie. Dopo oltre 25 anni di negoziati, l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) sarà firmato il 17 gennaio 2026 in Paraguay.
Un ETF unico?
Tuttavia, non tutti i Paesi Emergenti sono uguali. Mentre alcuni vedono migliorare la propria governance grazie a un quadro normativo più stabile o a una banca centrale indipendente (tra cui il Messico, l’Indonesia e l’India), altri rimangono in una situazione più complessa che non consente un contesto favorevole agli affari, come Argentina, Venezuela, Sudafrica, Thailandia o Filippine. Nella nostra strategia difensiva c’è il 5% di azioni cinesi e il 5% di quelle polacche. In quella bilanciata, la Borsa cinese sale al 10%, mentre a ognuna delle seguenti Borse spetta il 5%: Polonia, India, Indonesia e Messico. Infine, a chi segue la nostra strategia di portafoglio dinamica consigliamo di investire un ulteriore 5% sia in Turchia, sia in Brasile. Un Etf che investa indistintamente in diverse economie “emergenti” non ci sembra la soluzione migliore, poiché mescola paesi con una governance solida ad altri in situazioni più fragili. Per questo motivo preferiamo un approccio mirato ai singoli paesi. Per la parte di portafoglio destinata alla Borsa cinese consigliamo l’Hsbc Msci China Ucits Etf (7,57 euro; IE00B44T3H88), per il Messico l’Etf Xtrackers Msci Mexico (7,34 euro; LU0476289466), per il Brasile l’Etf Xtrackers Msci Brazil (51 euro; LU0292109344), per la Turchia l’Amundi Msci Turkey Etf (45,97 euro; LU1900067601) , per la Polonia l’Etf iShares Msci Poland (29,16 euro; IE00B4M7GH52), per l’India l’Etf Xtrackers MSCI India (17,66 euro; LU0514695187) e per l’Indonesia l’Etf Amundi Msci Indonesia (110,1 euro; LU1900065811).
Stati Uniti e Venezuela
Gli Stati Uniti guardano al Venezuela per il petrolio: prezzi dei carburanti più bassi favorirebbero i consumi delle famiglie, ridurrebbero le pressioni inflazionistiche e favorirebbero l’abbassamento dei tassi. Tutto ciò avrebbe un notevole valore elettorale in vista delle elezioni di metà mandato, contribuendo al mantenimento della maggioranza repubblicana al Congresso. La strategia statunitense non è però solo di breve periodo. Washington punta a una fonte energetica che gli dia un vantaggio competitivo su Europa, Giappone e Cina. Energia a basso costo e credito meno caro favoriscono, inoltre, gli investimenti nell’intelligenza artificiale e nei data center. Sul piano geostrategico, il controllo del Venezuela indebolirebbe gli avversari degli Stati Uniti. Un Venezuela sotto tutela americana potrebbe uscire di fatto dalla logica dell’OPEC, contribuendo a indebolire il cartello e a ridurre i profitti della Russia. Infine, il venir meno della disponibilità del petrolio venezuelano metterebbe in grave difficoltà Cuba. Il Venezuela è fuori da tutti i nostri portafogli.