Il 2026 è iniziato moderatamente bene
Questo mese cresce il peso del Brasile nei nostri portafogli.
Questo mese cresce il peso del Brasile nei nostri portafogli.
A gennaio le Borse mondiali (in euro e dividendi inclusi) han messo su il 2%. A parte la Borsa Usa (+0,1%) e poche altre, ci sono stati molti segni positivi: +5,5% Sidney, +5,1% Tokio, +2,3% l’eurozona e +7,1% Varsavia. Tra i Paesi emergenti segnaliamo: +6,4% il Messico, +5,2% la Cina e +14% il Brasile. In rosso India (-6,1%) e Indonesia (-6%). Jakarta è stata penalizzata da Msci, il gigante degli indici azionari, che ha parlato di problemi strutturali nella qualità dei dati forniti dalla Borsa di Jakarta, ciò ha spinto alcuni grandi investitori a ridurre l’esposizione a questo mercato. Nonostante questo e la forte volatilità, l’economia indonesiana è solida. Nel 2025 il Pil è cresciuto del 5,11%, sostenuto da domanda interna ed esportazioni strategiche come il nichel. La recente correzione offre opportunità agli investitori più propensi al rischio. Sul fronte dei bond, rileviamo che i titoli di Stato in euro sono saliti mediamente dello 0,8%, quelli Usa sono scesi dell’1,4% (-1,3% il dollaro) e quelli cinesi hanno perso lo 0,3%. In questo contesto i nostri modelli ci hanno consigliato ancora per il portafoglio equilibrato di vendere obbligazioni in euro per investire in azioni brasiliane. Abbiamo deciso di accettare questa proposta (vedi sotto per i motivi) e pertanto le azioni brasiliane entrano con un 5% in questo portafoglio con l’Etf Xtrackers Msci Brazil (LU0292109344). Escono del tutto i titoli di Stato dell’eurozona. Solo se segui questa strategia esci dai prodotti che vi investono. Per quanto riguarda il portafoglio dinamico, i calcoli suggeriscono di vendere la Borsa di Sidney per investire in Sudafrica. Come già detto in passato, Sidney resta a nostro avviso la scelta migliore. Lasciamo questo portafoglio invariato. Per il portafoglio difensivo i nostri calcoli spingono ancora ad avere più bond cinesi, ma non troviamo interesse ad aumentare l’esposizione a bond che offrono meno dei titoli di Stato dell’area euro. E neppure siamo inclini a seguire l’altra idea proposta, quella di vendere titoli societari o ad alto rendimento in dollari Usa per acquistare azioni indonesiane o indiane: ce n’è a sufficienza per un portafoglio difensivo. Pure qui, la nostra strategia è invariata.
Brasile, un gigante con ormai solide basi!
Le prossime elezioni presidenziali in Brasile - che si terranno nell’ottobre 2026 - non sono più, come in passato, una fonte di preoccupazioni per gli investitori, grazie alla ritrovata solidità economica e finanziaria del Paese, che rende attualmente interessanti le azioni brasiliane per gli investitori che seguono una strategia di portafoglio equilibrata o dinamica.
Dopo un decennio instabile...
Poco più di dieci anni fa, il Brasile è entrato in un periodo di grande instabilità economica e politica. Nel 2014, infatti, dopo un periodo di euforia, il prezzo delle materie prime, di cui il Brasile è un importante produttore, è crollato; il che ha ridotto drasticamente le esportazioni brasiliane e le entrate fiscali, causando profondi squilibri nei conti con l'estero e nelle finanze pubbliche. Per affrontare questi squilibri, il governo ha ridotto significativamente gli investimenti pubblici e i trasferimenti sociali (ossia denaro, beni o servizi erogati dalla Pubblica amministrazione senza nessuna controprestazione per sostenere i soggetti più deboli) mentre la Banca centrale ha inasprito le politiche monetarie per limitare il deprezzamento del real brasiliano. Queste politiche, troppo rigide, hanno però esacerbato e prolungato la recessione. E dopo che una timida ripresa è stata stroncata sul nascere dal Covid-19, solo nel 2022 l'economia brasiliana è tornata ai livelli del 2014; una ripresa che ha coinciso con il ritorno al potere di Lula. Come durante i primi otto anni della sua presidenza (dal 2003 al 2011), il presidente brasiliano ha puntato sulla domanda interna per rilanciare l'attività economica. Tuttavia, l'ex leader sindacale questa volta ha adottato un approccio più consensuale rispetto alla sua prima presidenza; il che ha rassicurato gli attori economici dopo anni di scandali politici, legati alla corruzione e alla presidenza divisiva del leader nazionalista di destra, Jair Bolsonaro, attualmente in carcere per aver tentato un colpo di Stato.
… una resilienza inaspettata!
Il più grande successo di Lula è stato l'espansione del mercato interno. L'aumento del salario minimo, la riduzione delle imposte su alcuni beni essenziali e manifatturieri, il rafforzamento dei trasferimenti sociali e un sistema di imposta sul reddito più progressivo hanno, infatti, migliorato il potere d'acquisto delle famiglie a basso reddito e ciò, oltre a ridurre la povertà, ha favorito i consumi, l'attività economica e la creazione di posti di lavoro. E il calo della disoccupazione a un minimo storico ha sostenuto le spese delle famiglie, innescando un circolo virtuoso. Tra il 2021 e il 2024, la crescita annua del PIL (tutta la ricchezza prodotta nel Paese) ha, in effetti, superato costantemente le aspettative, mantenendosi almeno al 3%. L'aumento della domanda interna ha portato però, come sempre, ad un'inflazione elevata, e quindi ad un rialzo dei tassi ufficiali al 15% per calmierarla, che tuttavia non ha fatto deragliare i consumi, grazie al forte calo della disoccupazione e all'aumento dei salari reali. E l'attuazione, da quest’anno al 2033, dell'importante riforma fiscale dovrebbe allentare le pressioni sui prezzi, creando un autentico mercato nazionale per le imprese, eliminando l'attuale frammentazione del territorio.
Una diplomazia capace
Sebbene il Brasile rimanga relativamente chiuso al commercio estero, le esportazioni di merci, in particolare, di materie prime, hanno sostenuto la crescita del PIL negli ultimi anni. E nonostante la guerra commerciale e i contrasti tra Lula e Trump - stretto alleato dell'ex presidente Bolsonaro - le esportazioni brasiliane sono rimaste dinamiche nel 2025, grazie anche all'abilità diplomatica del Brasile.
Nonostante le tensioni con gli Usa, Brasilia ha, infatti, costantemente mantenuto un dialogo con Washington; il che ha permesso di evitare la maggior parte degli elevati dazi proposti da Trump. Una de-escalation favorita anche dalla necessità di contenere le pressioni inflazionistiche negli Usa, che ha spinto la Casa Bianca a cancellare alcuni dazi su prodotti alimentari brasiliani come caffè e carne. Infine, ospitando il 17% delle riserve mondiali di terre rare, il Brasile ha un altro importante vantaggio da sfruttare con gli Stati Uniti, desiderosi di ridurre la propria dipendenza dalla Cina in questo settore.
Per contrastare la minaccia dei dazi Usa, il Brasile ha anche intensificato gli scambi commerciali con gli altri Paesi, in particolare con la Cina, che è diventata il primo mercato per i prodotti brasiliani. E anche la recente firma dell'accordo commerciale con l'Ue dimostra la volontà del Brasile di sviluppare gli scambi commerciali al di fuori del mercato americano.
Il 2026, un anno quasi come gli altri
Grazie alla sua sana gestione economica, Lula è attualmente il favorito alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre. I sondaggi prevedono, infatti, una sua vittoria contro il candidato nazionalista di destra. Un ritorno alle politiche divisive di Bolsonaro è, quindi, improbabile. Dopo due decenni di instabilità, i brasiliani desiderano mantenere il clima politico più pacifico degli ultimi anni. Per questo motivo, solo l'emergere di un candidato di centro-destra potrebbe probabilmente sconfiggere l'attuale presidente. Un simile scenario, tuttavia, non spaventa gli investitori, perché un potenziale presidente di centro-destra non rappresenterebbe un cambiamento radicale rispetto all'attuale approccio di centro-sinistra.
In ogni caso, non ci si deve aspettare una campagna elettorale pacifica. I sostenitori dell'ex presidente sono pronti a tutto per riconquistare il potere. Le tensioni politiche aumenteranno quindi inevitabilmente nei prossimi mesi ed è probabile una maggiore volatilità dei mercati finanziari brasiliani. Tutto questo non diminuisce, comunque, l'interesse per le azioni brasiliane. La graduale attuazione della riforma fiscale e il proseguimento delle riforme in un clima politico più stabile dovrebbero rafforzare il potenziale economico del Paese. E, dopo un'impennata negli ultimi dodici mesi, il mercato azionario brasiliano dovrebbe sfruttare questo slancio per proseguire la sua tendenza al rialzo. Tuttavia, vista la sua elevata volatilità, la Borsa brasiliana non è andato agli investitori con un profilo difensivo. Chi segue una strategia di portafoglio equilibrata o dinamica può, invece, investire in azioni brasiliane (con una quota del 5%).