Il settore lusso verso una nuova primavera?
Guardando al settore nel suo complesso, il primo scorcio del 2026 conferma che il lusso non può più essere letto come un blocco omogeneo.
Guardando al settore nel suo complesso, il primo scorcio del 2026 conferma che il lusso non può più essere letto come un blocco omogeneo.
All’inizio del 2026 il settore del lusso si presenta come uno dei comparti più osservati dai mercati, ma anche come uno dei più polarizzati. Dopo due anni di rallentamento, il 2026 si apre con attese di una crescita moderata del mercato dei beni personali di lusso, nell’ordine anche del 3–5% annuo, e con dinamiche molto disomogenee tra segmenti e aree geografiche. Più che di un unico settore, oggi il lusso appare come un insieme di filoni distinti, con dinamiche, rischi e prospettive profondamente diverse.
Il contesto macro resta caratterizzato da consumi selettivi. A inizio 2026 i segnali raccolti dalle aziende e dagli operatori confermano una domanda ancora presente, ma più concentrata sulle fasce di clientela ad altissimo patrimonio, mentre la base aspirazionale (cioè il lusso di seconda fascia) resta più prudente. In Cina, mercato centrale per il comparto, dopo una fase di contrazione nel 2025 il mercato dei beni personali di lusso entra nel 2026 in una fase di stabilizzazione, con segnali di graduale normalizzazione più che di vera accelerazione. A sostenere il mercato sono soprattutto i clienti più ricchi, orientati verso gioielli, orologi e prodotti iconici; la clientela aspirazionale rimane invece prudente, con acquisti meno frequenti e una maggiore sensibilità al prezzo.
In questo scenario il super lusso continua a distinguersi per resilienza. Hermès, anche entrando nel 2026, resta il riferimento di un modello fondato su scarsità dell’offerta, controllo totale della distribuzione e relazione diretta con il cliente. Le indicazioni diffuse dal management e dagli analisti all’inizio dell’anno confermano una crescita ancora positiva e soprattutto una domanda che non mostra segnali di indebolimento sui prodotti chiave. Hermès ha storicamente dimostrato una straordinaria capacità di trasferire aumenti di prezzo senza che emergano effetti negativi materiali sulla domanda osservabile, grazie a un modello fondato su scarsità dell’offerta e clientela ad altissimo reddito, insieme a una struttura industriale che privilegia qualità, tempi lunghi e continuità rispetto alla rincorsa delle tendenze. In un contesto di incertezza, questo segmento del lusso appare sempre più come un bene rifugio “di consumo”.
Un profilo simile, pur con caratteristiche diverse, emerge dal comparto della gioielleria di alta gamma. Richemont entra nel 2026 con una posizione di forza costruita su marchi storici e su una categoria di prodotto meno ciclica rispetto alla moda. L’aggiornamento sui conti diffuso a metà gennaio segnala vendite del terzo trimestre (chiuso a dicembre) in crescita di circa la doppia cifra a cambi costanti, con la gioielleria in aumento ancora più sostenuto e con un peso crescente del retail diretto rispetto al wholesale. Le comunicazioni più recenti indicano una domanda ancora solida per la gioielleria, sostenuta sia dai clienti storici sia da nuovi consumatori ad alto reddito. La scelta di privilegiare le boutique dirette continua a rivelarsi strategica, perché consente al gruppo di proteggere i margini, gestire l’esperienza del cliente e attenuare la volatilità tipica dei canali dei negozi terzi. Anche in questo caso, più che la crescita esplosiva, è la stabilità a rappresentare il principale punto di forza.
Diverso è il quadro per il lusso fashion di alta gamma, dove le dinamiche restano più legate ai cicli creativi e alla desiderabilità dei marchi. Prada si presenta all’inizio del 2026 come uno dei gruppi meglio posizionati in questo segmento. I dati più recenti indicano una crescita del gruppo nell’ordine della singola cifra alta, trainata in larga parte da Miu Miu, che continua a registrare incrementi a doppia cifra e a rafforzare il proprio ruolo come motore del gruppo. Il marchio Prada mostra un andamento più selettivo, ma con segnali di progressiva stabilizzazione. La forza del gruppo sta oggi nella complementarità dei brand e nella capacità di intercettare pubblici diversi, mantenendo però un posizionamento coerente nell’alta gamma.
All’opposto, il filone del lusso in ristrutturazione rimane quello più complesso e incerto. Kering entra nel 2026 ancora impegnata nel rilancio di Gucci, dopo un periodo di debolezza che ha pesato su ricavi e redditività. I risultati diffusi a inizio febbraio segnalano un miglioramento rispetto alle attese sul trimestre più recente, ma un bilancio annuale ancora in calo. Le indicazioni più recenti mostrano un mercato attento a eventuali segnali di svolta, ma ancora prudente. Le azioni avviate sul fronte organizzativo, creativo e distributivo rappresentano un passaggio necessario, ma i tempi del rilancio nel lusso sono per definizione lunghi. In questa fase, Kering resta una storia aperta, più legata alle aspettative sul futuro che ai risultati già visibili.
Accanto ai mercati tradizionali, il 2026 si apre anche con un’attenzione crescente per nuove geografie del lusso: Medio Oriente, Sud‑Est asiatico, India, America Latina e Africa, che pur partendo da volumi più contenuti, rappresentano una delle principali leve di crescita strutturale del settore per i prossimi anni.
Guardando al settore nel suo complesso, il primo scorcio del 2026 conferma che il lusso non può più essere letto come un blocco omogeneo. Il super lusso e la gioielleria offrono visibilità e difesa in un contesto incerto; il lusso fashion di alta gamma continua a offrire crescita, ma con maggiore esposizione alle mode; i gruppi in fase di rilancio rappresentano infine una scommessa, con potenziali ritorni elevati ma anche un profilo di rischio più marcato.
In un contesto in cui la nostra valutazione del settore beni di consumo non è generalmente molto invitante (vedi qui) è sempre lecito chiedersi cosa fare con l’Etf Amundi S&P global luxury (212,97 euro al 9/02; Isin LU1681048630) che punta sul settore. Di fatto se si guarda al grafico a 5 anni si vedono due cose; che siamo sotto i massimi, ma non lontani, che siamo intorno a questi livelli da almeno cinque anni. Insomma, l’epoca post covid è stata per il lusso un periodo di continui cali e rimonte. Il fatto che i consumatori cinesi siano meno interessati al lusso, o meno disposti a spenderci è un problema che rischia di tenere banco, perché finora è stato chiaro che Usa, Europa e Giappone sono stati la clientela stabile del lusso e la Cina il motore della crescita. Inceppata la Cina la situazione appare stabile, ma non brillante. Tuttavia riteniamo anche che la Cina alla lunga possa essere sostituita dagli altri Paesi emergenti che, finora, presi ad uno ad uno, sono ancora piccoli rispetto al mercato cinese, ma che non soffrono la prospettiva di un Paese che presto si troverà per via della politica del figlio unico, una marea di pensionati da gestire. Altrove le dinamiche restano promettenti e anche l’ottimismo. In questo senso, viste anche le notizie non negative che stanno arrivando pensiamo che tu possa mantenere questo Etf se lo hai.