Semiconduttori, un mercato che vola…
La tecnologia è ultimamente un po’ borderline e se si dovesse sgonfiare la mania dell’AI potrebbe essere necessario molto tempo per ritornare ai massimi.
La tecnologia è ultimamente un po’ borderline e se si dovesse sgonfiare la mania dell’AI potrebbe essere necessario molto tempo per ritornare ai massimi.
La nostra scommessa sui semiconduttori con iShares Msci Global Semiconductors (11,318 euro al 11/2, Isin IE000I8KRLL9), fin qui è andata piuttosto bene come puoi vedere dal grafico, ma nelle ultime settimane i mercati hanno iniziato a domandarsi fino a che punto arriverà il settore tecnologico e se ci sarà o meno una bolla. Per ora il giudizio sul settore semiconduttori è ancora “molto interessante” grazie a un momentum positivo, una valutazione pari a conveniente, un indice di Sharpe elevato (1,05) e nonostante un rischio alto (5/5) come puoi vedere dai dati a fine gennaio che abbiamo pubblicato di recente. Resta il fatto che è bene farsi la domanda su fino a dove potrà salire. E qui dobbiamo parlare di miniaturizzazione dei chip e di tecnologia. Sarà un viaggio affascinante in un mercato ricco di dettagli.
Un po’ di tecnologia…
La tecnologia di fabbricazione dei chip ultra‑miniaturizzata, che permette di fare processori più potenti e meno energivori (in gergo nodo produttivo) di 2 nanometri è considerata cruciale per l’intelligenza artificiale perché l’AI moderna, in particolare i modelli generativi e i sistemi di training su larga scala, richiede una combinazione estrema di potenza di calcolo, efficienza energetica e densità di transistor. I data center che addestrano o eseguono modelli avanzati consumano enormi quantità di energia: anche piccoli miglioramenti in efficienza per singolo chip si traducono in risparmi enormi su scala industriale.
Ridurre il nodo produttivo significa poter inserire più transistor nello stesso spazio, aumentando la capacità di elaborazione oppure mantenendo le prestazioni riducendo i consumi. Per l’AI questo è decisivo: le GPU e gli acceleratori devono eseguire trilioni di operazioni al secondo e ogni watt risparmiato è strategico. Inoltre, il passaggio ai transistor di nuova generazione (Gate-All-Around) previsto nei 2 nm migliora il controllo elettrico, riducendo dispersioni e perdite di corrente, un aspetto chiave quando si lavora con carichi computazionali intensivi e continui come quelli dell’AI.
Nomi commerciali di nodi tecnologici
Detto questo, è importante inquadrare correttamente cosa significa “2 nm” o “3 nm”. Oggi il numero non rappresenta più in modo diretto la lunghezza fisica del transistor: è diventato un nome commerciale di nodo tecnologico, che indica un salto generazionale in densità, efficienza e prestazioni. Più il numero è piccolo, più la tecnologia è avanzata, ma non corrisponde esattamente a una misura geometrica come accadeva vent’anni fa.
Attualmente i nodi più avanzati in produzione sono i 3 nm, già utilizzati per smartphone di fascia alta, processori per server e acceleratori AI. I 2 nm rappresentano la prossima frontiera industriale, con avvio produttivo previsto tra 2025 e 2026 nei principali impianti globali. Questi nodi sono considerati il meglio del mercato, ma in termini di volumi rappresentano solo una piccola quota della produzione complessiva mondiale: si stima che l’insieme dei nodi sotto i 5 nm pesi per una percentuale ancora limitata delle unità prodotte, pur concentrando una quota molto rilevante del valore economico. Secondo alcune stime, il nodo 2 nm potrebbe passare da circa l’1% dei ricavi di chi produce microchip al debutto nel 2025 a oltre il 10% entro il 2027, man mano che verrà adottato per acceleratori AI e processori di fascia altissima.
Le dimensioni (piccole) contano, ma non sono tutto
La maggior parte dei semiconduttori prodotti nel mondo utilizza infatti nodi più maturi. Il 28 nm è ancora uno standard diffusissimo e rappresenta una fetta importante del mercato globale in termini di volumi: viene impiegato in automotive, microcontrollori, elettronica industriale, dispositivi IoT. È meno costoso, affidabile e sufficiente per molte applicazioni che non richiedono potenze estreme. Nel 2025, da solo, il 28 nm assorbe circa il 60% della capacità/volumi del mercato dei produttori di chip per conto terzi e circa un terzo dei ricavi, a conferma del suo ruolo di spina dorsale per l’elettronica di massa. Anche i nodi 14–16 nm sono molto utilizzati per networking ed elettronica di consumo.
I 7 nm e 5 nm occupano oggi la fascia alta “di massa”: sono ampiamente impiegati in CPU, GPU, console e server cloud. In termini di ricavi generano una quota significativa del mercato, ma non rappresentano ancora la maggioranza dei volumi totali, che restano ancorati a tecnologie mature. Questo crea un paradosso: mediaticamente l’attenzione è concentrata sui 2 nm, ma la spina dorsale dell’elettronica globale continua a poggiare su nodi meno avanzati. Le tecnologie più sofisticate sono fondamentali per AI e supercalcolo, ma l’economia quotidiana dei chip si basa ancora su processi consolidati.
Siamo comunque vicini ai limiti tecnologici
Quanto ai limiti tecnologici, la miniaturizzazione si sta avvicinando a barriere fisiche sempre più complesse. Sotto i 2 nm le dimensioni dei componenti si avvicinano a poche decine di atomi. A queste scale emergono effetti quantistici: gli elettroni possono “sfuggire” alle barriere, aumentando le perdite di corrente. La gestione del calore diventa critica, e i costi di sviluppo crescono in modo esponenziale.
Le roadmap industriali parlano già di 1,4 nm e persino di 1 nm per l’inizio del prossimo decennio. Tuttavia, molti analisti ritengono che intorno a quella soglia il limite non sarà solo fisico ma anche economico: ogni salto generazionale richiede investimenti di decine di miliardi di dollari in impianti produttivi e strumenti litografici estremamente sofisticati.
Per questo il futuro non sarà solo una corsa al “nanometro più piccolo”. Il settore sta puntando su strategie complementari: architetture chiplet, che combinano più chip specializzati; integrazione 3D stacking, con strati sovrapposti; e maggiore specializzazione dei processori per compiti specifici, come l’AI. In molti casi migliorare l’architettura e l’interconnessione può offrire vantaggi comparabili alla pura miniaturizzazione.
In sintesi, il 2 nm è cruciale per l’AI perché consente di aumentare potenza ed efficienza nei segmenti più esigenti del mercato. Ma non è l’unico fattore che determinerà il futuro dei semiconduttori. La miniaturizzazione continuerà ancora per qualche generazione, probabilmente fino all’area dell’1 nm, ma sarà accompagnata da innovazioni strutturali e architetturali. E mentre l’élite tecnologica corre verso dimensioni sempre più ridotte, la maggior parte del mondo continuerà ancora a lungo a funzionare con nodi ben più grandi, meno spettacolari ma fondamentali per l’economia globale.
Che ne sarà del mercato nei prossimi anni?
Dal punto di vista finanziario, il quadro porta a una conclusione duplice: il settore dei semiconduttori entra in una fase di espansione strutturale guidata dall’AI, ma con un profilo di rischio più alto e molto concentrato. Alcune proiezioni di mercato indicano ricavi globali prossimi ai 1.000 miliardi di dollari già intorno al 2026, con scenari che arrivano a ipotizzare oltre 3.000 miliardi entro metà degli anni Trenta, sospinti da data center, acceleratori AI e logica avanzata. In borsa e nella redditività delle aziende aziendali questo si traduce in una forte polarizzazione: i nodi di punta (3 nm, 2 nm e successivi), le memorie ad alte prestazioni e il packaging avanzato assorbono una quota crescente degli investimenti e dei margini di guadagno, mentre i nodi maturi restano essenziali per automotive e industria, ma con dinamiche di prezzo e crescita più moderate.
La morale è che il settore offre un potenziale di crescita superiore alla media globale, ma legata a condizioni precise (sostenibilità della domanda AI, stabilità geopolitica, gestione dei colli di bottiglia nella capacità produttiva); chi entra deve quindi valutare non solo il “quanto cresce” il mercato, ma anche “dove” si concentrano profitti e rischi lungo la filiera, dai produttori di chip avanzati ai fornitori di attrezzature e materiali critici.
In particolare, molte analisi evidenziano che l’industria ha concentrate le sue aspettative sulla crescita dell’AI. Se la domanda di chip AI rallentasse o contemporaneamente calasse, molte aziende potrebbero trovarsi con capacità produttiva in eccesso o con minor crescita di ricavi.
In secondo luogo, la produzione di semiconduttori è altamente concentrata in pochi paesi (Taiwan, Corea, USA, Giappone). Tensioni commerciali, controlli alle esportazioni, barriere tariffarie o crisi geopolitiche possono interrompere catene di fornitura critiche, aumentando i costi e i rischi di produzione.
In terzo luogo, la dipendenza da forniture di memorie specifiche o materiali avanzati implica che qualsiasi interruzione (ad esempio problemi logistici, limitazioni all’esportazione di tecnologie critiche) può avere un impatto significativo sulla produzione globale.
Il punto sul consiglio sui semiconduttori
Data questa situazione non abbiamo particolari stimoli a cambiare il nostro consiglio sul settore dei microchip, quindi, il consiglio su iShares Msci Global Semiconductors rimane “acquista”, in un’ottica di lungo periodo (sono pur sempre azioni e ci sono importanti rischi geopolitici), e ribadiamo il lungo periodo, a breve potrebbero anche esserci inciampi, visti i rischi a cui abbiamo accennato. Tuttavia, il consiglio è valido se non lo hai mai comprato. Se lo hai già comprato stai attento che non risulti una quota eccessiva del tuo patrimonio. Ricorda che secondo la regola dell’80-10-10 che ti abbiamo suggerito tempo fa, globalmente gli investimenti extra portafoglio non speculativi non dovrebbero superare il 10% dei tuoi soldi. In quest’ambito comunque è bene fare delle diversificazioni, per cui evita che i semiconduttori superino il 5% del tuo portafoglio globale. Se a furia di crescere lo superano, anche se il prodotto resta all’acquisto valuta di portarti a questa quota e magari di monetizzare parte dei guadagni.
E gli altri consigli tecnologici?
I consigli sull’AI con Xtrackers Artificial Intelligence & Big Data 1C (151,32 euro al 11/2, Isin IE00BGV5VN51) e sulle infrastrutture digitali con Data Center REITs & Digital Infrastructure (19,188 euro al 11/2; Isin IE00BMH5Y327) per ora non cambiano, ma con alcune considerazioni. La prima è che vale la regola vista sopra, massimo 5%, quindi se eccedi questo limite potresti incassare i guadagni sulla parte eccedente. La seconda è che occorre considerare che il nostro giudizio è “interessante” per l’hardware e “non interessante” su software e servizi. Insomma, la tecnologia è ultimamente un po’ borderline e se si dovesse sgonfiare la mania dell’AI potrebbe essere necessario molto tempo per ritornare ai massimi. Insomma, se partite da zero oggi, fatelo in un’ottica di lungo periodo e non pensate che per forza si debba replicare il buon andamento dell’ultimo anno. Anzi, il rischio che ci siano inciampi anche pesanti e inattesi a breve c'è. La scommessa che fai è che comunque l'AI diventi sempre più pervasiva.