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Data di pubblicazione 29 agosto 2025
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Autore: Alberto Cascione

Inflazione PCE ovvero la versione preferita dell'inflazione della FED

Ecco com'è andata la metrica più importante per la Federal Reserve per prendere le decisioni in fatto di tassi

Negli Stati Uniti i consumi si dimostrano resilienti nonostante la persistenza delle pressioni inflazionistiche. A luglio la spesa reale delle famiglie è cresciuta dello 0,3%, il ritmo più sostenuto degli ultimi quattro mesi, sostenuta dall’aumento dei redditi e dalla vivace domanda di beni. Parallelamente, tuttavia, emergono segnali di inflazione ancora tenace: l’indice PCE core, la misura prediletta dalla Federal Reserve perché esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, è avanzato dello 0,3% su base mensile e del 2,9% rispetto all’anno precedente, il livello più alto da febbraio. Anche l’indice PCE generale ha registrato un incremento del 2,6% su base annua, in linea con le aspettative del mercato.

Questo quadro rafforza le preoccupazioni legate al rialzo dei prezzi dei servizi e alle possibili conseguenze delle tariffe introdotte dall’amministrazione Trump, che potrebbero alimentare ulteriori spinte inflazionistiche. Non sorprende, quindi, che l’attenzione degli investitori e degli analisti sia rivolta alle prossime mosse della Fed. In vista della riunione di settembre, i mercati scommettono su un taglio dei tassi d’interesse: lo stesso presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha lasciato intendere un’apertura in tal senso, richiamando i rischi che un mercato del lavoro in indebolimento potrebbe comportare per la crescita economica.