Nel quarto trimestre del 2025 l’economia cinese ha evidenziato un marcato rallentamento, registrando una crescita del 4,5% su base annua: si tratta del ritmo più debole dalla riapertura post‑pandemia alla fine del 2022. Nonostante questo indebolimento, la Cina è comunque riuscita a centrare l’obiettivo ufficiale di crescita del 5% per l’intero anno, grazie soprattutto alla solidità delle esportazioni.
La dinamica economica del Paese rimane però fortemente sbilanciata. La domanda interna continua a mostrare segnali di debolezza: consumatori e imprese spendono con cautela, penalizzati da un mercato del lavoro fragile e dal continuo calo dei prezzi delle abitazioni. Le vendite al dettaglio crescono appena dello 0,9% a dicembre, mentre gli investimenti fissi segnano un calo del 3,8% nell’arco del 2025, evidenziando la difficoltà del settore immobiliare e la riluttanza delle imprese ad avviare nuovi progetti.
A sostenere l’economia è invece il comparto manifatturiero, trainato da un export particolarmente resiliente. La produzione industriale ha registrato un incremento del 5,2% nell’ultimo mese dell’anno e, complessivamente, le esportazioni hanno contribuito a circa un terzo della crescita totale del 2025, il livello più elevato dal 1997. Con un surplus commerciale di 1.189 miliardi di USD nel 2025 (poco più di 1.000 miliardi di euro), la Cina raggiunge infatti nuovi record in materia. Il posizionamento verso l'alto della produzione cinese gioca un ruolo fondamentale in questo risultato. Un tempo venditrice di prodotti a basso valore aggiunto, la Cina ha fatto un'enorme scommessa tecnologica che le permette oggi di essere all'avanguardia in molti settori e di vendere prodotti sempre più costosi. Allo stesso tempo, la competitività della sua economia resta solida. Insieme, questi fattori sostengono l'economia del gigante asiatico, che continua però a soffrire per un mercato interno poco dinamico.
Una tale crescita del commercio estero sembrava a dir poco improbabile un anno fa: l'ascesa al potere di Donald Trump e la diffusa ostilità degli Stati Uniti verso la Cina lasciavano presagire relazioni quantomeno difficili tra le due potenze. Tuttavia, invece di subire passivamente le condizioni dei rapporti commerciali, Pechino ha preferito contrattaccare, costringendo il Presidente americano a fare marcia indietro. Contemporaneamente, la Cina è stata in grado di diversificare il proprio portafoglio clienti, diventando meno vulnerabile alle incertezze del commercio con gli USA.
LE PROSPETTIVE PER IL 2026
Tuttavia, il 2026 si annuncia più delicato. Fondamentalmente, un'economia delle dimensioni della Cina non può più permettersi di dipendere esclusivamente dalle esportazioni per garantire la propria crescita: l'ondata di export cinese sta spingendo le autorità di tutto il mondo a imporre nuove barriere doganali per proteggere le rispettive produzioni locali.
Il Paese dovrà quindi trovare non solo nuovi sbocchi per i suoi prodotti, ma anche fonti alternative di crescita all'interno del proprio mercato. Questa è la sfida principale che le autorità di Pechino dovranno affrontare nel 2026.