Rassegna macro settimanale
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Stati Uniti: produttività su, inflazione in raffreddamento (ma non ovunque)
Produttività e costi del lavoro. Nel terzo trimestre la produttività del lavoro Usa è salita al ritmo più rapido degli ultimi due anni (+4,9% annualizzato dopo +4,1%), mentre i costi unitari del lavoro sono scesi dell’1,9% (primo calo dal 2019): è una combinazione che, in ottica Fed, tende ad alleggerire la pressione inflazionistica legata ai salari.
Inflazione di dicembre 2025. I numeri confermano un raffreddamento graduale: l’inflazione “core” è cresciuta +0,2% su base mensile (sotto le attese), con un 2,6% annuale (minimo degli ultimi quattro anni), mentre l’inflazione complessiva è +0,3% mensile e 2,7% annuale. Ma tra le componenti spicca ancora la voce abitazione (+0,4% mensile, massimo da agosto), segno che il rientro non è lineare.
Rischio “politico” sulla Fed e dollaro. Sullo sfondo, il caso Powell (mandati di comparizione e attenzione sui costi di ristrutturazione della sede Fed arrivati a 2,5 miliardi di dollari) riapre il tema dell’indipendenza della banca centrale. Il punto, per i mercati, è che ogni dubbio sull’autonomia della Fed può tradursi in volatilità e pressione sul dollaro (già indebolito nel 2025 secondo l’analisi).
Area euro: inflazione centrata, crescita ancora delicata
Inflazione e aspettative. Nell’Eurozona, le aspettative dei consumatori restano sostanzialmente stabili (2,8% a 12 mesi; 2,5% a tre anni; 2,2% a cinque anni) e l’inflazione di dicembre è scesa al 2,0%, centrando l’obiettivo BCE (dal 2,1% di novembre). Anche la core è in calo (2,3%, leggermente sotto attese), mentre i servizi restano la componente più “appiccicosa” (3,4%).
Germania: ritorno alla crescita, ma “locomotiva” ancora incerta. Il Pil tedesco 2025 segna un +0,2% annuo dopo -0,9% (2023) e -0,5% (2024): meglio del passato recente, ma un risultato definito deludente. A sostenere l’uscita dal ristagno sono soprattutto spesa pubblica (+1,5%) e consumi delle famiglie (+1,4%); restano deboli investimenti (-0,5%) e export (-0,3%; beni -0,7%), mentre il deficit scende al 2,4% (dal 2,7%).
Polonia “in pausa”, ma lo scenario tagli non è sparito
La banca centrale polacca ha lasciato i tassi al 4%, interrompendo i tagli iniziati a giugno 2025 (riduzioni complessive -1,75% nel 2025). L’inflazione di dicembre 2025 è 2,4% annuale, lievemente sotto il target (2,5%), e questo mantiene aperta la porta a nuovi tagli — con alcuni economisti che non escludono già marzo.
Emergenti: India “forte” ma con core alta; Brasile rientra in target e guarda ai tassi
India. A dicembre l’inflazione è risalita a 1,33% annuale (da 0,71%), restando comunque sotto l’intervallo obiettivo RBI (2%-6%). Il cibo cala (-2,71%, con forti flessioni di verdure e legumi), ma l’inflazione core sale a 4,73%. La RBI, dopo il taglio di dicembre, potrebbe concentrarsi sulla liquidità; le stime citate indicano inflazione sotto 4% fino a settembre e crescita del Pil intorno a 7,4% nell’anno fiscale.
Brasile. L’inflazione di dicembre 2025 scende al 4,26%, rientrando nella banda obiettivo (3% ± 1,5%), con incremento mensile 0,33%. Questo riaccende l’ipotesi di tagli, ma i tassi sono ancora al 15% e restano rischi (servizi, cambio real, aspettative di spesa pubblica).