L’inflazione nel Regno Unito è tornata a crescere per la prima volta in cinque mesi, raggiungendo il 3,4% a dicembre 2025 rispetto al 3,2% registrato a novembre. Si tratta di un aumento leggermente superiore alle attese, che prevedevano un valore intorno al 3,3%. Questo rialzo è stato determinato soprattutto da tre fattori: l’aumento delle accise sul tabacco, che ha spinto i prezzi del comparto a salire del 3% su base mensile; il forte rimbalzo delle tariffe aeree, tipico del periodo festivo, con un incremento del 28,6%; in misura più contenuta, la crescita dei prezzi di pane e cereali, che ha inciso sull’inflazione alimentare.
Anche l’inflazione dei servizi ha mostrato una leggera accelerazione, passando dal 4,4% al 4,5%. Tuttavia, questo aumento non viene considerato particolarmente preoccupante, poiché legato principalmente a categorie caratterizzate da forte volatilità, come appunto il trasporto aereo.
La Bank of England mantiene comunque una linea relativamente rassicurante. L’istituto centrale si aspetta infatti che l’inflazione torni vicino all’obiettivo del 2% già in primavera, anche grazie alle misure introdotte dal governo, come il congelamento delle tariffe ferroviarie e la riduzione delle bollette energetiche, che potrebbero contribuire a contenere i prezzi per circa lo 0,5%. Sul fronte dei tassi, i mercati continuano a prevedere un solo taglio nel corso del 2026, con una probabilità del 70% che se ne aggiunga un secondo.
Dal lato produttivo emergono segnali misti ma in generale favorevoli: i prezzi alla produzione sono rimasti stabili e i costi di energia e materie prime hanno continuato a calare. La crescita annuale dei prezzi degli input si è praticamente arrestata, attestandosi su un modesto +0,8%, uno dei valori più bassi degli ultimi anni.
Per quanto riguarda gli investimenti, non investire in Gran Bretagna, né con le azioni, né con le obbligazioni.