Rassegna macro settimanale
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Eurozona e Germania: inflazione “più bassa”, fiducia in ripresa, attività stabile ma sotto attese
Inflazione Eurozona. La stima finale sorprende al ribasso: l’inflazione scende all’1,9% (dal 2,1%), invece del 2% indicato dalla stima precedente; l’inflazione di fondo è confermata al 2,3%. Il quadro resta eterogeneo tra Paesi, con alcune economie (tra cui Francia e Italia) su livelli più contenuti, mentre altre (come Slovacchia ed Estonia) risultano più elevate.
PMI Eurozona. Il PMI composito risulta stabile a gennaio, ma peggiore delle attese: nel dettaglio, i servizi rallentano mentre la manifattura migliora (segnale di un riequilibrio interno, senza però un’accelerazione netta dell’attività).
Germania: indice ZEW. La fiducia degli investitori tedeschi migliora: l’indice sulle aspettative sale a 59,6, massimo dal 2021 e sopra le attese; migliora anche la valutazione sulle condizioni attuali. Tra i driver citati, pesa il piano di stimoli fiscali orientato a investimenti infrastrutturali e al rafforzamento della capacità operativa del Paese.
BCE: perché i tassi restano fermi. Dai verbali della riunione BCE di dicembre 2025 emerge una scelta di prudenza: tassi invariati come risultato di una valutazione “articolata” del contesto macro, con priorità alla stabilità dei prezzi nel medio termine e con l’idea che, pur con segnali incoraggianti, servano ancora cautela e pazienza nell’orientamento della politica monetaria.
Regno Unito: inflazione in rialzo, ma la Bank of England resta ottimista.
A dicembre 2025 l’inflazione britannica torna a salire al 3,4% (dal 3,2%), leggermente oltre le attese. L’aumento è attribuito soprattutto a accise sul tabacco, rimbalzo delle tariffe aeree tipico del periodo festivo e, più marginalmente, a rincari su pane e cereali. Nonostante ciò, la Bank of England viene descritta come ancora ottimista sul rientro verso il 2% obiettivo entro primavera.
Asia: BoJ più “falco”; Cina centra il 5% ma rallenta nel finale
Giappone. La BoJ lascia i tassi fermi, ma la comunicazione viene letta con toni più “da falco”: il messaggio di fondo è che cresce la probabilità di un rialzo nei prossimi mesi.
Cina. Nel quarto trimestre 2025 la crescita scende al 4,5% a/a, ritmo più debole dal post-riapertura (fine 2022). Nonostante questo, la Cina centra l’obiettivo del 5% sull’intero 2025, sostenuta soprattutto dalla solidità delle esportazioni. Resta però un’economia “sbilanciata”: la domanda interna è indicata come debole, con consumatori e imprese prudenti e un mercato immobiliare sotto pressione.
Emergenti: Indonesia e Brasile tra valuta, tassi e fiducia
Indonesia. Bank Indonesia mantiene i tassi al 4,75% per il quarto mese consecutivo, coerentemente con le attese. La priorità dichiarata è la stabilità della rupia, che ha toccato minimi storici: l’istituto si dice pronto a intensificare gli interventi sui mercati per stabilizzare (e se possibile rafforzare) la valuta; i margini per ulteriori tagli dei tassi vengono descritti come limitati nel breve.
Brasile. Dopo un finale d’anno difficile, il real recupera: da circa 6,5 BRL per 1€ a inizio anno fino a circa 6,2 BRL per 1€ nelle ultime settimane. Il miglioramento viene collegato a segnali di ripresa della fiducia (PMI in miglioramento, vendite al dettaglio in ripartenza, auto su livelli che non si vedevano dal 2014, utilizzo della capacità produttiva oltre l’80%); sullo sfondo, però, l’avvicinarsi delle elezioni è indicato come possibile fonte di nuova incertezza.