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Verbali riunione Bce: ecco come si è arrivati alla decisione

Verbali Bce riunione dicembre

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Data di pubblicazione 22 gennaio 2026
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Ecco le motivazioni che hanno portato alla decisione di non toccare i tassi

La decisione di mantenere invariati i tassi di interesse, assunta nel corso della riunione della Bce di dicembre 2025, nasce da una valutazione articolata e prudente del quadro macroeconomico, con l’obiettivo prioritario di garantire la stabilità dei prezzi nel medio termine. Le informazioni disponibili suggeriscono infatti che, pur in presenza di segnali incoraggianti, permangano elementi che richiedono cautela e pazienza nell’orientamento della politica monetaria.

Sul fronte dell’inflazione, il quadro appare complessivamente sotto controllo. Dopo valori leggermente inferiori nel 2026 e nel 2027, l’inflazione è attesa risalire al 2% nel 2028. Parallelamente, l’economia dell’area euro ha mostrato una buona capacità di tenuta. Nel terzo trimestre del 2025 il PIL è cresciuto dello 0,3%, sostenuto soprattutto dai consumi e dagli investimenti. La domanda interna si conferma il principale motore della crescita futura, favorita dall’aumento dei redditi reali e da una possibile riduzione del tasso di risparmio delle famiglie. Anche il mercato del lavoro rimane robusto: la disoccupazione è ai minimi storici e l’occupazione continua ad aumentare, rafforzando il potere d’acquisto ma contribuendo al tempo stesso a pressioni sui costi.

Proprio le dinamiche salariali rappresentano uno degli elementi di maggiore attenzione. La crescita delle retribuzioni per dipendente ha raggiunto il 4% nel terzo trimestre, superando le attese precedenti. Questo andamento si riflette in particolare sull’inflazione dei servizi, che si è dimostrata più persistente del previsto, attestandosi al 3,5% a novembre. La combinazione tra forti pressioni salariali e fattori temporanei, come quelli legati ai servizi di viaggio, rende questa componente dell’inflazione particolarmente “appiccicosa” e difficile da ridurre rapidamente.

A ciò si aggiunge un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza. Le tensioni commerciali, legate ai dazi statunitensi e alla crescente concorrenza della Cina, potrebbero avere effetti sia sulla crescita sia sull’inflazione. Le persistenti tensioni geopolitiche, in particolare la guerra in Ucraina, continuano a rappresentare un rischio per le catene di approvvigionamento e per i prezzi dell’energia. Sul piano finanziario, non mancano possibili vulnerabilità, legate a eventuali correzioni dei mercati azionari globali e alle fragilità del settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria.

Nel complesso, la scelta di mantenere invariati i tassi di interesse si configura come una decisione di prudenza. Essa riflette la volontà di attendere ulteriori conferme di un ritorno stabile dell’inflazione al 2%, continuando al contempo a monitorare la solidità dell’economia, le pressioni salariali e i rischi provenienti dal contesto globale.