Fair value (valore teorico)

Che cos’è il fair value (valore teorico)?

Il termine fair value, tradotto come valore equo o valore teorico, è un concetto centrale nella valutazione delle attività finanziarie.

Negli investimenti viene utilizzato per stimare il valore corrente di uno strumento in condizioni di mercato normali, mentre nei bilanci è adottato dai principi contabili internazionali per garantire maggiore trasparenza e confrontabilità. Anche se nasce in ambito contabile, il fair value è diventato un riferimento importante anche per analisti e investitori, perché permette di interpretare meglio il prezzo di mercato e comprendere se rispecchia o meno il valore economico di un’attività.

In termini semplici, il fair value rappresenta il valore a cui un’attività o una passività potrebbe essere scambiata tra due operatori di mercato indipendenti e informati, in una transazione ordinaria. Non considera quindi il prezzo storico di acquisto né opinioni soggettive del proprietario dell’attività; al contrario, fa riferimento alle condizioni del mercato nel momento della valutazione.

Il fair value è quindi un valore corrente, calcolato sulla base di informazioni disponibili oggi, che riflette il modo in cui il mercato valuterebbe quello strumento. Non coincide necessariamente con la quotazione di mercato, ma quando questa è affidabile e derivante da scambi trasparenti, il prezzo osservabile è la principale base per determinarlo. In assenza di un mercato liquido, per esempio nel caso di obbligazioni poco scambiate o strumenti complessi, il fair value viene stimato con metodi alternativi, sempre cercando di riflettere condizioni coerenti con il comportamento degli operatori.

Come si calcola il fair value?

I principi contabili internazionali prevedono una gerarchia di metodi che permettono di stabilire il fair value utilizzando i dati di mercato migliori disponibili. Questa gerarchia è molto utile anche nell’ambito degli investimenti, perché aiuta a capire quanto una stima sia solida e quanto dipenda da assunzioni.

1. Dati di mercato diretti (Livello 1)

Il metodo più affidabile utilizza il prezzo di mercato osservabile in un mercato regolamentato e liquido. In questo caso, la quotazione di mercato rappresenta direttamente il fair value. È il caso tipico delle azioni molto scambiate, dei titoli di Stato liquidi o degli ETF.

Qui, il fair value coincide con il valore di mercato, perché il prezzo riflette scambi reali e trasparenti.

2. Dati indiretti e prezzi di strumenti simili (Livello 2)

Quando non esiste un prezzo diretto affidabile, si usano dati indiretti, come altri strumenti simili per rischio, durata o caratteristiche. Un esempio è la valutazione di un’obbligazione poco scambiata basandosi su rendimenti di obbligazioni comparabili.

Il risultato è sempre un valore teorico, ma ancorato a parametri di mercato osservabili.

3. Modelli di valutazione (Livello 3)

Se non sono disponibili dati di mercato sufficienti, il fair value viene stimato con modelli finanziari, come:
- attualizzazione dei flussi di cassa,
- modelli per derivati,
- valutazioni basate su ipotesi economiche.

In questo caso il fair value è una stima più complessa, costruita su ipotesi che devono comunque riflettere ciò che normalmente considererebbero gli operatori sul mercato.

Fair value, analisi fondamentale e valore intrinseco

Il fair value viene spesso accostato al concetto di valore intrinseco, ma i due non vanno confusi.

Il valore intrinseco è un concetto tipico dell’analisi fondamentale e rappresenta la stima teorica del “vero” valore di un’azienda o di uno strumento finanziario, basata sui suoi fondamentali economici: profitti futuri, posizione competitiva, capacità di generare cassa e solidità finanziaria.

La differenza principale è che il fair value riflette il valore che il mercato sarebbe disposto a riconoscere oggi, sulla base di informazioni correnti e dati osservabili. Valore intrinseco, invece, riflette la valutazione di lungo periodo di un analista, basata sulle potenzialità economiche dell’attività, anche se il mercato non le riconosce ancora.

Si tratta quindi di due prospettive complementari: il fair value guarda al mercato attuale, il valore intrinseco guarda ai fondamentali. Confrontare i due non è una strategia operativa, ma può aiutare a capire se il prezzo di mercato incorpora già le informazioni disponibili o se si discosta da ciò che emerge dall’analisi economica dell’azienda.

In questo modo, l’investitore può interpretare con maggiore consapevolezza il valore effettivo attribuito dal mercato e valutare se esso rispecchia o meno i fondamenti economici dell’attività analizzata.