L’ultima manovra ha riformato in modo significativo le modalità con cui i lavoratori iscritti a un fondo pensione complementare potranno ricevere le proprie prestazioni. Le nuove regole entreranno in vigore il 1° luglio 2026 e riguardano tutti i fondi a contribuzione definita (praticamente la maggior parte dei fondi pensione aperti e chiusi). La COVIP — l'autorità di vigilanza sui fondi pensione — ha pubblicato uno schema di istruzioni per orientare i fondi nell'applicazione concreta della riforma. Si tratta di una consultazon pubblica, da qui la stessa COVIP raccoglierà i pareri.
La prima novità: più capitale al momento del pensionamento
Fino a oggi, al momento del pensionamento si poteva richiedere al massimo il 50% del montante accumulato in forma di capitale (cioè in un'unica soluzione). Con la riforma questa soglia sale al 60%. Il resto, come prima, doveva andare in rendita.
Le tre nuove forme di prestazione
La novità più rilevante è l'introduzione di tre nuovi modi per ricevere la pensione complementare, tutti alternativi alla classica rendita vitalizia:
1. Rendita a durata definita. Funziona come una rendita, ma non dura "tutta la vita": dura un numero di anni pari alla speranza di vita residua dell'aderente al momento del pensionamento, calcolata sui dati ISTAT. L'importo non è fisso: viene ricalcolato ogni volta dividendo il montante rimasto per le rate ancora da erogare. Tutto quello che non vien erogato, nel frattempo, rimane nel fondo e continua ad essere investito. Se i mercati vanno bene, le rate aumentano; se vanno male, diminuiscono.
2. Prelievi liberamente determinabili. Qui l'aderente ha molta flessibilità: può scegliere quando e quanto prelevare, senza una cadenza fissa. C'è però un limite massimo: non si può prelevare più di quanto si sarebbe accumulato come rate di una rendita teorica a durata definita. In pratica, si è liberi di gestire i propri soldi, ma non si può "svuotare" il conto troppo in fretta rispetto alla propria aspettativa di vita.
3. Erogazione frazionata. È la più semplice da capire: il montante viene suddiviso a rate per un periodo scelto dall'aderente, con un minimo di 5 anni. Le rate possono essere mensili, trimestrali, semestrali o annuali. Anche qui l'importo varia in base all'andamento degli investimenti.
Cosa succede se si muore prima di aver ricevuto tutto?
In tutti e tre i casi, se il pensionato muore prima di aver esaurito il montante, il capitale residuo va ai beneficiari indicati dal pensionato stesso al momento della scelta. Attenzione: questa indicazione è obbligatoria — senza di essa la richiesta viene considerata incompleta.
Regole comuni a tutte le nuove prestazioni
- Le tre nuove opzioni sono alternative tra loro e alternative alla rendita vitalizia: non si possono combinare.
- La scelta è irrevocabile, ma si può sempre convertire il montante residuo in una rendita vitalizia (anche trasferendo i fondi a un altro fondo pensione).
- Una volta avviata l'erogazione, non si possono più fare versamenti né richiedere anticipazioni o trasferimenti. Si può solo cambiare comparto di investimento.
- Il montante residuo resta investito (nel comparto più prudente, salvo diversa scelta) fino a completo esaurimento.
- I costi applicati dai fondi devono essere contenuti e limitati alle spese amministrative effettive.
Un punto di attenzione: il rischio di longevità
Tutte e tre le nuove prestazioni, a differenza della rendita vitalizia tradizionale, non garantiscono un reddito a vita. Esiste il rischio concreto di esaurire il capitale prima della fine della vita. Per questo la COVIP chiede ai fondi di informare chiaramente gli aderenti di questa possibilità, spiegando le differenze rispetto alla rendita vitalizia e aiutandoli a fare una scelta consapevole.