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Concorrenza

Economia Collaborativa. La Commissione Europea batte un colpo, l’Italia rilanci

09 giu 2016

Restrizioni ai nuovi servizi della sharing economy solo se strettamente necessarie. Il Disegno di Legge depositato alla Camera è solo un primo passo. Altroconsumo riflette sulla Sharing Economy avvicinandosi al grande Festival del 24 e 25 settembre a Milano.

La Commissione europea ha finalmente emanato la “Comunicazione sull’economia collaborativa” attesa da tempo.

Salutiamo favorevolmente la Comunicazione della Commissione europea sull’economia collaborativa - afferma Marco Pierani, Direttore Comunicazione e Affari Istituzionali di Altroconsumo - in particolare, nella parte in cui chiarisce senza mezzi termini che eventuali restrizioni o particolari requisiti come autorizzazioni, licenze, ecc. dovrebbero poter essere imposte dagli Stati Membri ai nuovi servizi della sharing economy solo ove strettamente necessarie e, comunque, in maniera proporzionata. Soltanto come ultima istanza, in ogni caso, gli Stati Membri dovrebbero poter ricorrere a divieti assoluti.

E’ proprio alla luce del tenore di questa Comunicazione che Altroconsumo, pur ribadendo l’apprezzamento per il Disegno di Legge presentato alla Camera, sottolinea come punto d’attenzione il rischio insito nel testo a una burocratizzazione del fenomeno della sharing economy.”

Abbattere le norme settoriali, rimuovere gli ostacoli

Promuovere la sharing economy deve significare per prima cosa abbattere norme settoriali obsolete che ne impediscono un adeguato sviluppo senza aggiungere garanzie o tutele per i consumatori, ma solo appesantimenti burocratici e limiti alla concorrenza.  Il contenuto dell’articolo 6 del Disegno di Legge presentato, che si concentra sulla necessaria rimozione degli esistenti ostacoli legislativi, regolatori o amministrativi alla diffusione dell’economia della condivisione nel nostro Paese avrebbe dovuto essere presente sin dall’articolo 1. 

Al contrario, le piattaforme della sharing economy, soprattutto quelle che già attraggono una rilevante massa critica, dovrebbero assumersi maggiori oneri di trasparenza garantendo ai consumatori che partecipano come fruitori di poter conoscere nell’ambito di ogni specifica transazione se dall’altra parte c’è un professionista, un’azienda o un consumatore.


Registro Nazionale e Antitrust

Per quanto riguarda il Registro Nazionale delle piattaforme dell’economia della condivisione (articoli 3 e 4) Altroconsumo è felice che gli estensori del disegno di legge abbiano pensato di affidarne la responsabilità all’Antitrust, una delle Autorità indipendenti più apprezzabili nel nostro Paese e che, sommando competenze nell’ambito della concorrenza e delle pratiche commerciali scorrette, potrebbe fare un ottimo lavoro. 

Tuttavia l’iscrizione al registro non può essere obbligatoria, come prevede il testo attuale, ma deve diventare facoltativa ed essere legata ad incentivi, fiscali, regolamentari per quelle piattaforme, in particolare start up, che intendano iscriversi presentando il proprio documento di politica aziendale.

Pubblica Amministrazione

Infine, l’articolo sulla sharing economy nella pubblica amministrazione, l’art 8, va interamente riscritto perché possa diventare più pregnante ed efficace.

L’economia della condivisione e quello che è attualmente la nostra pubblica amministrazione sembrano essere esattamente agli antipodi una dell’altra ma, a ben vedere:

a) gli enti locali sul territorio possono favorire, attraverso attività di informazione/formazione, l’acquisizione di una adeguata massa critica a start up della sharing economy che nascono a livello territoriale;

b) l’introduzione dell’economia della condivisione all’interno della PA potrebbe aiutare a ridurre esborsi di spesa inutili e ad aumentare l’efficienza; se per i beni esistono già forme di condivisione, tra diversi enti della PA servono norme atte a snellire la condivisione di servizi;

c) un obiettivo ancor più lungimirante sarebbe, tuttavia, quello di creare nuove forme di condivisione tra beni/servizi pubblici e privati al fine di porre le basi per nuove forme di welfare innovative e sostenibili, considerato che lo Stato sta facendo sempre più difficoltà a coprire con i metodi tradizionali le esigenze di servizi di pubblica utilità di cittadini e consumatori.


Con oltre 396mila soci, Altroconsumo è la più grande organizzazione indipendente di consumatori in Italia. Da oltre 40 anni è il punto di riferimento per i cittadini, ne interpreta i bisogni, ottiene soluzioni. Con 340 professionisti al servizio delle persone ogni giorno anticipa le istanze dei consumatori, offrendo strumenti innovativi per scelte sicure e convenienti. Informa con autorevolezza e indipendenza attraverso le proprie pubblicazioni. Si impegna per difendere i diritti collettivi attraverso l’istituto della class action e per migliorare il quadro normativo e la rappresentanza delle istanze nelle sedi istituzionali, anche in Europa. Interviene nelle dinamiche di mercato, condizionandole a favore dello sviluppo e dell’innovazione, come con i Gruppi d’acquisto sull’energia, sui carburanti, con oltre 500mila adesioni.