Quanto si può vivere senza lavorare?
Rendite vitalizie immediate: si consegna un capitale a una compagnia assicurativa e, in cambio, si riceve una somma periodica che viene pagata per tutta la vita, a partire da subito.
Rendite vitalizie immediate: si consegna un capitale a una compagnia assicurativa e, in cambio, si riceve una somma periodica che viene pagata per tutta la vita, a partire da subito.
Quando si parla di pensione trasformare un capitale in un reddito stabile nel tempo, spesso compaiono le rendite vitalizie immediate. Il nome può sembrare tecnico, ma il meccanismo è in realtà piuttosto semplice: si consegna un capitale a una compagnia assicurativa e, in cambio, si riceve una somma periodica che viene pagata per tutta la vita, a partire da subito.
La caratteristica fondamentale di questo prodotto è proprio la parola “vitalizia”. La rendita non ha una scadenza prefissata e non dipende dall’andamento dei mercati finanziari. Continuerà a essere pagata ogni mese o ogni anno finché l’assicurato è in vita, anche se dovesse vivere molto più a lungo della media. È questo l’aspetto assicurativo vero e proprio: la protezione dal rischio di restare senza reddito in età molto avanzata.
Quanto rende? È la domanda sbagliata, perché non è un investimento classico
Per capire quanto può rendere una rendita vitalizia immediata bisogna però chiarire subito un punto essenziale. Non si tratta di un investimento che “fa fruttare” il capitale, ma di una trasformazione del capitale in reddito. L’importo della rendita dipende soprattutto dall’età della persona che la sottoscrive: più si è giovani, più la rendita sarà bassa; più si è avanti con l’età, più la rendita cresce.
Il motivo è intuitivo. Una compagnia assicurativa che promette di pagare una somma per tutta la vita deve stimare per quanti anni, in media, dovrà farlo. A vent’anni l’orizzonte di pagamento può superare i sessant’anni; a sessanta anni si riduce drasticamente. Questo fa sì che lo stesso capitale venga “spalmato” su durate molto diverse.
Per rendere concreti i numeri, immaginiamo di versare 500.000 euro in una rendita vitalizia immediata semplice, cioè senza opzioni aggiuntive come la reversibilità o la restituzione del capitale agli eredi. I valori che seguono sono stime realistiche, utili per orientarsi, ma non preventivi contrattuali.
Se una persona di 20 anni decidesse di sottoscrivere oggi una rendita vitalizia immediata con 500.000 euro, la rendita annua lorda si collocherebbe orientativamente tra 6.500 e 8.000 euro, cioè poco più di 500–650 euro al mese. Una cifra modesta, che riflette il fatto che la compagnia prevede di pagare quella rendita per gran parte della vita dell’assicurato. È anche il motivo per cui, a questa età, la rendita vitalizia ha poco senso pratico: il capitale verrebbe bloccato per ottenere un reddito molto basso.
A 40 anni, con lo stesso capitale, la situazione migliora ma resta poco interessante dal punto di vista del reddito. La rendita annua lorda si colloca indicativamente tra 10.000 e 12.000 euro, cioè 800–1.000 euro al mese. Anche in questo caso il prodotto serve più a garantire una sicurezza di lungo periodo che a generare un reddito adeguato al capitale investito.
È solo intorno ai 60 anni che la rendita vitalizia immediata inizia a mostrare la sua vera funzione previdenziale. Con 500.000 euro, una persona di questa età può ottenere una rendita annua lorda compresa, in via indicativa, tra 19.000 e 22.500 euro, pari a circa 1.600–1.900 euro al mese. A questo punto il capitale viene effettivamente trasformato in una sorta di pensione privata, che durerà per tutta la vita.
Il meccanismo della mutualità
Il forte aumento della rendita con l’età non è un regalo della compagnia assicurativa, ma il risultato del meccanismo di mutualità. Chi muore prima del previsto contribuisce, di fatto, a finanziare le rendite di chi vive più a lungo. È lo stesso principio su cui si basa la pensione pubblica, ma applicato a un contratto individuale.
Questo spiega anche perché la rendita vitalizia abbia dei limiti importanti. Una volta versato il capitale, in genere non si può tornare indietro. Se si muore poco dopo la sottoscrizione, il capitale residuo resta alla compagnia, a meno di aver previsto garanzie specifiche che però riducono l’importo della rendita. Inoltre, i rendimenti impliciti sono spesso inferiori a quelli che si potrebbero ottenere gestendo il capitale in modo finanziario, soprattutto nei primi anni.
La rendita vitalizia immediata non è quindi uno strumento adatto a tutti e a tutte le età. Funziona bene come assicurazione contro il rischio di vivere molto a lungo, soprattutto quando si è già in là con gli anni e si vuole trasformare una parte del patrimonio in un reddito certo e stabile. Prima, nella maggior parte dei casi, soluzioni più flessibili risultano più efficienti.
In altre parole, più che chiedersi “quanto rende”, la domanda giusta da porsi è: quanto vale, per me, la sicurezza di un reddito garantito fino all’ultimo giorno di vita. È su questa risposta che si gioca la vera utilità della rendita vitalizia.
Attenzione ai due nemici invisibili: inflazione e fisco
Oltre al calcolo attuariale, chi valuta una rendita deve fare i conti con due variabili esterne spesso sottovalutate: l’erosione del potere d’acquisto e la tassazione. Dire che una rendita è "per sempre" significa anche esporla al rischio inflazione per decenni: mille euro oggi non compreranno le stesse cose tra venti o trent'anni. Se la rendita non prevede meccanismi di rivalutazione efficaci, il suo valore reale è destinato a scendere proprio quando se ne avrà più bisogno. C’è poi l’aspetto fiscale, che penalizza le sottoscrizioni precoci per via di come lo Stato calcola il "guadagno". Nelle polizze vita, il fisco non tassa l'intera rata che ricevi, ma solo la parte che considera rendimento finanziario, lasciando esente la quota che è semplice restituzione del tuo capitale. Qui scatta la trappola per i giovani: avendo un'aspettativa di vita molto lunga, la rata sarà composta in gran parte dagli interessi maturati nel tempo e solo in minima parte dalla restituzione del capitale. Di conseguenza, la base imponibile su cui si pagano le tasse è molto alta. Al contrario, per chi sottoscrive la polizza in età avanzata, la rata sarà composta quasi interamente dalla restituzione dei propri soldi (che non viene tassata) e solo da pochi interessi. In sintesi, sottoscrivere una rendita da giovani significa non solo avere una rata più bassa, ma pagare le tasse sulla fetta più grossa di quella rata.
Uno strumento flessibile: le diverse tipologie di rendita vitalizia
Esistono diverse tipologie di rendita vitalizia, che modificano in modo significativo l’importo percepito. La forma più “pura” è la rendita vitalizia semplice, che viene pagata solo finché l’assicurato è in vita e si interrompe al momento del decesso: è proprio questa semplicità a consentire l’importo più elevato. Molti risparmiatori, però, trovano questa soluzione poco rassicurante e preferiscono inserire delle tutele aggiuntive. Una delle più diffuse è la rendita reversibile, che continua a essere pagata, in tutto o in parte, a favore del coniuge superstite dopo la morte dell’assicurato. Poiché la compagnia deve mettere in conto pagamenti potenzialmente molto più lunghi, la rendita iniziale risulta inevitabilmente più bassa. Un’altra opzione è la rendita con restituzione del capitale in caso di morte precoce: se l’assicurato muore poco dopo la sottoscrizione, il capitale non ancora “consumato” viene rimborsato agli eredi. Anche in questo caso, il prezzo da pagare è una rendita ridotta. Infine, esistono rendite con un periodo minimo garantito, ad esempio dieci o quindici anni, durante il quale la rendita viene comunque corrisposta, anche se l’assicurato muore prima della fine del periodo. Tutte queste varianti aumentano la protezione per la famiglia, ma hanno un elemento in comune: rispetto alla rendita vitalizia semplice, comportano sempre un importo periodico più basso, perché una parte del capitale viene usata per finanziare le garanzie aggiuntive.
Come si calcola una rendita vitalizia: il quadro tecnico
L’importo di una rendita vitalizia immediata non nasce da una semplice divisione del capitale per gli anni di vita attesi, ma da un calcolo attuariale più complesso. Alla base c’è un coefficiente di conversione, che trasforma il capitale versato in una rendita annua. Questo coefficiente tiene conto di tre elementi principali: l’aspettativa di vita dell’assicurato, un tasso di rendimento prudente e i costi applicati dalla compagnia.
Il primo elemento è la speranza di vita residua, stimata attraverso tavole di mortalità. Le compagnie assicurative utilizzano tavole proprie, spesso più prudenti rispetto a quelle dell’INPS, perché devono garantire il pagamento della rendita anche in scenari di longevità superiore alla media. Più lunga è la vita attesa, più il capitale deve essere “diluito” nel tempo e più bassa sarà la rendita annua iniziale.
Il secondo elemento è il tasso tecnico, cioè il tasso di rendimento minimo che la compagnia ipotizza di ottenere investendo il capitale. In molti contratti moderni il tasso tecnico è pari a zero, il che significa che la rendita iniziale viene calcolata in modo molto prudente e potrà eventualmente aumentare solo se la gestione finanziaria ottiene risultati positivi. In altri casi è previsto un tasso tecnico positivo (ad esempio 0,5% o 1%), che consente una rendita iniziale leggermente più elevata, ma riduce i margini di rivalutazione futura.
Infine, nel coefficiente sono incorporati i costi di gestione e i caricamenti della polizza. È per questo motivo che, a parità di età, i coefficienti delle rendite assicurative private risultano in genere più bassi rispetto a quelli utilizzati dall’INPS per il calcolo delle pensioni pubbliche.
In termini pratici, il coefficiente di conversione può essere letto come una percentuale annua del capitale. Un coefficiente del 4% significa che, per ogni 100.000 euro versati, la rendita annua lorda sarà di circa 4.000 euro. Applicando questo meccanismo a un capitale di 500.000 euro, un coefficiente del 4% genera una rendita annua di circa 20.000 euro; un coefficiente del 2% una rendita di circa 10.000 euro.
I valori riportati nell’articolo sono quindi ordini di grandezza realistici, basati su coefficienti tipicamente osservabili oggi nel mercato assicurativo, ma possono variare in modo sensibile da una compagnia all’altra e in funzione delle garanzie aggiuntive scelte. Per questo motivo, prima di sottoscrivere una rendita vitalizia, è sempre essenziale richiedere il coefficiente di conversione effettivo e confrontarlo con attenzione con altre polizze.
Una morale: è una scommessa asimmetrica sulla vita
In definitiva, la rendita vitalizia rappresenta un paradosso finanziario unico nel suo genere: è l'unico contratto in cui l'acquirente "vince" economicamente solo se si verifica l'evento più oneroso per chi ha venduto il prodotto, ovvero una longevità eccezionale. È una scommessa asimmetrica contro l'incertezza. A vent'anni, l'incertezza è massima e il "prezzo" della sicurezza (una rendita esigua) è sproporzionato rispetto al beneficio. A sessanta, l'orizzonte temporale si accorcia e il calcolo delle probabilità rende lo scambio più equo. Scegliere una rendita non è quindi solo una questione di matematica finanziaria, ma di gestione del rischio: si rinuncia alla possibilità di ottenere rendimenti superiori sui mercati (e alla disponibilità immediata del capitale) per comprare la certezza di non sopravvivere mai ai propri risparmi. Un lusso che, statistiche alla mano, tende a diventare conveniente quando il traguardo della vecchiaia è già in vista.