Per secoli (salvo alcuni periodi bui) è stato al centro dell’economia europea: anche se da tempo non correva più di mano in mano sotto forma di marenghi e sterline, nel secondo dopoguerra, grazie alla convertibilità col dollaro, è stato protagonista di una fase di relativa stabilità dei prezzi nei Paesi industrializzati. Solo a partire dagli anni Settanta il suo ruolo ha iniziato a calare e per qualche decennio se ne è rimasto in disparte, quasi una sorta investimento di nicchia per nostalgici. Negli ultimi anni è tornato protagonista, per via di alcuni motivi contingenti, primo fra tutti la prospettiva del calo dei tassi che, abbassando la convenienza dei titoli di Stato Usa, ha reso meno serrato il confronto con i suoi tradizionali concorrenti. Ci sono però state anche ragioni di più ampio respiro, pensiamo all’affacciarsi di nuove potenze economiche sullo scenario mondiale: paesi come Cina e India stanno rimpolpando le loro riserve auree per portarle su livelli più in linea con le dimensioni delle loro economie. Un’altra ragione è data dal fatto che la guerra tra Russia e Ucraina, con il conseguente blocco dei beni russi in Europa e Usa, spinge i Paesi in competizione con l’Occidente a diversificare le loro riserve. Tutte situazioni che stanno sostenendo la domanda di oro. Certo, non è escluso che ai prezzi attuali ci sia chi pensi di vendere e di realizzare dei profitti, il che porterebbe a un calo delle quotazioni. D’altro canto, è probabile che la corsa all’oro da parte di Stati e Banche centrali non sia finita e che dunque sostenga nel lungo periodo le quotazioni. Che fare dunque? L’oro resta un valido strumento per diversificare i vostri investimenti riducendone il rischio complessivo, ne parliamo in Detto tra noi. Ne potete comprare un po’ non per vanità, ma per la sicurezza del vostro portafoglio.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi