Che cosa sono le obbligazioni
Se cerchi per le obbligazioni una definizione, possiamo dire questo: un’obbligazione, spesso chiamata con il termine inglese bond, è a tutti gli effetti un prestito che tu, in veste di risparmiatore, concedi a un’entità (che può essere uno Stato, una regione o un’azienda). In cambio di questa iniezione di liquidità, l’entità che ha emesso il titolo si impegna formalmente a due cose: rimborsarti l'intero capitale versato a una data precisa (la data di scadenza) e pagarti degli interessi per compensarti del prestito concesso. Questi interessi possono essere versati periodicamente (in questo caso si chiamano cedole) oppure in un'unica soluzione alla scadenza, a seconda della tipologia di strumento.
Ma a livello pratico, i titoli obbligazionari cosa sono e in cosa si differenziano dalle azioni? La risposta è semplice: se guardiamo alle obbligazioni, il significato finanziario dell'operazione è che tu diventi a tutti gli effetti un creditore, non un socio proprietario. Ed è proprio qui che risiede la differenza principale e fondamentale rispetto a un’azione, con la quale invece acquisti una vera e propria “fetta” della società, assumendoti tutto il rischio d'impresa. L'obbligazionista, salvo casi di fallimento, ha la certezza matematica del rimborso.
Facciamo un esempio semplice per chiarire il meccanismo e vedere le obbligazioni come funzionano nella pratica: acquisti un BTP del valore nominale di 1.000 euro emesso dallo Stato italiano. Il titolo promette un tasso d’interesse fisso del 3% all’anno per 10 anni. Se per il momento, per pura semplicità di calcolo, tralasciamo il discorso delle tasse e delle commissioni, il risultato che otterrai è questo: ricevi 30 euro ogni anno per 10 anni (cioè 300 euro di guadagno totale dai soli interessi), alla fine dei 10 anni, insieme all’ultima cedola, ti vengono restituiti integralmente anche i tuoi 1.000 euro iniziali.
Chi può emettere un’obbligazione
Ma quindi, chi può emettere concretamente le obbligazioni sul mercato? Gli emittenti si dividono di solito in tre grandi categorie: gli Stati (o enti pubblici locali come i Comuni), le aziende private (in questo caso si parla di obbligazioni corporate) e le istituzioni sovranazionali (come ad esempio la Banca Europea per gli Investimenti o la World Bank).
Tutti questi soggetti decidono di emettere delle obbligazioni sui mercati finanziari per un motivo molto semplice: hanno bisogno di finanziarsi per realizzare dei progetti. Uno Stato potrebbe emettere dei titoli di stato per costruire una nuova scuola, una rete autostradale o per rifinanziare il proprio debito pubblico in scadenza; un’azienda telefonica potrebbe emettere bond per sviluppare la nuova rete 5G; un ente sovranazionale per finanziare progetti legati alla transizione ecologica.
In altre parole, con l’emissione di obbligazioni l’emittente ottiene immediatamente enormi capitali freschi che può usare per portare avanti i propri progetti e investimenti, senza dover ricorrere a prestiti bancari, senza dover aumentare le tasse ai cittadini (nel caso dello Stato) o senza dover emettere nuove azioni (nel caso delle aziende).
Con una platea così sconfinata di emittenti, che va dai governi più solidi e sicuri del mondo fino alle aziende in profonda crisi in cerca di rilancio, capire a chi affidare i propri risparmi può sembrare un’impresa impossibile. Scegliere l’emittente giusto significa, infatti, dover trovare il perfetto equilibrio tra la protezione del tuo capitale e la ricerca di un rendimento generoso. Ed è esattamente per aiutarti a orientare in questa giungla finanziaria che abbiamo creato il nostro comparatore di obbligazioni.
Che cos’è la cedola di un’obbligazione
La cedola di un'obbligazione è, in termini pratici, l’interesse periodico che l’emittente paga a chi detiene il titolo. Il termine deriva dal passato, quando le obbligazioni erano veri e propri documenti cartacei a cui erano attaccati dei tagliandi (le cedole, appunto): l’investitore doveva letteralmente “staccare” il tagliando di carta e presentarlo in banca per incassare l'interesse. Oggi, ovviamente, tutto avviene in modo telematico e automatico sul tuo conto corrente.
Facciamo un esempio numerico: se acquisti 10.000 euro di un’obbligazione corporate che offre una cedola annua del 4%, significa che ogni anno incasserai 400 euro lordi. Molto spesso, però, le obbligazioni pagano gli interessi con cadenza semestrale: in questo caso, riceverai due versamenti da 200 euro l’uno ogni sei mesi. Esistono anche cedole trimestrali, ma il principio non cambia.
Esiste tuttavia una categoria molto importante di bond che funziona in modo completamente diverso: gli Zero Coupon Bond (ZCB), ovvero le obbligazioni “senza cedola”. L'example più famoso in Italia sono i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro). In questo caso, l'investitore non riceve alcun pagamento periodico durante la vita del titolo. Il guadagno deriva unicamente dalla differenza tra il prezzo a cui si acquista l’obbligazione e il valore di rimborso a scadenza.
Ad esempio: compri oggi un titolo a 95 euro e alla scadenza (magari dopo un anno) ti viene rimborsato a 100 euro. Quei 5 euro di differenza rappresentano il tuo rendimento totale. È un meccanismo più semplice, spesso utilizzato per le obbligazioni a brevissima scadenza.
Come si guadagna con le obbligazioni
Il primo e più intuitivo modo per guadagnare con le obbligazioni, come ti abbiamo appena spiegato, è proprio la cedola. Le cedole rappresentano un flusso di denaro costante e predeterminato che periodicamente entra nel tuo conto corrente: questo è sicuramente un guadagno tangibile e rassicurante, che protegge in parte il tuo capitale dall'inflazione. Ma non è l'unico modo.
Una volta acquistato il titolo, hai di fronte a te due alternative principali: la prima è tenere l’obbligazione ferma nel tuo portafoglio fino alla naturale data di scadenza. In questo scenario, incasserai tutte le cedole previste e, alla fine, ti verrà restituito il 100% del valore nominale prestato. Questa è la strategia più conservativa che permette di subire l’ansia delle oscillazioni dei mercati, infatti tu riceverai sempre la stessa cifra, a prescindere dal prezzo di mercato.
La seconda alternativa è vendere l’obbligazione prima della sua scadenza sul mercato secondario. Ed è qui che entra in gioco il guadagno (o la perdita) in conto capitale. I prezzi delle obbligazioni, infatti, si muovono ogni giorno sui mercati finanziari. Se hai comprimari un titolo a un prezzo di 98 e, dopo due anni, le condizioni di mercato fanno salire il suo prezzo a 103, tu puoi decidere di venderlo immediatamente. In questo modo avrai guadagnato non solo le cedole incassate in quei due anni, ma anche una plusvalenza di circa 5 punti percentuali sul capitale investito. Ovviamente, questo meccanismo vale anche in negativo: se sei costretto a vendere prima della scadenza e il prezzo è sceso a 95, subirai una perdita.
Prezzo, rendimento e scadenza: come leggere un’obbligazione
Quando valuti un investimento obbligazionario, è fondamentale che tu capisca innanzitutto come vengono espressi i prezzi sul mercato. A differenza delle azioni, che indicano un prezzo esatto nella valuta di riferimento (es. 15 euro ad azione), il prezzo delle obbligazioni è sempre espresso in percentuale rispetto al loro valore nominale.
Per convenzione, il valore di rimborso a scadenza è fissato a 100 (ovvero il 100% del capitale prestato). Questo sistema standardizzato serve a semplificare la vita agli investitori, permettendo di confrontare immediatamente titoli diversi, a prescindere dal fatto che il loro taglio minimo sia di 1.000, 10.000 o 100.000 euro. Se un BTP quota “98”, significa semplicemente che lo pagherai il 98% del suo valore nominale (cioè 980 euro per un lotto minimo da 1.000 euro).
Compreso questo meccanismo, devi evitare l’errore più comune: confondere il tasso cedolare con il vero guadagno: la cedola non è sinonimo di rendimento. La cedola equivale al rendimento finale solo quando il prezzo di acquisto sul mercato è esattamente pari a 100 (in gergo tecnico, quando l'obbligazione quota alla pari).
Tuttavia, i prezzi cambiano ogni giorno in base all'andamento dei mercati. Se acquisti un titolo a un prezzo superiore a 100 (obbligazione sopra la pari), il tuo rendimento reale a scadenza sarà inferiore alla cedola indicata, perché alla fine ti verrà rimborsato solo 100 e subirai una perdita in conto capitale che andrà a erodere gli interessi che hai incassato negli anni. Al contrario, se acquisti a un prezzo inferiore a 100 (obbligazione sotto la pari), il tuo rendimento finale sarà superiore alla cedola, perché al momento del rimborso otterrai indietro 100, incassando così una bella differenza positiva oltre agli interessi.
E ancora non è finita: per arrivare a calcolare il rendimento netto (ovvero i soldi che ti entrano in tasca) devi necessariamente tener conto di altri fattori che abbassano il risultato lordo. Tra questi ci sono le imposte statali, le commissioni di esecuzione dell'ordine da pagare alla tua banca e i costi per il deposito titoli.
Quali rischi considerare prima di investire
I rischi veri e propri di un’obbligazione sono principalmente due. Il primo è il rischio di default (o rischio emittente): si verifica se l’entità che ha emesso l’obbligazione fallisce e non è più in grado di pagarti le cedole né di restituirti il capitale investito. Il secondo è il rischio di cambio, che interviene solo se acquisti un’obbligazione in una valuta diversa dall’euro (ad esempio in dollari o yen): se la valuta estera perde valore rispetto all'euro, i tuoi rendimenti verranno erosi al momento della conversione.
Esistono poi altre tipologie di rischio, come il rischio di liquidità: questo parametro indica la facilità con cui un’obbligazione può essere scambiata sul mercato. Se un titolo è poco liquido (cioè ci sono pochissimi compratori e venditori), potresti faticare moltissimo a venderlo prima della scadenza, o potresti essere costretto a svenderlo a un prezzo stracciato.
Oltre a questi rischi, ci sono fattori chiave che devi sempre controllare sulla “carta d’identità” del titolo prima di procedere all'acquisto:
- Il rendimento lordo e netto, per capire quanto incasserai al netto di spese e imposte (per i titoli di Stato ed enti sovranazionali l'aliquota è al 12,5%, mentre per i bond di società private si paga il 26%).
- Il rating di credito dell’emittente, che valuta il rischio di fallimento.
- La durata fino alla scadenza, fondamentale per capire se è coerente con il tuo orizzonte temporale. Se compri a 20 anni ma ti serviranno i soldi tra 3, sei costretto a vendere assumendoti forti rischi di prezzo.
- La modalità di calcolo degli interessi, per sapere se sono a tasso fisso o se variano nel tempo (ad esempio indicizzati all’inflazione come i BTP Italia).
- Le commissioni di acquisto, applicate dalla tua banca, che non devono mai erodere troppo il rendimento.
Tutte queste informazioni sono a tua disposizione nel nostro comparatore di obbligazioni.
Che cosa influenza il valore delle obbligazioni
Il valore (o prezzo) di un’obbligazione già in circolazione sul mercato non è fisso, ma oscilla quotidianamente. Il motore principale di queste oscillazioni sono i tassi di interesse decisi dalle Banche Centrali (come la BCE). Esiste una regola matematica inossidabile: prezzo e tassi si muovono sempre in direzioni opposte. Quando i tassi di interesse scendono, il prezzo delle obbligazioni già emesse sale. Viceversa, quando i tassi di interesse salgono, le vecchie obbligazioni perdono di attrattiva rispetto alle nuove emissioni più ricche, quindi il loro prezzo scende inesorabilmente.
Esiste anche un altro fattore cruciale che muove le quotazioni: le caratteristiche specifiche e la "salute" finanziaria dell'emittente. Se le condizioni di un'azienda o di uno Stato peggiorano (ad esempio a causa di bilanci in rosso, instabilità politica o un declassamento del rating), il mercato percepirà un rischio di fallimento maior. Per compensare questo nuovo pericolo, gli investitori pretenderanno rendimenti (tassi) più alti per comprare o mantenere in portafoglio quel titolo. Di conseguenza, applicando la regola matematica vista poco fa, per far salire il rendimento al livello richiesto dal mercato, il prezzo di quell'obbligazione dovrà necessariamente scendere.
Un altro elemento fondamentale è il mercato valutario. Se l’obbligazione è in valuta straniera, per esempio in dollari USA, puoi ottenere un guadagno extra se il dollaro si apprezza sull’euro (cioè se l'euro si indebolisce). Viceversa, se il tasso di cambio euro-dollaro cala (l'euro si rafforza), questo elemento ti si ritorcerà contro, erodendo i guadagni o generando perdite.
Infine, esistono tipologie particolari di obbligazioni le cui caratteristiche “strutturali” influenzano profondamente il loro valore e le loro dinamiche di mercato. Ne esistono principalmente due in cui non è detto che a scadenza tu ottenga il classico rimborso in contanti, poiché il capitale può essere convertito in azioni della società emittente. Nel primo caso parliamo di obbligazioni convertibili: qui è l’investitore ad avere la facoltà di scegliere se chiedere il rimborso in denaro o convertire il bond in azioni (un'opzione preziosa se le azioni della società stanno salendo molto). Nel secondo caso parliamo di obbligazioni convertendo: la conversione in azioni avviene per obbligo e su iniziativa dell’emittente a una data stabilita, senza che l’investitore possa opporsi. Sono titoli molto complessi e decisamente più rischiosi rispetto a un bond tradizionale.
Takeaway
- Un’obbligazione è un prestito che concedi, con interessi
- È un’alternativa in media meno rischiosa di un’azione, ma comunque con dei rischi
- Può, anzi deve far parte di un portafoglio ben equilibrato
- Fai attenzione a tutti gli aspetti come per esempio tasso, durata e fiscalità