Molti investitori guardano alle materie prime come oro, petrolio o rame per proteggersi dall’inflazione o diversificare il portafoglio. Esistono strumenti chiamati Etc, cioè Exchange Traded Commodities, ossia materie prime che si scambiano in Borsa come le azioni, che permettono di investire in questi beni come se fossero azioni quotate in Borsa. Ma non tutti gli Etc sono uguali: alcuni sono più sicuri e trasparenti, altri invece nascondono costi e rischi meno evidenti.
Gli Etc fisici sono quelli che possiedono davvero la materia prima sottostante, per esempio lingotti d’oro custoditi in caveau (per un esempio di prodotti sull’oro vedi qui). In questo caso l’investimento è coperto da un collaterale reale e verificabile: se l’emittente fallisse, l’investitore avrebbe comunque diritto al valore del metallo detenuto. Per questo motivo gli Etc fisici sono considerati più affidabili nel lungo periodo, perché il loro prezzo segue direttamente quello della materia prima, senza effetti distorsivi.
Diverso è il discorso per gli Etc non fisici, che non detengono la merce ma ne replicano l’andamento attraverso contratti finanziari detti “futures”. Questi contratti hanno una scadenza e devono essere periodicamente rinnovati. Il rinnovo comporta dei costi perché il nuovo contratto spesso ha un prezzo più alto del precedente: è il cosiddetto “contango”. In pratica, anche se il prezzo della materia prima resta stabile, l’investitore può perdere soldi a causa del semplice rinnovo dei contratti. L’effetto opposto, chiamato “backwardation”, è più raro e non compensa nel tempo le perdite da contango.
Inoltre, gli Etc non fisici possono in teoria avere un rischio di controparte, cioè il rischio che la banca o l’intermediario che gestisce i contratti non onori i propri impegni. A meno che non siano collateralizzati, cioè coperti da garanzie in titoli o liquidità. Per questo è importante leggere sempre la documentazione del prodotto e verificare con chi vengono stipulati i contratti e in che modo sono garantiti.
Accanto a questi strumenti esistono anche gli Etc a leva giornaliera, che moltiplicano i movimenti del prezzo della materia prima, sia al rialzo sia al ribasso. Se la leva è due, per esempio, un aumento del 1% del prezzo del petrolio si traduce in un guadagno del 2%, ma anche in una perdita doppia se il prezzo scende. La leva viene ottenuta tramite derivati finanziari e comporta un forte effetto di compounding, cioè un progressivo scostamento tra l’andamento reale della materia prima e quello dell’Etc. Per capire come funziona facciamo un esempio pratico: pensa al caso in cui una materia prima perde un lunedì il 10% e il giorno dopo guadagna il 10% e poi il giorno dopo perde il 10%; in tal caso per 100 euro abbiamo 100-10%=90+10%=99-10%= 89,1. La perdita totale è 10,9%. Un prodotto a leva 2% giornaliera farebbe 100-20%=80+20%=96-20%=76,8. Qui il calo è del 23,2%, ma siccome il doppio di 10,9% è 21,8%... qu abbiamo uno scostamento del 1,4%... che cresce col tempo e coi sali e scendi.
Per questo motivo, gli Etc a leva giornaliera non sono adatti a chi vuole investire nel lungo periodo: sono pensati per chi fa operazioni speculative di breve durata e accetta il rischio di perdite rapide e consistenti.
Tutti questi strumenti sono quotati su Borsa Italiana. Si possono acquistare e vendere come normali azioni, ma ciò non significa che siano semplici o privi di rischi. Chi desidera investire in materie prime dovrebbe preferire gli Etc fisici, più trasparenti e stabili, ed evitare quelli basati su derivati o con leva se non ha esperienza e tempo per seguirli da vicino. Come sempre negli investimenti, la regola di buon senso è capire bene in cosa si mette il proprio denaro prima di farlo.