La settimana delle Borse: arrivano i conti dei “big” Usa
settimana delle Borse 1640
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Tanti, come al solito, gli spunti che hanno influenzato i listini: dai dati sull’inflazione alla riunione della Banca centrale Usa, oltre all’annuncio, a fine settimana, del nuovo Governatore della Fed la cui nomina non fa, però, presagire ulteriori tagli dei tassi. Con gli Usa entrati in pieno nella stagione della pubblicazione dei dati trimestrali, tuttavia, le Borse hanno catalizzato gran parte dell’attenzione sui risultati societari. Il bilancio di tutto questo è un +0,5% per le Borse dell’eurozona e un +0,3% per le Borse Usa; un risultato, quest’ultimo, piuttosto incolore, ma che al suo interno racchiude un andamento molto altalenante sulla scia, appunto, dei dati di bilancio, come dimostra in particolare il settore tecnologico.
Molti dei big che hanno presentato i conti questa settimana appartengono al settore tecnologico, e l’alternarsi di belle sorprese e delusioni ha portato da un lato a un +2,4% per il settore dei semiconduttori, ma dall’altro a un -2,2% per quello dei software. I risultati di SAP hanno fatto crollare il titolo dopo gli ordini del quarto trimestre sotto le attese e le prospettive deludenti per il 2026, ma anche Microsoft ha lasciato l’amaro in bocca (-7,7% questa settimana). D’altro canto, spiccano il +8,8% di Meta Platforms (716,5 Usd, Isin US30303M1027) e il +11,5% di Texas Instruments (215,55 Usd, Isin US8825081040) – mantieni entrambi i titoli. Nvidia (191,13 Usd, Isin US67066G1040) non ha ancora pubblicato i suoi conti, ma intanto segna un +1,8% dopo il nuovo investimento da 2 miliardi di dollari in CoreWeave, società specializzata nel cloud per l’AI: offrendo direttamente un processore sul mercato, Nvidia entra in concorrenza diretta con altri soggetti come Intel (46,47 Usd, Isin US4581401001). Mantieni Intel e Nvidia.
In rosso il comparto auto, nella settimana in cui sono stati resi noti i dati sull’intero settore in Europa nel 2025. Nel complesso, il mercato auto europeo segna una leggera crescita delle vendite (+2,4% rispetto al 2024), ma con volumi ancora ben al di sotto (-16%) rispetto ai livelli pre-Covid, segno che il Vecchio continente ancora fatica a recuperare le immatricolazioni perse nel periodo di crisi. Bene alcuni Paesi come la Spagna, ma in altri (tra cui l’Italia) le vendite sono addirittura in calo. Nel complesso, quindi, un quadro che desta ancora delle preoccupazioni.
Oltre ai dati sulle immatricolazioni europee, un altro motivo della debo-lezza del comparto auto è il +7,35% settimanale del prezzo del petrolio, passato da 65,89 a 70,73 dollari al barile sulla scia delle tensioni con l’Iran. Il contraltare alla debolezza dell’auto è, però, il +2,5% delle società petrolifere. Spicca in particolare il +6,1% di Chevron (176,9 Usd, Isin US1667641005) spinta da risultati del 4° trimestre superiori alle attese. Mantieni.
Restando in tema di motori, il produt-tore americano di camion Paccar (122,91 Isin US6937181088) si smarca dal generale segno meno e chiude con un +0,7% grazie alle prospettive per l’anno in corso. Il gruppo si aspetta infatti che il 2026 sia un anno più di-namico del 2025, grazie alle vendite che stanno ripartendo al rialzo. Il management prevede, inoltre, un impatto meno pronunciato dei dazi e conta su normative più chiare riguardo alle emissioni inquinanti. La redditività dovrebbe, quindi, migliorare. Confermiamo il nostro consiglio: acquista.