S&P migliora l'outlook dell'Italia
S&P: rating Italia
S&P: rating Italia
L’agenzia di rating S&P ha confermato il rating dell’Italia a BBB+, ma ha migliorato l’outlook a positivo, da stabile. Ciò significa che in futuro sono possibili miglioramenti al rating.
Il giudizio positivo riflette l’aspettativa che, nonostante la persistente incertezza nel commercio internazionale, il settore privato diversificato dell’Italia continui a sostenere gli avanzi delle partite correnti (esportazioni – importazioni), rafforzando la posizione creditoria netta dell’economia nei confronti del resto del mondo, mentre il settore pubblico dovrebbe ridurre gradualmente il proprio indebitamento netto, avviando il debito pubblico su una lenta traiettoria di riduzione a partire dal 2028.
Le prospettive economiche dell’Italia sono migliorate rispetto al periodo pre-pandemico, pur restando inferiori a quelle di altri Paesi dell’area euro. La crescita economica dovrebbe accelerare fino a circa lo 0,8% nel 2026, rispetto allo 0,5% stimato per il 2025, grazie all’accelerazione nell’attuazione dei progetti finanziati dall’Unione europea e a un graduale aumento dei redditi reali. Negli anni successivi, tra il 2027 e il 2028, la crescita del PIL dovrebbe stabilizzarsi intorno allo 0,8%, con l’allentarsi delle pressioni sul commercio internazionale, a condizione che non si verifichino nuovi shock, anche se gli investimenti pubblici rallenteranno.
Sul fronte dei conti pubblici, il percorso di consolidamento di bilancio procede secondo le attese. Il disavanzo dovrebbe ridursi leggermente al 2,9% del PIL nel 2026, dal 3,0% stimato per il 2025. Questo risultato sarà favorito da una serie di misure, tra cui prelievi straordinari su banche e assicurazioni, un rafforzamento dei controlli sull’IVA e modifiche alla tassazione degli affitti di breve durata e dei regimi per i contribuenti ad alto patrimonio, che nel complesso dovrebbero compensare i tagli all’imposta sul reddito per i lavoratori a reddito medio, la riduzione dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro e gli interventi a sostegno dei redditi più bassi. Negli anni successivi, il processo di consolidamento dovrebbe proseguire, con un disavanzo previsto in calo fino al 2,7% del PIL entro il 2029.