Mercati volatili? Ecco le strategie per gestirli
Volatilità e mercati
Volatilità e mercati
I recenti movimenti dei mercati finanziari hanno offerto uno spettacolo che oramai è sempre più familiare: discese rapide seguite da recuperi altrettanto rapidi. Questo fenomeno non è un'anomalia, ma il sintomo di un cambiamento profondo: la volatilità è strutturalmente maggiore nei mercati moderni. Questo scenario, dove le "montagne russe" sono la nuova normalità, richiede un approccio molto attento e ben preciso, oltre a rendere necessari alcuni accorgimenti.
LA TRAPPOLA DEL MARKET TIMING NEL "FAI DA TE"
Il nemico numero uno dell'investitore autonomo in un mercato volatile non è l'economia, ma la psicologia. Quando i mercati crollano rapidamente, l'istinto umano (paura) suggerisce di vendere per "limitare i danni" (l’avversione alle perdite è presente in tutti noi). Quando risalgono velocemente, subentra l'euforia (o la FOMO - paura di restare esclusi) che spinge a comprare ai massimi. Non solo. Si crea una divergenza tra rischio percepito e rischio reale. Spesso quando i mercati salgono – e continuano a farlo – si pensa più alle occasioni che si potrebbero perdere, che al rischio che si potrebbe correre. In altri termini: con mercati positivi si “abbassa la guardia”, sottovalutando i rischi. Al contrario mercati in calo fanno paura, ma è anche vero che arrivati ad un certo punto, i cali rallenteranno o finiranno, rendendo più probabile una risalita. In altri termini: i cali fanno paura, ma ci sono momenti in cui il rischio di gran lunga inferiore di quello reale. Inoltre, mercati in calo sono spesso percepiti come segnali di fuga, ma a volte – attenzione, non sempre – sono segnali di entrata.
Oltre la non corretta valutazione del rischio, ce n’è anche un altro: cercare di "indovinare" il tempo di entrata e uscita (il cosiddetto Market Timing) è statisticamente perdente. Uscire dal mercato durante un crollo spesso significa perdere i migliori giorni di rimbalzo, che solitamente avvengono proprio all'inizio della ripresa.
In questo contesto, di mercato e psicologico, una gestione di portafoglio è una sorta di “co-pilota” molto utile. I nostri tre portafogli, non solo nella loro composizione, ma anche nel fatto che ti avvisiamo nel momento in cui li cambiamo, aiutano a non cedere alle tentazioni – di vendere o acquistare nei momenti sbagliati – basandosi sul time in market anziché sul market timing (puoi approfondire questo tema qui). Quali i vantaggi? Si opera con disciplina, non con emozione. Non si cerca di prevedere il futuro, ma si adegua il portafoglio basandosi su dati macroeconomici e valutazioni fondamentali, evitando le trappole emotive che distruggono valore nel lungo termine e rendendo così il portafoglio più preparato e resiliente ai diversi scenari. Ecco perché ti mettiamo a disposizione tre diverse strategie di portafoglio e perché per qualunque consiglio o indicazioni di investimento rimandiamo sempre alla scelta in ottica di portafoglio.
C’è poi un altro aspetto. Negli ultimi anni, la gestione passiva (ETF che replicano fedelmente un indice) ha goduto di grande popolarità grazie ai bassi costi. Gli ETF sono efficienti e replicano perfettamente il mercato, evitando errori di valutazione dei gestori, che inoltre hanno costi più alti. Tuttavia, in un contesto di volatilità strutturale, la gestione passiva presenta un difetto critico: replica tutto, nel bene e nel male. Se un settore o un'area geografica entra in crisi, lo strumento passivo scende esattamente quanto il mercato, senza paracadute. In un mare calmo, chiunque può tenere il timone. È nella tempesta – o in questo caso, nella volatilità strutturale – che si vede la differenza tra un amatore e un professionista. Ecco dove la gestione attiva fa la differenza. Mentre un ETF subisce la volatilità al 100%, un gestore attivo può usare liquidità, derivati di copertura o asset de-correlati per ammortizzare i colpi durante le fasi di stress. Un gestore attivo non è obbligato a comprare "tutto il paniere". Può selezionare solo le aziende con bilanci solidi, capaci di reggere l'urto della volatilità, scartando quelle più indebitate o speculative che soffrono maggiormente i rialzi dei tassi o le incertezze. Un gestore può cercare anche titoli fuori dall’indice. Questo è uno dei motivi, per cui abbiamo aggiunto, per esempio, due fondi – su obbligazioni corporate e high yield – in portafoglio, perché, nel caso di queste tipologie di bond la gestione attiva può essere ancora più efficace (e questo vale in qualunque momento, non solo per i momenti di crisi). Questa è una seconda alternativa: usare le nostre strategie come riferimento e co-pilota e replicarle con un mix di ETF e fondi, unendo i vantaggi delle due gestioni, passive ed attive.
C’è poi una terza soluzione, rappresentata dai tre portafogli elaborati sulle nostre strategie, che aggiungono un ulteriore tassello, oltre ai vantaggi di cui parliamo qui: si tratta della facilità di gestione (in fase di acquisto e di manutenzione) del portafoglio, che rende seguire il proprio portafoglio ancora più semplice e fa risparmiare tempo e fatica.