Il nucleare accelera il passo
Il nucleare torna a essere un settore di interesse perché combina stabilità, decarbonizzazione e sicurezza energetica.
Il nucleare torna a essere un settore di interesse perché combina stabilità, decarbonizzazione e sicurezza energetica.
Negli ultimi mesi il nucleare è tornato al centro dell’attenzione non per dichiarazioni politiche, ma per decisioni industriali concrete. Grandi gruppi tecnologici come Amazon, Google, Microsoft e Meta hanno iniziato a legare una parte crescente dei loro consumi energetici a centrali nucleari, attraverso contratti di lungo periodo o investimenti diretti. Il motivo è semplice: la crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale richiede enormi quantità di elettricità continua, affidabile e a basse emissioni, una combinazione che oggi le rinnovabili faticano a garantire da sole.
Questa nuova domanda sta cambiando la percezione del settore anche sul fronte finanziario. Nel 2024 e 2025 numerose grandi banche internazionali hanno rivisto le proprie politiche, includendo il nucleare tra le tecnologie ammissibili per la transizione energetica. Nello stesso periodo la Banca Mondiale ha annunciato il ritorno al finanziamento di progetti nucleari, in particolare per l’estensione della vita degli impianti esistenti e per i piccoli reattori modulari nei Paesi emergenti. Un segnale forte, dopo decenni di esclusione quasi totale.
Sul piano industriale, diversi Paesi stanno accelerando su decisioni finora rimandate: estensioni della vita operativa delle centrali, riavvio di reattori fermati in passato, nuovi cantieri per impianti di grande taglia. Parallelamente cresce l’interesse per tecnologie innovative come i piccoli reattori modulari (SMR), che attirano capitali e partnership, pur restando ancora lontani da una diffusione commerciale su larga scala.
Nel complesso, le notizie più recenti raccontano un settore che non è più in attesa di un futuro possibile, ma che sta già rispondendo a esigenze concrete di sicurezza energetica, stabilità dei prezzi e decarbonizzazione. È su questo terreno, fatto di accordi, investimenti e scelte operative, che il nucleare sta accelerando davvero il passo.
Il punto di vista degli operatori del settore
Secondo il World Nuclear Energy Outlook 2026 della World Nuclear Association, la capacità nucleare mondiale potrebbe arrivare a circa 1.450 GW entro il 2050, superando l’obiettivo di triplicare la potenza installata fissato dai governi alla COP28. Un dato che segnala un cambio di passo netto e strutturale.
La crescita non sarà immediata, ma progressiva. Nei prossimi anni l’aumento di capacità dipenderà soprattutto dagli impianti già in costruzione, mentre dopo il 2035 entreranno in gioco nuovi programmi nazionali. Cinque Paesi (Cina, Francia, India, Russia e Stati Uniti) concentreranno da soli oltre due terzi della capacità globale futura, confermandosi come mercati chiave anche dal punto di vista degli investimenti.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le centrali già esistenti. Prolungarne la vita operativa fino a 60 o addirittura 80 anni è una delle opzioni più economiche per produrre elettricità a basse emissioni. I dati mostrano che i reattori non perdono efficienza con l’età e che l’estensione della loro attività potrebbe coprire oltre un quarto della capacità nucleare del 2050. Per gli investitori infrastrutturali è un elemento cruciale, perché comporta costi relativamente contenuti e rendimenti più prevedibili rispetto alla costruzione di nuovi impianti.
Detto questo, per raggiungere gli obiettivi annunciati servirà anche costruire molto, e velocemente. Dopo il 2040 i ritmi dovranno raddoppiare rispetto ai massimi storici degli anni Ottanta, fino a 65 GWe/anno. Questo apre opportunità lungo tutta la filiera, dall’ingegneria alla componentistica, dai servizi di manutenzione al combustibile nucleare, ma espone anche a rischi legati a ritardi, autorizzazioni e capacità industriale.
Il contesto politico e finanziario è però molto più favorevole rispetto al passato. Il nucleare è stato ufficialmente riconosciuto dalle Nazioni Unite come tecnologia utile per la decarbonizzazione e istituzioni come la Banca Mondiale hanno riaperto al suo finanziamento. Anche grandi banche e investitori internazionali hanno iniziato a includerlo nelle strategie per la transizione energetica. Resta comunque una distanza tra gli obiettivi dichiarati dai governi e i progetti effettivamente pronti a partire.
A rafforzare il quadro c’è poi la domanda. L’elettrificazione dell’economia, la crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale stanno aumentando il bisogno di energia continua e affidabile. Non a caso colossi tecnologici come Amazon, Google e Microsoft hanno già firmato contratti di lungo periodo con centrali nucleari. Un vantaggio non trascurabile è anche la stabilità dei costi: il prezzo del combustibile incide poco sul costo finale dell’elettricità, rendendo il nucleare meno vulnerabile alle crisi geopolitiche.
Infine, guardando al futuro, i piccoli reattori modulari (SMR) e le applicazioni innovative, dall’idrogeno al calore industriale ampliano il potenziale del settore. Sono però soluzioni ancora immature dal punto di vista commerciale: più che certezze, rappresentano una scommessa di lungo periodo.
In sintesi, il nucleare torna a essere un settore di interesse perché combina stabilità, decarbonizzazione e sicurezza energetica.
Per puntare sul settore diversificando ti confermiamo il consiglio su VanEck Uranium and Nuclear Technologies (57,51 euro al 21/1; Isin IE000M7V94E1, qui il link al prodotto), che dopo aver perso terreno tra novembre e dicembre, col mese di gennaio è tornato nuovamente ai massimi. Va comprato in un’ottica di lungo periodo, coerentemente con la tempistica lunga di ogni progetto nel campo dell’energia nucleare.
Per quanto riguarda il titolo del settore che vi abbiamo consigliato qualche mese fa BWX Technologies (209,52 dollari Usa al 21/1; Isin US05605H1005), a dicembre ha annunciato due sviluppi rilevanti che rafforzano il suo ruolo nella filiera nucleare avanzata e nei grandi progetti internazionali.
La prima notizia riguarda Project Pele, il programma del Dipartimento della Difesa statunitense dedicato allo sviluppo di un microreattore nucleare trasportabile. BWXT ha consegnato all’Idaho National Laboratory il combustibile nucleare TRISO, un tipo di combustibile avanzato progettato per resistere a temperature molto elevate e a condizioni estreme. Si tratta di un passaggio concreto e operativo: non una promessa futura, ma combustibile reale già arrivato nel sito dove verrà testato il reattore. Il microreattore Pele, da 1,5 megawatt, è un reattore di quarta generazione raffreddato a gas, pensato per fornire energia affidabile anche in contesti dove la rete elettrica è assente o compromessa, come basi militari o infrastrutture critiche. L’intero sistema è progettato per essere trasportabile in quattro container standard. BWXT sta costruendo il prototipo negli Stati Uniti e prevede di avviare i test completi a partire dal 2027.
La seconda notizia riguarda invece il nuovo nucleare europeo. BWXT farà parte del consorzio incaricato di fornire i servizi di Owner’s Engineer per la costruzione dei reattori 7 e 8 della centrale di Kozloduy, in Bulgaria, basati sulla tecnologia AP1000 di Westinghouse. Il contratto ha una durata di circa dieci anni ed è stimato in centinaia di milioni di euro. Il primo nuovo reattore dovrebbe entrare in funzione nel 2035. Nel complesso, le due notizie mostrano una strategia su due fronti: da un lato tecnologie nucleari avanzate e compatte, ancora in fase di test ma con applicazioni strategiche; dall’altro grandi impianti tradizionali, già finanziati e inseriti nei piani energetici nazionali, che rappresentano oggi la parte più solida e prevedibile del business nucleare.
Il 23 febbraio la società pubblicherà i risultati del 2025, per ora le stime degli analisti vedono un utile di 3,83 dollari per azione, che saliranno a 4,3 nel 2026 e a 5 nel 2027. I multipli non sono particolarmente convenienti, ma pensiamo che tu possa mantenere la scommessa e ti confermiamo il consiglio mantieni che ti abbiamo dato a ottobre.