Terre rare e materiali strategici
Dal punto di vista finanziario, i materiali strategici sono caratterizzati da cicli di prezzo molto accentuati.
Dal punto di vista finanziario, i materiali strategici sono caratterizzati da cicli di prezzo molto accentuati.
Negli ultimi anni alcune materie prime sono diventate centrali nel dibattito economico e finanziario. La transizione energetica, l’elettrificazione dei trasporti, la digitalizzazione e le tensioni geopolitiche stanno trasformando risorse un tempo considerate marginali in fattori chiave per la crescita economica e per i mercati. Nel 2023 le vendite globali di veicoli elettrici hanno raggiunto quasi 14 milioni di unità e, secondo gli scenari delle principali agenzie internazionali, potrebbero superare i 40 milioni entro il 2030. Questa evoluzione sta già esercitando una forte pressione su alcune materie prime essenziali, rendendo materiali strategici e terre rare sempre più rilevanti anche per gli investitori retail, sebbene si tratti di categorie distinte e spesso confuse.
Materiali strategici: che cosa sono?
Con il termine materiali strategici si indicano quelle materie prime fondamentali per il funzionamento dell’economia moderna e per settori come energia, trasporti, industria tecnologia e difesa. Non sono necessariamente rare dal punto di vista geologico, ma diventano critiche quando la crescita della domanda è più rapida della capacità di offerta legata alla loro estrazione. Metalli come litio, rame, nichel e cobalto rientrano in questa categoria. Il litio è emblematico: la diffusione delle auto elettriche implica un fabbisogno crescente di batterie, e una singola batteria per veicolo elettrico da circa 60 kWh richiede diversi chilogrammi di litio elementare, con quantità che variano a seconda della chimica utilizzata. Le proiezioni indicano una crescita molto marcata della domanda globale di litio nel corso di questo decennio, sostenuta principalmente dal settore automotive e dai sistemi di accumulo per le rinnovabili.
Dal punto di vista finanziario, i materiali strategici sono caratterizzati da cicli di prezzo molto accentuati. Il mercato del litio lo dimostra chiaramente: tra il 2021 e il periodo a cavallo tra fine 2022 e inizio 2023, i prezzi del carbonato di litio in Cina hanno raggiunto livelli anche oltre i 75.000 dollari a tonnellata, per poi scendere rapidamente nel corso del 2023 e arrivare intorno ai 15 mila dollari nel 2024. Questo andamento evidenzia come una forte storia di crescita di lungo periodo possa convivere con una volatilità estrema nel breve termine, un elemento che l’investitore retail deve tenere in grande considerazione.
Terre rare: un insieme ben definito
Le terre rare rappresentano invece un insieme ben definito di 17 elementi chimici utilizzati in quantità ridotte ma cruciali per tecnologie ad alto valore aggiunto. Il loro mercato ha dimensioni più contenute rispetto a quello di altre materie prime: secondo diverse ricerche di settore, il valore complessivo del mercato delle terre rare era non meno di 3 miliardi di dollari nel 2023, con tassi di crescita annui stimati intorno al 10%. Il loro peso economico è però amplificato dal ruolo strategico che svolgono in applicazioni come magneti permanenti per motori elettrici, turbine eoliche, elettronica avanzata e difesa.
Ciò che rende le terre rare particolarmente sensibili dal punto di vista economico e finanziario è la forte concentrazione geografica della produzione e, soprattutto, della raffinazione. La Cina controlla circa il 70% della produzione globale e fino a circa il 90% della capacità di separazione e raffinazione. Stati Uniti ed Europa dipendono in larga misura dalle importazioni e, per alcuni elementi critici, oltre il 95% delle forniture proviene da un numero molto ristretto di Paesi. Questa concentrazione espone il mercato a rischi geopolitici significativi e rende i prezzi particolarmente reattivi alle tensioni commerciali e alle decisioni politiche.
Alcuni elementi comuni
Un elemento comune sia ai materiali strategici sia alle terre rare è la rigidità dell’offerta. L’apertura di una nuova miniera richiede tempi molto lunghi, in media più di dieci anni e spesso ne passano anche quindici e oltre dalla scoperta del giacimento all’avvio della produzione. Inoltre, i capitali necessari sono elevati: un singolo progetto di litio può richiedere investimenti iniziali che vanno da alcune centinaia di milioni di dollari fino a diversi miliardi, soprattutto quando include anche la fase di raffinazione. Questo contribuisce a creare cicli di scarsità e abbondanza che si riflettono direttamente sulla volatilità dei prezzi.
Per il piccolo investitori, l’esposizione a questi temi avviene quasi sempre in modo indiretto, attraverso azioni di società minerarie, aziende industriali lungo la filiera o strumenti finanziari tematici come gli ETF. Questi ultimi permettono di investire con importi contenuti e una maggiore diversificazione, ma non eliminano la volatilità. Alcuni ETF legati al litio e ai metalli per batterie hanno registrato forti rialzi nel periodo 2021–2022, seguiti da correzioni significative negli anni successivi, riflettendo fedelmente la ciclicità delle materie prime sottostanti.
Un ruolo crescente è giocato anche dalle politiche pubbliche. Negli Stati Uniti, l’Inflation Reduction Act mira a rafforzare la produzione domestica e “amica” di materiali critici e componenti per la transizione energetica, mentre in Europa il Critical Raw Materials Act (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202401252) fissa obiettivi precisi per il 2030, tra cui l’aumento della capacità di estrazione, lavorazione e riciclo e la riduzione della dipendenza da singoli Paesi fornitori. Queste strategie possono creare opportunità di investimento, ma introducono anche incertezze legate ai tempi di attuazione e al quadro regolatorio.
Necessità di cautela sul settore
In sintesi, i materiali strategici offrono agli investitori retail un’esposizione ai grandi trend strutturali dell’economia globale, come l’elettrificazione e la transizione energetica, mentre le terre rare rappresentano un segmento più ristretto, altamente specializzato e fortemente influenzato dalla geopolitica. I dati mostrano un potenziale di crescita significativo nel lungo periodo, ma anche una volatilità elevata nel breve. Per questo, si tratta di temi da affrontare con cautela e consapevolezza, inserendoli all’interno di un portafoglio ben diversificato piuttosto che considerandoli come investimenti isolati o puramente speculativi.
L’esposizione ai materiali strategici e alle terre rare passa attraverso un numero relativamente limitato di società quotate che possono essere considerate veri “pure player”, cioè aziende il cui modello di business è fortemente concentrato su questi materiali. Nel segmento dei materiali strategici per batterie, in particolare il litio, alcune società sono ormai punti di riferimento per i mercati finanziari. Albemarle (184,33 dollari Usa al 28/1; Isin US0126531013) e la cilena Sociedad Química y Minera de Chile (83,57 dollari Usa al 28/1; Isin US8336351056), sono tra i maggiori produttori globali di litio e rappresentano operatori già in una fase industriale matura, con volumi significativi e una maggiore capacità di assorbire le oscillazioni del mercato. Accanto a questi gruppi più grandi operano società con un profilo più focalizzato e, spesso, più volatile, come Lithium Americas (6,01 dollari Usa al 28/1; Isin CA53681J1030), impegnata nello sviluppo del grande progetto Thacker Pass negli Stati Uniti, oppure Sigma Lithium (13,06 dollari Usa al 28/1; Isin CA8265991023) e Pilbara Minerals (4,81 dollari australiani al 28/1; Isin AU000000PLS0), attive soprattutto nell’estrazione di spodumene ( minerale silicato di litio e alluminio, importante fonte di litio) rispettivamente in Brasile e Australia. Queste aziende offrono un’esposizione molto diretta all’andamento del prezzo del litio, ma risultano anche più sensibili ai cicli delle materie prime e ai costi operativi.
Nel campo delle terre rare, l’universo investibile è ancora più ristretto e concentrato. MP Materials (67,01 dollari Usa al 28/1; Isin US5533681012) è il principale produttore statunitense, proprietario della miniera di Mountain Pass in California, ed è spesso considerata un asset strategico nel tentativo degli Stati Uniti di ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi. Lynas Rare Earths (16,2 dollari australiani al 28/1; Isin AU000000LYC6) rappresenta invece il più grande produttore integrato di terre rare al di fuori della Cina, con attività che coprono sia l’estrazione sia la raffinazione e che la rendono un punto di riferimento per i mercati occidentali. Esistono poi società come Iluka Resources (6,46 dollari australiani al 28/1; Isin AU000000ILU1), tradizionalmente attiva in altri minerali ma sempre più coinvolta nello sviluppo di progetti legati alle terre rare, e operatori cinesi quotati come Shenghe Resources (27,3 yuan al 28/1; Isin CNE000001DZ5), fortemente inseriti nella filiera globale ma esposti a dinamiche geopolitiche e regolatorie specifiche.
Le scelte pratiche per chi fosse interessato
Questi titoli rappresentano teoricamente una via diretta per intercettare i grandi trend strutturali legati alla transizione energetica, alla sicurezza delle forniture e alla riorganizzazione delle catene globali del valore. Allo stesso tempo, si tratta di investimenti caratterizzati da un’elevata volatilità e da rischi specifici legati alla fase dei progetti, alla concentrazione geografica e alle decisioni politiche. Per questo motivo per chi volesse scommettere sul settore è meglio utilizzare strumenti più diversificati come gli ETF tematici, soprattutto visto che l’obiettivo non è una scommessa mordi e fuggi, ma cogliere il trend di lungo periodo riducendo il rischio legato a un singolo emittente. Vi confermiamo, quindi, la scommessa (l’ultima volta se ne è parlato qui) sull’Etf VanEck Rare Earth and Strategic Metals (15,89 euro al 28/11; Isin IE0002PG6CA6) in ottica di lungo periodo e come diversificazione marginale del portafoglio: tra l’altro buona parte delle società citate prima sono tra i primi dieci titoli del suo portafoglio. Attenzione che questo Etf è già salito molto e si è riportato ai livelli che aveva nel 2022. Per questo è una scommessa sul lungo periodo.