I dati macroeconomici pubblicati a inizio gennaio 2026 delineano un quadro globale disomogeneo. Nei Paesi avanzati l’inflazione continua a raffreddarsi e il mercato del lavoro mostra segni di rallentamento, mentre in diverse economie emergenti le pressioni sui prezzi restano più marcate, seppur con dinamiche molto diverse tra loro.
Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro chiude il 2025 in netto rallentamento. A dicembre sono stati creati solo 50.000 nuovi posti e il totale annuo si ferma a circa 584.000, molto meno rispetto ai 2 milioni del 2024. La debolezza delle assunzioni nella seconda parte dell’anno alimenta i timori sulla crescita e rafforza le aspettative di un possibile allentamento della politica monetaria da parte della Fed.
In Cina, l’inflazione è risalita allo 0,8% annuo a dicembre, il livello più alto da quasi due anni, ma il dato medio del 2025 resta pari a zero. La domanda interna continua quindi a mostrarsi fragile, mentre i prezzi alla produzione sono ancora in calo, confermando rischi deflazionistici strutturali nonostante il sostegno delle autorità.
Scenario molto diverso in Svizzera, dove l’inflazione resta prossima allo zero: a dicembre è salita appena allo 0,1%, spinta soprattutto da affitti e istruzione. La Swiss National Bank mantiene un approccio prudente e ha rivisto al ribasso le previsioni di inflazione per il 2026, segnalando un contesto di prezzi ancora estremamente contenuto.
In Italia, l’inflazione ha accelerato leggermente a dicembre (+1,2% annuo), mentre il 2025 si è chiuso con una crescita media dei prezzi dell’1,5%, superiore a quella del 2024. I rincari sono legati soprattutto ai servizi e agli alimentari, mentre l’inflazione di fondo resta su livelli moderati, segnalando pressioni ancora selettive.
Nell’Eurozona, l’inflazione di dicembre scende al 2%, centrando l’obiettivo della BCE. Anche la componente core rallenta, rafforzando l’idea di una fase di normalizzazione dei prezzi dopo le forti tensioni degli anni precedenti e lasciando spazio a una politica monetaria più attendista nel corso del 2026.
Tra le economie emergenti, il Messico registra un’inflazione sotto le attese a fine anno, con segnali di raffreddamento sia del dato generale sia di quello core. In Indonesia, invece, l’inflazione risale al 2,92% a dicembre, pur restando nel target della banca centrale, complice l’aumento dei prezzi alimentari e alcune difficoltà logistiche, mentre il commercio estero mostra un surplus con esportazioni in calo.
Caso a parte la Turchia, dove l’inflazione rallenta ma rimane su livelli molto elevati, intorno al 31%. Nonostante il calo, il contesto resta fragile e fortemente dipendente dalle scelte di politica monetaria e dall’andamento della valuta.
Rassegna macro settimanale
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