Gestione passiva

Che cos’è la gestione passiva?

Nel mondo della gestione finanziaria, la gestione passiva è una strategia di investimento che mira a replicare fedelmente l’andamento di un indice finanziario, scelto come benchmark di riferimento, senza cercare di batterlo.

Questa modalità si contrappone alla gestione attiva, dove invece i gestori attivi scelgono quali strumenti acquistare o vendere in base alle proprie analisi e previsioni, con l’obiettivo di ottenere rendimenti superiori al mercato.

La gestione passiva può essere realizzata attraverso diversi strumenti finanziari, ma i più diffusi sono gli ETF, fondi quotati in Borsa che seguono l’andamento di un indice in modo automatico e trasparente.

Come funziona la gestione passiva

Per comprendere come funziona, è utile partire dall’indice di riferimento. Un indice finanziario rappresenta l’andamento complessivo di un gruppo di titoli, ad esempio l’FTSE MIB o lo S&P 500. Ogni indice ha una certa composizione del portafoglio: un insieme di titoli con pesi proporzionali alla loro capitalizzazione o ad altri criteri.

La gestione passiva replica questa composizione. Se, per esempio, il 10% dell’indice è costituito da un determinato titolo, anche il fondo o l’ETF replicherà questa proporzione. L’obiettivo è ottenere un rendimento pari a quello dell’indice, al netto dei costi di gestione.

Va però ricordato che non sempre la replica è perfetta. In pratica, può esserci una piccola differenza tra il rendimento dell’ETF o del fondo passivo e quello dell’indice: si chiama tracking error. Questo scostamento deriva da vari fattori, come i costi di gestione, le commissioni di negoziazione, le tasse o il metodo di replica utilizzato. Anche la necessità di mantenere una piccola quota di liquidità può contribuire a rendere impossibile una copia al 100% dell’indice.

Esistono infatti due principali tipi di replica:

- Replica fisica: l’ETF acquista effettivamente tutti (o una parte significativa) dei titoli presenti nell’indice. È il metodo più intuitivo e diretto, perché il fondo possiede realmente gli strumenti che compongono l’indice. In alcuni casi si parla di replica totale (tutti i titoli vengono acquistati) o campionamento (solo una parte rappresentativa viene detenuta, per contenere i costi).

- Replica sintetica: l’ETF non acquista direttamente i titoli dell’indice, ma utilizza altri strumenti derivati stipulati con una controparte finanziaria. In questo modo, il fondo riceve un rendimento identico a quello dell’indice, pur non possedendone i titoli. Questa soluzione può essere utile quando l’indice è molto complesso o costoso da replicare fisicamente, ma comporta anche un rischio legato alla solidità della controparte.

Vantaggi e svantaggi

Vantaggi

Uno dei principali vantaggi è il basso costo. Poiché non richiede un team di analisti e gestori attivi, le commissioni di gestione sono generalmente più contenute. Nel lungo periodo, costi più bassi possono essere un fattore determinante per la crescita del capitale investito.

Un altro punto di forza è la trasparenza. Chi investe in un ETF o in un fondo indicizzato sa esattamente quale indice finanziario viene replicato e può verificarne la composizione del portafoglio in ogni momento.

Inoltre, la gestione passiva consente di ottenere una diversificazione immediata. Seguendo un indice composto da centinaia di titoli, anche con un investimento limitato è possibile esporsi a un’ampia gamma di società, settori o aree geografiche.

Dal punto di vista dei risultati, diversi studi hanno mostrato che, nel lungo periodo, molti fondi a gestione attiva non riescono a superare i rispettivi indici di riferimento, soprattutto dopo aver considerato i costi. In questo contesto, la gestione passiva può essere una scelta coerente per chi punta a replicare il mercato in modo efficiente e senza tentare di prevederne le oscillazioni.

Svantaggi

Tuttavia, la gestione passiva presenta anche dei limiti. Innanzitutto, non cerca di anticipare o evitare le fasi negative del mercato: se l’indice di riferimento scende, anche il fondo passivo ne risente in modo diretto.

Inoltre, questa strategia non tiene conto delle opportunità specifiche che possono emergere in certi momenti. I gestori attivi, al contrario, cercano di individuare titoli sottovalutati o di ridurre l’esposizione in periodi di volatilità elevata, attraverso operazioni di stock picking o scelte tattiche.

Un altro aspetto riguarda la rigidità: la gestione passiva segue automaticamente l’indice, anche se la sua composizione del portafoglio può includere titoli sopravvalutati o società con prospettive meno favorevoli.

Infine, benché gli ETF siano strumenti efficienti, possono essere soggetti a oscillazioni di prezzo giornaliere e, in alcuni casi, a una minore liquidità su determinati mercati o segmenti di nicchia.

Attiva o passiva: quale scegliere?

La differenza tra gestione attiva e passiva non riguarda solo i costi, ma anche la filosofia di investimento. La gestione attiva si basa sulla convinzione che, grazie all’analisi e all’esperienza, sia possibile ottenere rendimenti superiori all’indice. La gestione passiva, invece, parte dall’idea che i mercati siano generalmente efficienti e che sia difficile batterli con costanza.

Entrambi gli approcci possono essere validi a seconda degli obiettivi, dell’orizzonte temporale e del profilo di rischio dell’investitore.