Gestione attiva

Che cos’è la gestione attiva?

La gestione attiva è una modalità di gestione finanziaria in cui un gestore o un team di professionisti prende decisioni di investimento con l’obiettivo di di guadagnare di più rispetto a un benchmark di riferimento, cioè un indice finanziario che rappresenta l’andamento medio di un mercato o di una determinata categoria di strumenti.

La gestione attiva è tipica dei fondi comuni di investimento, cioè strumenti che raccolgono il denaro di molti risparmiatori e lo affidano a una società specializzata (una società di gestione del risparmio - sgr) che si occupa di gestirlo.

In un fondo a gestione attiva, il gestore analizza i mercati per selezionare azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari, modificando la composizione del portafoglio. Il suo obiettivo è generare un extra rendimento, cioè un rendimento maggiore rispetto a quello che si otterrebbe semplicemente replicando un indice del mercato.

Questo contrasta con la gestione passiva, che invece mira semplicemente a replicare l’andamento di un indice, ad esempio tramite ETF o altri strumenti, senza cercare di batterlo.

In sintesi, la gestione attiva può essere definita come un insieme di strategie e decisioni orientate a generare valore aggiunto rispetto a un mercato di riferimento, attraverso l’analisi, la previsione e la selezione mirata degli investimenti.

Come funziona

Alla base della gestione attiva c’è il lavoro di professionisti che analizzano costantemente i mercati, le aziende, i tassi d’interesse e i dati macroeconomici per costruire e modificare la composizione del portafoglio.

Questo processo si fonda su tecniche di stock picking (la scelta dei singoli titoli azionari) e di market timing, ossia la decisione su quando entrare o uscire da un investimento.

Il gestore può, ad esempio, aumentare il peso delle azioni in un periodo di crescita economica, oppure preferire le obbligazioni nei momenti di maggiore incertezza. 

Ogni fondo o portafoglio gestito attivamente ha un benchmark di riferimento: un indice che serve a misurare la performance del gestore. Se il gestore ottiene un rendimento superiore a quello dell’indice, si parla di extra rendimento o alfa. Se invece la performance è inferiore, significa che la gestione non ha raggiunto l’obiettivo prefissato.

Oltre alle azioni e alle obbligazioni, la gestione attiva può includere altri strumenti come derivati, valute o materie prime, a seconda della strategia di investimento e della propensione al rischio dell’investitore o del fondo.

Vantaggi e svantaggi

Come ogni approccio di gestione finanziaria, la gestione attiva presenta vantaggi e svantaggi, che è importante conoscere per valutare se questo stile può essere adatto alle proprie esigenze.

Vantaggi

Uno dei principali vantaggi è la flessibilità. Il gestore attivo può modificare la composizione del portafoglio in base all’evoluzione dei mercati, intervenendo tempestivamente per cogliere opportunità o ridurre i rischi.Questa capacità di adattamento può rivelarsi utile in contesti di forte volatilità, dove i mercati si muovono rapidamente e la replica passiva di un indice potrebbe non essere sufficiente a proteggere il capitale investito. 

Un altro vantaggio potenziale è la possibilità di ottenere un extra rendimento rispetto al mercato, specialmente in periodi in cui le differenze tra i singoli titoli sono marcate. In questi casi, un’attenta attività di stock picking (la scelta dei singoli titoli azionari)  può premiare la competenza e l’esperienza dei gestori attivi.

Svantaggi

D’altro canto, la gestione attiva comporta costi più elevati rispetto alla gestione passiva. I fondi attivi richiedono il lavoro di analisti, economisti e gestori, e questo si riflette in commissioni di gestione più alte.

Inoltre, non esiste garanzia che il gestore riesca effettivamente a superare il benchmark di riferimento: molti studi mostrano che, sul lungo periodo, una parte significativa dei fondi attivi non riesce a mantenere rendimenti superiori agli ETF o ad altri strumenti passivi.

Un ulteriore svantaggio è rappresentato dalla maggiore complessità. Poiché la performance dipende dalle scelte del gestore, è più difficile per un investitore non esperto valutare in anticipo la qualità della gestione o confrontare i risultati tra diversi fondi.

Gestione attiva o passiva: quale scegliere?

La decisione tra gestione attiva e passiva dipende da diversi fattori, tra cui la propensione al rischio, gli obiettivi finanziari e l’orizzonte temporale.

Chi cerca una strategia di investimento più dinamica, con la possibilità di superare il mercato, può essere attratto dalla gestione attiva, accettando però costi e rischi maggiori.

Chi invece preferisce un approccio più lineare, con spese contenute e un andamento vicino al mercato di riferimento, può orientarsi verso la gestione passiva tramite ETF o altri strumenti indicizzati.