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Fondi pensione: aumenta quanto puoi chiedere come capitale

Fondo pensione: novità

Fondo pensione: novità

Data di pubblicazione 21 gennaio 2026
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Fondo pensione: novità

Fondo pensione: novità

La manovra ha introdotto una novità molto interessante ed utile per chi investe in fondi pensione

Tra le novità contenute nella manovra in materia di previdenza complementare, oltre all’eliminazione della possibilità di cumulo della posizione nel fondo pensione con i contributi versati per accedere alla pensione contributiva anticipata e all’innalzamento della soglia di deducibilità, ve ne sono diverse che riguardano la rendita.

Il legislatore, infatti, è intervenuto prevedendo nuove tipologie di rendita, di cui parleremo nei prossimi articoli, ma anche un innalzamento della percentuale che si può richiedere in contanti, o meglio sotto forma di capitale, quando si va in pensione.

Fino a prima della manovra, una volta in pensione, si poteva scegliere tra tre opzioni. La prima era il 100% del capitale accumulato nel fondo pensione erogato in forma di rendita. La seconda prevedeva la possibilità di richiedere fino al 50% del capitale accumulato nel fondo pensione sotto forma di capitale, cioè prelevarlo tutto in un’unica soluzione, e il restante 50% in forma di rendita.

C’è poi una terza opzione, che però non è utilizzabile da tutti: è quella che consente di richiedere il 100% sotto forma di capitale, ma solo e solamente se il 70% del capitale accumulato nel fondo, convertito in rendita vitalizia, è inferiore al 50% dell’assegno sociale. Se quindi il capitale rispecchia questa condizione, è possibile richiedere il 100% in contanti. Ovviamente, nel momento in cui si aderisce al fondo pensione, questa opzione è difficilmente calcolabile e comprensibile, perché dipende da molti fattori: non si sa quanto renderà il fondo pensione, quindi non si sa quanto cresceranno i soldi che andremo a investire, e non si sa quale sarà il valore dell’assegno sociale su cui poi fare il confronto. È quindi un’opzione difficilmente percorribile, soprattutto nel momento in cui si aderisce. In altri termini, non si può aderire al fondo pensione puntando a poter ritirare il 100% del capitale sfruttando questa condizione.

Dal 2026, però, c’è una novità: la percentuale che si può richiedere sotto forma di capitale sale al 60%. Nel momento in cui si va in pensione, quindi, si potrà richiedere il 100% sotto forma di rendita oppure il 60% sotto forma di capitale, con il restante 40% erogato sotto forma di rendita.

Si tratta di un innalzamento della soglia che si può chiedere sotto forma di capitale e che va nella direzione di ridurre uno dei principali motivi per cui molte persone scelgono di non aderire a un fondo pensione: la preferenza per la liquidità al momento del pensionamento. In realtà, abbiamo già analizzato questo aspetto dimostrando che, sia dal punto di vista finanziario sia da quello comportamentale e degli studi disponibili, la scelta di avere tutto sotto forma di capitale è subottimale rispetto a quella di avere tutto sotto forma di rendita.

Purtroppo, questa preferenza per la liquidità è molto forte nelle persone e non sempre si è razionali nelle scelte: ne abbiamo parlato spesso. Questo innalzamento della soglia al 60% va quindi nella direzione di rendere ancora più liquido quanto possiamo avere nel momento in cui andiamo in pensione. Teniamo conto anche di un altro aspetto.

Aderendo al fondo pensione su un orizzonte temporale lungo, abbiamo spesso dimostrato come il capitale che si va ad accumulare sia più alto rispetto a quello del TFR, grazie ai rendimenti maggiori generati dai mercati finanziari rispetto alla rivalutazione del TFR. Inoltre, la tassazione è agevolata: con i fondi pensione si viene tassati tra il 9% e il 15%, mentre il TFR è tassato secondo l’aliquota marginale media degli ultimi cinque anni, che sappiamo variare da un minimo del 23% a un massimo del 43%.

In altre parole, due posizioni identiche, una versata in TFR e una nel fondo pensione, per esempio con 100.000 euro accumulati lordi, nel momento della tassazione il capitale netto che rimane per chi ha investito nel fondo pensione è maggiore rispetto a quello che rimane dal TFR.

Se sommiamo un capitale maggiore per chi ha investito nel fondo pensione e una tassazione più bassa, il differenziale di capitale netto che ci si ritrova al momento del pensionamento è decisamente a favore di chi ha investito nel fondo. Può capitare, quindi, che il 60% di questo capitale netto, più elevato, si avvicini di molto, o sia solo di poco inferiore, al 100% di quanto accumulato con il TFR netto.

Cosa significa tutto questo? Significa che una persona che aderisce al fondo pensione per un lungo periodo di tempo, sfruttando la crescita dei mercati, soprattutto quelli azionari, investendo nel modo corretto durante la propria vita, beneficiando anche, nel caso dei fondi chiusi, del contributo del datore di lavoro e sfruttando i vantaggi fiscali, richiedendo il 60% del capitale, si ritrova con una cifra in contanti non distante da quella che avrebbe avuto sotto forma di TFR.

In più, si ritrova ad avere anche una rendita pagata mensilmente. Di fatto, la liquidità a disposizione di chi va in pensione rimane elevata e viene gestita sia sotto forma di capitale sia sotto forma di rendita. L’innalzamento al 60% rappresenta dunque una novità molto positiva per chi investe nel fondo pensione.