Il crowdfunding italiano diventa grande?
Il mercato italiano del crowdfunding sta cercando di entrare nella sua fase adulta, quella "industriale",
Il mercato italiano del crowdfunding sta cercando di entrare nella sua fase adulta, quella "industriale",
Dimentichiamo la fase pionieristica delle piccole piattaforme nate nei garage digitali. Il mercato italiano del crowdfunding sta cercando di entrare nella sua fase adulta, quella "industriale", e l'operazione appena annunciata è un passo in tal senso. Protagonista è CrowdFundMe, l'unica piattaforma del settore già quotata a Piazza Affari, che ha avviato un progetto di aggregazione. Non si tratta di una semplice somma tra concorrenti: CrowdFundMe acquisirà WeAreStarting (altro portale storico) e Smart4Tech (società tecnologica). La holding Smart Capital diventerà il primo azionista del nuovo gruppo col quasi un terzo delle quote.
Se fino a ieri, le piattaforme lottavano per sopravvivere schiacciate tra costi tecnologici e normative europee sempre più severe, con questa fusione, il nuovo polo cerca di risolvere due problemi storici. Il primo è, tramite l’acquisizione di Smart4Tech, di smettere di pagare fornitori esterni per l'infrastruttura digitale, abbattendo i costi e guadagnando efficienza. Il secondo, tramite l'ingresso di un investitore istituzionale come Smart Capital, è cercare di trasformarsi da semplice intermediario a vero e proprio hub di finanza alternativa.
D’altronde questo si inserisce in un percorso di crescita necessaria. Per ora la società non sembra, infatti, ancora pronta a generare utili (le attese degli analisti sono negative in tal senso), ma sta comunque cercando di crescere e di fatto investe sul suo futuro. Il 2024 si era chiuso per Crowdfundme con una raccolta per 29,5 milioni di euro il che aveva comportato ricavi consolidati a 1,71 milioni di euro (+13% sul 2023). A livello industriale risultavano (al netto della quota parte dei costi pluriennali) perdite per 674 mila euro contro perdite per 897 mila euro di un anno prima. Nel 1° semestre 2025 la situazione non si è spostata di molto con 17,5 milioni di raccolta (erano 17,98 un anno prima) e 926.000 euro di ricavi contro i 972 di un anno prima. Non ci sono ancora i risultati del 2025 (ad aprile si sapranno), ma c’è già indicazione di come è andata la raccolta: nel 2025 siamo saliti a 34 milioni di euro. Un +15% complessivo, che però cerca una ulteriore spinta nell’aggregazione.
Uno sguardo al domani
Siamo di fronte a un classico esempio di selezione naturale del mercato. Il nuovo regolamento europeo ha alzato l'asticella: i piccoli operatori "artigianali" sono destinati a sparire o ad essere assorbiti. CrowdFundMe ha scelto di guidare questo processo aggregando tecnologia, capitali e competenze. È probabile che nei prossimi mesi vedremo altre operazioni simili: in Italia alla fine resteranno pochi grandi operatori, ma molto più strutturati.
In quest’ottica, l’aggregazione guidata da CrowdFundMe rappresenta un passaggio rilevante, ma non ancora risolutivo. Il vero nodo non è la dimensione, bensì la sostenibilità del modello. Per diventare adulto, il crowdfunding dovrà dimostrare di saper vivere non solo di commissioni sulle raccolte, ma di saper offrire continuità, trasparenza e una reale tracciabilità dei risultati nel tempo. Oggi il mercato rende visibili soprattutto i progetti che nascono, molto meno quelli che maturano – o falliscono. Senza questa informazione, la promessa di democratizzazione del capitale resta incompleta. Il consolidamento può essere l’occasione per colmare questo vuoto e trasformare il crowdfunding da canale di accesso semplificato al rischio in una vera infrastruttura di finanza alternativa (peraltro in espansione a livello europeo). In caso contrario, resterà una nicchia evoluta, ma strutturalmente fragile.