Conversione delle azioni di risparmio, hai ancora dei dubbi?
Conversione azioni di risparmio Telecom, la risposta a tutti i tuoi dubbi
Conversione azioni di risparmio Telecom, la risposta a tutti i tuoi dubbi
Con l’approvazione delle due assemblee (quella degli azionisti di risparmio e quella degli azionisti ordinari) entra nel vivo l’operazione che porterà alla “scomparsa” delle azioni di risparmio della società. Hai delle azioni di risparmio Telecom Italia ma hai ancora dei dubbi? O anche se non le hai, sei semplicemente interessato a capire meglio come funzionano questo tipo di operazioni? Ecco un “manuale d’uso” che ti spiega tutto.
Le azioni di risparmio sono una categoria speciale di azioni prevista dall’ordinamento italiano. A differenza delle azioni ordinarie, non danno diritto di voto nelle assemblee, ma offrono alcuni vantaggi economici, in particolare sul dividendo, che è più alto rispetto alle azioni ordinarie.
Nel caso di TIM, le azioni di risparmio sono state per anni una scelta tipica di chi cercava un investimento orientato più al rendimento che alla partecipazione alla vita societaria. Tuttavia, con il tempo, la loro utilità pratica si è ridotta, anche perché la società non ha distribuito dividendi per molti esercizi consecutivi.
Anche dal punto di vista della società, è una categoria di azioni diventata via via meno attrattiva. Una volta, era l’unico modo per controllare una società anche detenendo una quota di capitale inferiore alla metà. Se per esempio una società ha 100 azioni, ma di queste 10 sono azioni di risparmio (quindi senza diritto di voto), non serve avere più di 50 azioni per controllare la società, ma basta averne più di 45 (cioè la metà delle 90 azioni ordinarie, le uniche che “votano”).
Ora, invece, la legge italiana permette di avere altre tipologie di azioni (in particolare le azioni a voto maggiorato) che permettono agli azionisti “di peso” di avere lo stesso risultato, ma senza il costo di dover pagare un dividendo più alto agli azionisti “silenti” che hanno le azioni di risparmio. Non è un caso, infatti, che le azioni di risparmio siano ormai una “specie in via di estinzione”: quelle di Telecom Italia sono tra le ultime rimaste, molte altre società si sono già sbarazzate di questa categoria di azioni.
La conversione consiste nel trasformare le azioni di risparmio in azioni ordinarie. Chi possiede azioni di risparmio non resterà quindi titolare di una categoria separata di titoli, ma riceverà azioni ordinarie della società, accompagnate da un conguaglio in denaro.
L’obiettivo dichiarato della società è quello di semplificare la struttura del capitale, eliminando una categoria di azioni ormai poco liquida e poco utilizzata dal mercato – nonché costosa, come ti abbiamo spiegato poco fa.
Dal punto di vista dell’investitore, questo significa che in futuro esisterà un solo tipo di azione TIM, con diritti uguali per tutti, sia per quanto riguarda la possibilità di votare in assemblea, sia per quanto riguarda il dividendo distribuito agli azionisti.
La conversione è articolata in due momenti. In una prima fase, detta conversione facoltativa, i possessori di azioni di risparmio possono scegliere volontariamente di aderire all’operazione. In questo caso, per ogni azione di risparmio ricevono un’azione ordinaria TIM e un conguaglio in denaro più elevato.
Se al termine di questa fase restano ancora azioni di risparmio in circolazione, scatta la conversione obbligatoria. Le azioni residue vengono automaticamente trasformate in azioni ordinarie, con un conguaglio in denaro più basso rispetto a quello riconosciuto a chi ha aderito volontariamente.
La differenza tra i due importi serve a incentivare la partecipazione alla fase facoltativa.
Il conguaglio in denaro è una somma pagata agli azionisti per compensare la differenza di prezzo che c’è attualmente tra azioni di risparmio e azioni ordinarie: le azioni di risparmio hanno infatti, in questo momento, un prezzo più alto rispetto alle azioni ordinarie. È una differenza di prezzo che deriva, in gran parte, dall’aspettativa di tornare a ricevere un corposo dividendo per le azioni di risparmio. Negli ultimi anni, infatti, il gruppo ha chiuso in perdita e non è quindi stato obbligato a pagare un dividendo agli azionisti di risparmio; ma se dovesse registrare un utile, dovrebbe non solo pagare il dividendo di quest’anno (con un minimo del 5% calcolato su 0,55 euro per azione), ma anche quello dei due anni precedenti.
Questo è uno dei punti più delicati per chi possiede azioni di risparmio.
Con la conversione, il privilegio sul dividendo scompare. Tutte le azioni diventano ordinarie e partecipano agli eventuali dividendi futuri alle stesse condizioni. Anche gli ex azionisti di risparmio, diventati azionisti ordinari, riceveranno quindi un dividendo con le “regole del gioco” delle azioni ordinarie: e cioè non c’è nessun importo minimo, e la società può decidere di non pagarlo anche nel caso in cui dovesse chiudere il bilancio con un utile.
La tempistica non è ancora stabilita con precisione, ma una cosa è già stata sancita dalla società: la conversione avverrà prima della distribuzione di un eventuale dividendo. Non c’è quindi da sperare di far in tempo a incassare i dividendi arretrati prima di convertire le azioni: questo non avverrà, ma come ti abbiamo spiegato questi dividendi attesi sono già, in un certo senso, incorporati nel conguaglio.
Il diritto di recesso è una tutela prevista per gli azionisti che non condividono determinate decisioni societarie particolarmente rilevanti. Nel caso della conversione delle azioni di risparmio Telecom Italia, possono esercitare il recesso gli azionisti che non hanno votato a favore della delibera.
Chi esercita il recesso chiede alla società di liquidare le proprie azioni, invece di convertirle in azioni ordinarie. È quindi un’alternativa alla conversione, pensata per chi non vuole restare investito in TIM alle nuove condizioni.
Il prezzo di liquidazione delle azioni di risparmio non è deciso dalla società in modo discrezionale. La legge stabilisce che debba essere calcolato come media aritmetica dei prezzi di chiusura del titolo nei sei mesi precedenti la pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea.
Questo criterio serve a fornire un valore il più possibile oggettivo, evitando che il prezzo sia influenzato da oscillazioni di breve periodo legate all’annuncio dell’operazione.
Nel caso di Telecom Italia, il prezzo del diritto di recesso è più basso del prezzo attuale di mercato, perciò l’ipotesi di esercitare il diritto di recesso è più teorica che reale: tanto varrebbe vendere in Borsa, incasseresti di più.
No. Il diritto di recesso non scatta automaticamente. L’azionista interessato deve comunicarlo entro termini precisi e seguendo le modalità indicate dalla società e dal proprio intermediario.
Chi non esercita il recesso nei tempi previsti e non aderisce alla conversione facoltativa verrà comunque coinvolto nella conversione obbligatoria.
Dopo la conversione, l’investitore diventa a tutti gli effetti azionista ordinario. Questo comporta il diritto di voto in assemblea e una maggiore liquidità del titolo, ma anche la perdita dei diritti specifici legati alle azioni di risparmio.
Dal punto di vista pratico, l’investimento diventa più semplice e allineato a quello della maggioranza degli altri azionisti, ma meno “protetto” sul fronte dei diritti economici speciali (i dividendi, per intenderci).
A queste domande, rispondiamo con un’analisi specifica che trovi qui.