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Mercurio nel pesce: come evitare il problema?

10 luglio 2014
Mercurio nel pesce: come evitare il problema?

Abbiamo portato in laboratorio 46 campioni di pesci di grossa taglia tra palombi, smerigli, spada, tonni e verdesche. Brutta sorpresa perché il mercurio c’è quasi sempre e, quasi due volte su dieci, supera i limiti di legge. Ma un modo per evitarlo c’è: ti spieghiamo come.

La presenza di mercurio nei pesci grossi è un rischio noto: non per nulla abbiamo puntato la nostra lente proprio su questi. E, tuttavia, i risultati sono anche peggiori di quello che temevamo. Durante la nostra inchiesta, non soltanto abbiamo trovato tracce di questo metallo in tutti i campioni che abbiamo portato in laboratorio, ma in molti, troppi casi ne abbiamo trovato quantità che alla lunga possono rappresentare un rischio per la salute, soprattutto per i bambini e le donne in gravidanza.

Otto campioni superano i limiti di legge

Su 46 tranci di pesce (spada, tonno, smeriglio, verdesca, palombo) che abbiamo esaminato, ben otto sono addirittura risultati fuori legge, a causa di un contenuto di mercurio superiore a 1 mg/kg, il limite già generoso che la normativa prevede per i pesci particolarmente soggetti alla presenza di questo inquinante (mentre per i pesci meno a rischio il limite è 0,5 mg/kg). Ancora di più, ben 12, sono risultati i campioni a norma di legge, ma che hanno comunque una quantità di mercurio tale da renderli sconsigliabili a donne gravide e bambini.

Quali rischi si corrono

I problemi derivano principalmente dal metilmercurio, la forma di mercurio legata all'azione di alcuni microrganismi acquatici: è di gran lunga la forma di mercurio organico più comune nella catena alimentare e anche la più tossica. Il metilmercurio ha infatti maggiore capacità di penetrare nel nostro organismo, si accumula soprattutto nei globuli rossi ed è così trasportato in giro attraverso il sangue. Arriva alla ghiandola mammaria e passa nel latte materno. Contrariamente al mercurio inorganico, il metilmercurio è inoltre in grado di attraversare la placenta, la barriera cerebrale e quella cerebrospinale, raggiungendo così cervello e sistema nervoso centrale.Studi recenti hanno confermato il nesso tra l’esposizione fetale al metilmercurio e il ridotto sviluppo neurologico del bambino. Non sono stati evidenziati effetti negativi a livello neurologico nel caso della popolazione adulta.

Evitare il problema: ecco come

  • Impara a scegliere i pesci che sono meno soggetti all'inquinamento da mercurio. Si tratta dei pesci di taglia più piccola e di quelli non carnivori. Infatti il mercurio tende ad accumularsi nei pesci predatori, quelli che si nutrono di altri pesci, “ereditandone” via via la quota che le loro prede avevano a loro volta immagazzinato.
  • Per gli adulti, è bene non consumare più di una porzione alla settimana di pesci predatori, noti per la loro contaminazione da metilmercurio: parliamo di spada, tonno, squalo, verdesca, smeriglio, palombo, marlin, luccio.
  • Queste specie andrebbero alternate con altre meno contaminate: sardine, sgombri, branzini, orate, sogliole, trote, salmone e molti altri.
  • Il consumo di tonno in scatola è considerato più sicuro, perché i pesci utilizzati sono generalmente di più piccole dimensioni e quindi più giovani: il loro contenuto di mercurio è limitato.
  • Le donne che hanno programmato una gravidanza, gravide o in allattamento e i bambini dovrebbero evitare del tutto il consumo di pesci predatori per limitare i rischi del metilmercurio sul sistema nervoso in via di sviluppo.



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