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Tassa sul telefonino: i nuovi prezzi confermano che la paghiamo noi

23 luglio 2014
Tassa sul telefonino: i nuovi prezzi confermano che la paghiamo noi

Oltre 5 euro per uno smartphone, 9 per una chiavetta e fino 20 per un hard disk. L’equo compenso, un sovrapprezzo su svariati dispositivi tecnologici a favore della Siae, grava sul consumatore: i nuovi prezzi dei dispositivi Apple e Samsung lo confermano. Firma perchè venga bloccata.

Grava sui consumatori la "tassa sul telefonino", prevista da un decreto del ministro per i Beni e le Attività Culturali Franceschini. Si tratta del sovrapprezzo su svariati dispositivi tecnologici (vedi tabella qui sotto), destinato ad arricchire di fatto solo le casse della Siae. Si tratta di una vera e propria tassa su smartphone e tablet che passano entrambi a 4 euro, e che andrà ad appesantire la spesa dei consumatori italiani per dispositivi e strumenti tecnologici per oltre 100 milioni di euro all'anno. Forti delle molte firme raccolte alla nostra petizione, ricorreremo al Tar e chiediamo al Governo di fare marcia indietro. Sostienici in questa battaglia e firma la nostra petizione.

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Quanto ci costa: i primi effetti

La prima prova provata ci arriva direttamente dalla Apple. Se si prova a fare un giro sul sito dell’azienda di Cupertino e ad acquistare un iPhone, ci si trova dinanzi agli occhi i prezzi ritoccati all'insù:

La differenza è minima, si tratta solo di pochi euro, ma si notano tutti. L’iPhone 5s 16 GB è passato da 729 euro, quello da 32 GB da 839 a 843,76 e quello da 64 GB da 949 a 954,25. Non va meglio nemmeno con gli altri prodotti, come iPad e MacBook Air, dunque si può ufficialmente dire che Apple ha alzato i prezzi di molti dei suoi prodotti proprio in conseguenza delle nuove tariffe dell’equo compenso. Infatti, sullo store online, andando avanti con la procedura d’acquisto di un iMac, ad esempio, all’ultima pagina compare la dicitura “Include tassa su copyright di € 4,00”. Anche Samsung, dal canto suo, si sta preparando a un prossimo aumento dei prezzi dei prodotti. I rincari riguarderanno diversi prodotti di fascia alta e bassa: smartphone e hard disk, ma anche tablet e tv.

Ovviamente gli aumenti saranno generalizzati e noi di Altroconsumo terremo sotto controllo costante anche i prezzi delle altre marche, invitando i lettori a segnalarci anomalie e riscontri in questo senso. Un discorso un po’ diverso va fatto però per altri brand, per i quali sussiste una variabilità di prezzo, dovuta a offerte e promozioni, che può arrivare anche al 100%. Dunque, in questi casi, la componente attribuibile all’aumento dell’equo compenso potrebbe essere bilanciata da ribassi continui ed essere meno visibile, ma comunque a carico del consumatore. Ciò significa che l’ulteriore effetto collaterale di questa imposizione sarà quello di ridurre anche le diminuzioni dei prezzi di cui, in sua assenza, i consumatori al contrario beneficerebbero.

Ecco di quanto aumenteranno i dispositivi

In questa tabella puoi vedere gli aumenti che sono previsti sui principali dispositivi o supporti di registrazione. Si tratta di aumenti che, nonostante il Ministero sostenga il contrario, ricadranno inevitabilemente sul consumatore finale, esattamente come è accaduto per i passati adeguamenti dell'equo compenso.

 

Dispositivo Aumento
Smartphone e tablet da 3 € (quelli da 8GB) a 5,20 € (quelli da 32GB)
Tv con funzione di registrazione 4,00 €
Computer 5,20 €
Telefonini non spamrtphone 0,50 €
Hard disk 0,01 € per ogni GB (fino a un massimo di 20 €)
Schede di memoria 0,09 € per ogni GB (fino a un massimo di 5 €)
Chiavette usb 0,10 € per ogni GB (fino a un massimo di 9 €)

Di cosa si tratta?

L’equo compenso non è altro che il risarcimento alla Siae (Società italiana autori ed editori) per i mancati introiti derivanti dalle copie private di canzoni, film e tutto ciò che rientra nella fascia di prodotti coperti da diritto d’autore. Il motivo principale sta nelle migliaia di copie private, in genere conservate nelle memorie di massa (hard disk, chiavette, cd vergini…) che girano in tutti i dispositivi in grado di immagazzinare dati. Da qui l’idea di tassare proprio questi dispositivi mentre il nome “equo compenso” deriva dal fatto che si tratta di soldi che la Siae dovrebbe ridistribuire ad autori ed editori, ma che in realtà vanno soprattutto agli artisti più noti e importanti mentre gli altri prendono poco o nulla.

Perché pagare due volte?

Il meccanismo dell’equo compenso è sostanzialmente ingiusto: i consumatori che acquistano musica e film legalmente da piattaforme online, pagano infatti già a monte i diritti d'autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti: non ha alcun senso quindi far pagare una tassa anche su questi ultimi e di fatto costringere l'utente a pagare due volte. Inoltre, il precedente ministro Bray, anche grazie alle prime 10 mila firme della nostra petizione, aveva commissionato un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se davvero le copie private di opere musicali e cinematografiche fossero cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento di ben 5 volte l’equo compenso, come ha preteso la Siae. Questa indagine, resa pubblica, ha dimostrato che solo il 13% dei consumatori fa effettivamente copie private e di questi solo 1 terzo usa smartphone e tablet per archiviarle, per cui, se proprio deve essere aggiornato, l’equo compenso va sensibilmente ridotto.

Le nostre ragioni

Per queste ragioni, la battaglia di Altroconsumo non si ferma qui ma continua al TAR per l'annullamento di questo decreto illogico, illegittimo, contrario agli interessi dei consumatori e contro lo sviluppo dell'innovazione tecnologica, chiediamo a tutti i consumatori di continuare a supportare la nostra azione.



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