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Nuovo Isee, ecco cosa cambia

30 gennaio 2014
Nuovo Isee, ecco cosa cambia

Il Governo ha completamente riformato l'Isee, lo strumento che misura la situazione economica delle famiglie. L'indicatore serve allo Stato per venire incontro a chi ha redditi più bassi, attraverso agevolazioni. In particolare, cambia la situazione per le famiglie con disabili, con figli e per gli anziani in casa di cura.

L’Isee, cioè l’indicatore della situazione economica equivalente, è uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie italiane. Serve allo Stato per decidere quanto far pagare alle famiglie i servizi, venendo incontro a chi ha redditi più bassi. In base all’Isee familiare, per esempio, è possibile usufruire di una tariffa agevolata per la mensa scolastica, per asili nido, servizi scolastici e universitari, ma anche per servizi sociosanitari, utenze e altro. A 15 anni dalla sua introduzione, l'Isee viene completamente riformato, nel senso di una maggiore equità. Il nuovo Isee ancora non è operativo perché nonostante sia stato lanciato a gennaio 2014 ancora non si è concluso l’iter legislativo necessario a farlo funzionare. Pertanto al momento rimane in vigore quello del 2013.

La nuova dichiarazione

La prima novità riguarda la dichiarazione necessaria per richiedere il calcolo Isee, che verrà emanata entro il 9 maggio prossimo. Solo un parte sarà autodichiarata dal contribuente, mentre i dati fiscali rilevanti saranno compilati direttamente dalla pubblica amministrazione, accedendo alle banche dati di Inps e Agenzia delle entrate. La dichiarazione potrà essere presentata all’Inps, ai Comuni, ai Caf (centri di assisstenza fiscale) o inoltrata direttamente all’ente erogatore della prestazione.

Sarà possibile richiedere il cosiddetto "Isee corrente", riferito a un periodo di tempo più ravvicinato (e non solo all'anno precedente), in caso di variazioni di reddito superiori al 25% dovute, per esempio, alla perdita del lavoro.

Inoltre l’Isee verrà differenziato sulla base del tipo di prestazione richiesta dal contribuente. Sono state individuate tre macrocategorie di prestazione che potrebbero dar luogo a Isee differenti: le prestazioni agevolate di natura sociosanitaria, quelle agevolate per i minorenni figli di genitori non conviventi e quelle per il diritto allo studio universitario.

I redditi considerati

Nel calcolo del reddito complessivo entrano tutti i redditi, anche quelli esenti fiscalmente, come gli assegni familiari, le pensioni di invalidità, le indennità di accompagnamento e tutti i sussidi erogati dall’amministrazione pubblica. Allo stesso modo rientrano anche i redditi dei contribuenti minimi, i redditi da cedolare secca sugli affitti e quelli dei premi di produttività, mentre restano fuori, ad esempio, il costo dell’abitazione, gli assegni di mantenimento. Tuttavia è stato introdotto uno sconto per dipendenti e pensionati del 20% fino a un massimo di 3.000 euro per i dipendenti e di 1.000 euro per i pensionati.

Nuove regole anche per la determinazione del patrimonio immobiliare: l’importo massimo del canone di affitto che può essere dedotto dal reddito passa dall’attuale 5.165 a 7.000 euro ed è incrementato di 500 euro per ogni figlio convivente oltre il secondo. Per le case di proprietà, se esiste un mutuo non si considera l'intero valore della casa (lo stesso usato per il calcolato Imu, per intenderci), ma solo la parte che supera l'importo del mutuo residuo. Oltre a questa agevolazione, per la casa di abitazione non è considerata nel reddito se ha un valore ai dini Imu inferiore a 52.500 euro. Limite che sale di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo.

Anziani e disabili

Per il reddito delle famiglie con persone disabili, vengono introdotte ulteriori franchigie differenziate sulla base del grado di inabilità che i soggetti presentano. Infatti la deduzione minima è di 4.000 euro per le disabilità considerate “medie”, che salgono a 5.500 per quelle “gravi” e per arrivare a 7.000 euro in caso di persone non autosufficienti. Queste somme vengono portate rispettivamente a 5.500, 7.500 e 9.500 se il disabile è minorenne.

È prevista la possibilità di dedurre dal reddito (per un massimo di 5.000 euro) le spese sostenute per il soggetto disabile, come quelle mediche o di assitenza specifica, i cani guida per i ciechi e le spese di interpretariato per i sordi. Per i non autosufficienti, i trasferimenti in denaro, come quelli relativi all’accompagnamento, non concorrono a formare il reddito nella misura in cui vengono spesi per l’assistenza personale o per la retta di ricovero in strutture residenziali.



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