Il mercato delle materie prime agricole è uno dei più antichi e allo stesso tempo più complessi del sistema finanziario. In particolare, grano e mais occupano un ruolo centrale negli scambi internazionali, influenzati da fattori che vanno ben oltre l’agricoltura e che rendono il loro andamento un indicatore sensibile delle dinamiche economiche, politiche e ambientali mondiali. Se sei interessato alle altre materie prime agricole puoi leggerti i nostri articoli su cacao, caffè, soia e bestiame. Ma ora veniamo al mais.
Il mais: una materia prima agricola a forte vocazione industriale
Il mais, o granoturco, è una delle materie prime agricole più scambiate al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale non solo per l’alimentazione animale, ma anche per numerosi impieghi industriali. A differenza del grano, il mais è meno legato al consumo diretto umano e più inserito nelle catene produttive dell’economia globale: mangimi per l’allevamento intensivo, bioetanolo, amido, dolcificanti e una vasta gamma di derivati industriali. Questa caratteristica rende il suo prezzo fortemente sensibile al ciclo economico e all’andamento della domanda globale di carne e di energia. Gli Stati Uniti sono il principale produttore mondiale e il mercato guarda con estrema attenzione alle condizioni climatiche della Corn Belt, l’area agricola chiave per la produzione. Periodi di siccità, ondate di calore o piogge eccessive durante la semina e l’impollinazione possono modificare drasticamente le aspettative di raccolto e generare forti movimenti di prezzo sui mercati dei futures.
Un elemento distintivo del mais è il suo legame strutturale con il mercato energetico. Una quota rilevante della produzione statunitense è destinata al bioetanolo, la cui domanda dipende anche dal prezzo del petrolio e dalle politiche sui biocarburanti. Quando l’energia tradizionale diventa più costosa o quando i governi rafforzano gli obblighi di miscelazione, la domanda di mais tende ad aumentare, sostenendo i prezzi. Viceversa, fasi di petrolio debole o di revisione delle politiche ambientali possono esercitare pressioni ribassiste. Inoltre, il mais è una coltura relativamente flessibile dal lato dell’offerta: gli agricoltori possono decidere, di stagione in stagione, se destinare i terreni al mais o ad altre colture come la soia, in base ai prezzi attesi. Questo rende il mercato del mais più reattivo, più “razionale” nel medio periodo e meno soggetto a shock improvvisi di natura politica.
Il grano: una commodity strategica tra clima e geopolitica
Il grano occupa una posizione del tutto particolare nel panorama delle materie prime. È alla base dell’alimentazione umana in vaste aree del mondo e per questo assume un valore che va ben oltre la semplice dimensione economica. Pane, pasta e farine rendono il grano una materia prima politicamente sensibile, spesso al centro delle strategie di sicurezza alimentare dei governi. I principali produttori ed esportatori includono Russia, Ucraina, Stati Uniti, Canada, Unione Europea e Australia, e proprio questa distribuzione geografica fa sì che il mercato del grano sia fortemente esposto a tensioni geopolitiche, conflitti armati, sanzioni economiche e restrizioni all’export. Eventi di questo tipo possono ridurre improvvisamente l’offerta disponibile sul mercato internazionale, generando forti rialzi dei prezzi anche in assenza di problemi produttivi globali.
Il fattore climatico rimane comunque centrale. Il grano è una coltura meno elastica rispetto al mais: un raccolto compromesso da siccità o gelate difficilmente può essere compensato rapidamente da un aumento della produzione in altre aree. Questo rende il prezzo del grano particolarmente sensibile alle notizie meteo e alle revisioni delle stime di produzione. A ciò si aggiunge il ruolo cruciale delle scorte mondiali. Quando il rapporto tra scorte e consumi si riduce, il mercato diventa nervoso e reagisce in modo amplificato a qualsiasi segnale di rischio. Anche il dollaro statunitense esercita un’influenza importante, dato che il grano è quotato in valuta americana: un dollaro forte tende a deprimere i prezzi, mentre un dollaro debole li sostiene. Nel complesso, il grano si comporta spesso come una “commodity della paura”, capace di improvvisi balzi al rialzo in risposta a shock politici o climatici.
Somiglianze e differenze: due mercati, due diverse logiche di prezzo
Pur appartenendo entrambi al mondo delle materie prime agricole, mais e grano rispondono a logiche di mercato in parte differenti. Entrambi sono influenzati dal clima, dalle dinamiche globali di domanda e offerta e dalla formazione dei prezzi sui mercati dei futures, ma il contesto in cui operano è diverso. Il mais è più strettamente connesso all’andamento dell’economia reale e dei mercati energetici, mentre il grano è più esposto a fattori geopolitici e a decisioni di politica commerciale. In fasi di crescita economica e di aumento della domanda di carne, il mais tende a performare meglio; in periodi di instabilità politica o di crisi alimentari, è spesso il grano a registrare i movimenti più significativi.
Anche la volatilità assume forme diverse. Nel grano è spesso episodica e legata a eventi specifici, come guerre o blocchi delle esportazioni. Nel mais, invece, la volatilità è più ciclica e riflette l’alternarsi delle fasi economiche, delle politiche energetiche e delle decisioni degli agricoltori. Non è raro che le due materie prime si muovano nella stessa direzione in presenza di shock globali, come un forte indebolimento del dollaro o un evento climatico esteso, ma altrettanto frequenti sono le fasi di divergenza, in cui uno dei due mercati sovraperforma l’altro. Per l’investitore, comprenderne le differenze è fondamentale per una corretta diversificazione.
Investire in grano e mais: strumenti finanziari e logiche di utilizzo
Dal punto di vista dell’investimento, grano e mais sono accessibili principalmente attraverso strumenti finanziari che replicano l’andamento dei futures. I più diffusi sono Etc sulle singole materie prime o su panieri agricoli, oltre ai contratti futures diretti, generalmente riservati a investitori più esperti. Quotati a Piazza Affari sul mais c’è Wisdomtree Corn (15,53 euro al 3/2; Isin JE00BN7KB441), mentre sul grano c’è Wisdomtree Wheat (15,086 euro al 3/2; Isin JE00BN7KB664).
Questi strumenti consentono di esporsi ai movimenti di prezzo senza detenere fisicamente il prodotto, ma introducono elementi tecnici come il contango e il backwardation, che possono influire sui rendimenti nel tempo (per sapere cosa sono e come impattano sugli investimenti leggi qui). Nei mercati agricoli, infatti, il costo di stoccaggio e le aspettative sui raccolti futuri incidono in modo significativo sulla struttura dei prezzi a termine.
In teoria in un portafoglio, il grano può svolgere una funzione più difensiva, come copertura contro rischi geopolitici e shock sull’offerta alimentare globale. Il mais, invece, tende a essere utilizzato come scommessa più ciclica, legata alla crescita economica, all’energia e all’agribusiness. Tuttavia, siamo un po’ scettici sul fatto che siano gestibili senza problemi da un piccolo risparmiatore.
In primo luogo, investire tramite Etc non è come acquistare un'azione. Il rendimento è eroso dal costo per rinnovare i contratti futures in scadenza. Con scorte globali abbondanti come quelle attuali, i mercati tendono al contango (prezzi futuri più alti di quelli spot), una condizione che penalizza strutturalmente chi acquista questi prodotti per lunghi periodi. Ad esempio, nel mercato del mais, dove i futures a scadenze lontane prezzano già i costi di stoccaggio, il solo mantenimento della posizione può arrivare a costare alcuni punti percentuali l'anno, annullando eventuali lievi rialzi del prezzo della materia prima. In secondo luogo la gestione del rischio è insidiosa. Il grano mostra una volatilità "esplosiva" e imprevedibile legata a notizie geopolitiche (come le tensioni nel Mar Nero), mentre il mais ha una volatilità più ciclica e lenta. Un Etc passivo non può adattarsi a queste due nature: si rischia di subire le perdite lente del mais durante le fasi di eccesso di offerta e di entrare nel grano troppo tardi, comprando sui massimi dopo uno shock di notizie. In terzo luogo il contesto attuale non è particolarmente favorevole: è vero che i prezzi sono bassi e sotto le medie storiche recenti con i margini per gli agricoltori compressi, ma non è detto che i prezzi bassi siano per forza un'occasione di acquisto e non il riflesso di fondamentali deboli con scorte globali confortevoli che limitano il potenziale di rialzo immediato.