Il mondo Altroconsumo:
News

Caraffe filtranti: perché comprarle?

1 novembre 2011
Caraffe filtranti: perché comprarle?

Sono di moda, ma servono? Il test rivela che si tratta di una spesa inutile, che può peggiorare la qualità dell’acqua potabile.

Portate in laboratorio per verificarne l’efficacia
Il funzionamento delle caraffe è stato testato in laboratorio, dove è stata prodotta artificialmente un’acqua inquinata con diverse sostanze (metalli pesanti, sol- venti, cloriti e trialometani...), in concentrazione tale da essere però sempre sotto i limiti di legge. È stato necessario questo artificio perché la potabile che arriva a casa non ha mai valori così elevati, anche se si tende spesso a far credere il contrario. Solo così, con dei parametri da abbattere, abbiamo potuto valutare se la caraffa è davvero utile per chi ha problemi puntuali di inquinamento (come arsenico o nitrati), che, benché rari, possono essere presenti in alcune aree geografiche.

Batteri e addolcimento eccessivo
Anche se la pubblicità lascia intendere che le caraffe garantiscono sempre e comunque un miglioramento della qualità dell’acqua, il test dimostra che per alcuni aspetti tendono a peggiorarla. Il fatto più grave è certamente la proliferazione di batteri, prima non presenti nell’acqua, soprattutto verso la fine della durata della cartuccia. L’acqua filtrata, insomma, contiene più batteri di quella del rubinetto. L’altro punto debole è l’eccessivo addolcimento. È una questione di gusto, ma è molto comune non gradire l’acqua con una durezza elevata. Più viene addolcita e più somiglia alla minerale: questo è probabilmente uno dei motivi per cui le caraffe sono molto vendute. Non si può esagerare però: alcuni modelli operano un addolcimento iniziale fortissimo, portando l’acqua a zero gradi francesi (quella del rubinetto è sui 34 ° francesi).

La potabile è sempre più conveniente
Se l’acqua del rubinetto ha tutte le caratteristiche di potabilità necessarie, come stabilito da leggi nazionali ed europee, non si può dire lo stesso per quella filtrata con le caraffe. Sono in fondo dei piccoli impianti chimici, che richiedono cura e attenzione particolare, per esempio un ricambio regolare (e dispendioso) dei filtri. Se non si osservano questi accorgimenti, i rischi di contaminazione aumentano. Il paradosso, dunque, è che si spendono soldi nella speranza di filtrare sostanze indesiderate, ma nel contempo possono esserne rilasciate di nuove, che non erano presenti nell’acqua di rubinetto.
Bere l’acqua del rubinetto è da molti punti di vista la scelta migliore: costa meno di un euro all’anno, non obbliga a portare pesi a casa e i controlli rigorosi garantiscono quasi sempre una qualità buona. Non dimentichiamo anche il rispetto dell’ambiente: niente plastica e zero inquinamento da trasporto merci.



OK Questo sito usa i cookies solo per facilitarne il suo utilizzo aiutandoci a capire un po' meglio come lo utilizzi, migliorando di conseguenza la qualità della navigazione tua e degli altri. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.