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La pensione per chi resta

27 giugno 2013
La pensione per chi resta

In caso di morte del titolare, la pensione di reversibilità passa al coniuge e ai figli. Ecco le modalità e i casi in cui questo è possibile. 

In termine tecnico viene definita dall’Inps “pensione ai superstiti”: in pratica, la legge stabilisce che, in caso di morte del titolare, il diritto previdenziale passa ai familiari.

Nel nostro approfondimento trovi tutte le regole per poterne beneficiare.

Due diversi tipi

La pensione ai superstiti può essere di due tipi.

  • Di reversibilità. Se chi è deceduto già prendeva la pensione di vecchiaia o di anzianità, quella di invalidità o di inabilità.
  • Indiretta. Nel caso in cui il lavoratore deceduto, anche se non ancora in pensione, aveva comunque raggiunto i requisiti minimi per prendere la pensione. Ciò significa, in concreto, che il lavoratore al momento della sua morte aveva maturato almeno 15 anni di contribuzione versati in tutta la sua vita previdenziale oppure, in alternativa, 5 anni di contribuzione di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente la data della sua morte.

Quando la pensione passa al coniuge

Dopo la morte del coniuge, il diritto alla pensione scatta in automatico per la moglie o il marito superstite, in misura differente a seconda della presenza e del numero di figli. Questo vale anche se la coppia è separata. Attenzione, però: nel caso il giudice abbia stabilito che la rottura della coppia era “addebitabile” al coniuge superstite, la pensione passerà a quest’ultimo solo se risulta titolare dell’assegno di mantenimento stabilito dal Tribunale.

Quando la pensione passa ai figli

In caso di morte del padre/madre, la pensione ai superstiti, oltre che al coniuge, spetta anche ai figli (legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge), purché alla data del decesso del genitore siano: minori di 18 anni; studenti di scuola media superiore di età compresa tra i 18 e i 21 anni, a carico del genitore e non impegnati in alcuna attività lavorativa; studenti universitari per tutta la durata del corso legale di laurea e comunque non oltre i 26 anni, a carico del genitore e non impegnati in alcuna attività lavorativa; inabili di qualunque età, a carico del genitore.

Altri parenti

Quando non ci sono né coniuge né figli, la pensione ai superstiti può essere riconosciuta ai genitori del lavoratore deceduto, purché abbiano almeno 65 anni di età, non siano titolari di pensione diretta o indiretta e, alla data del decesso, risultino a carico del figlio.

Quanto si prende

Le quote di pensione del defunto dovute ai familiari vengono calcolate in base a ciò che sarebbe spettato al lavoratore al momento del decesso. Facciamo qualche esempio: il coniuge senza figli prenderà il 60% della pensione del coniuge defunto; il coniuge con un figlio prenderà l’80%; il coniuge con 2 o più figli prenderà il 100%. Nel caso il diritto al trattamento previdenziale ricada su più parenti, la somma delle diverse aliquote non può comunque superare il 100% della pensione. Se il superstite che percepisce la pensione possiede altri redditi, la pensione viene ridotta percentualmente a seconda del reddito.


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