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Pensioni: a chi spetta e come si calcola l'integrazione al minimo

Chi percepisce una pensione inferiore a 525,38 euro nel 2022 può contare sull'integrazione al minimo. Si tratta di un importo extra che lo Stato riconosce affinché il pensionato possa condurre una vita dignitosa. Per cacolare gli importi è necessario considerare anche la situazione familiare: l'integrazione varia infatti in base ai redditi individuali e coniugali. Ecco quali pensioni sono integrabili e come fare i calcoli.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
02 novembre 2022
  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
fondopensione

L’integrazione al trattamento minimo è stata introdotta nel 1983 per tutelare i pensionati che hanno maturato il diritto alla pensione, ma il cui importo è inferiore a un determinato livello di reddito che lo Stato fissa annualmente come minimo per garantire una vita dignitosa. Pertanto, se la pensione è al di sotto di questa soglia, il pensionato ha diritto ad una integrazione. Per il 2022, il trattamento minimo è di 525,38 euro al mese.

A chi spetta l'integrazione al minimo

Per ottenere l’integrazione al minimo, si considerano i redditi individuali o quelli coniugali. Infatti, a seconda della situazione personale familiare del pensionato, i criteri per il calcolo dell’integrazione al minimo spettante possono variare.

1) Pensionato non sposato

Se il pensionato non è sposato o è separato, il limite di reddito per ottenere interamente l’integrazione è di 6,829,94 euro annui. Per chi percepisce un reddito superiore, ma inferiore a 13.659,88 euro annui, è prevista l’integrazione parziale. Oltre a questo limite non spetta alcuna integrazione.
ESEMPIO: se un pensionato ha un reddito di 4 mila euro e una pensione di 100 euro, può ottenere l’integrazione al minimo in misura piena, cioè 525 euro al mese. Se il reddito fosse di 9.000 euro e la pensione di 200 euro mensili, avrebbe diritto solo all’integrazione parziale, che viene calcolata sottraendo il reddito al massimale (13.659-9.000) e dividendo per 13 mensilità, in questo modo si ottengono 358 euro mensili, l’integrazione al minimo porta quindi la pensione totale a 525 euro al mese.

2) Pensionato coniugato

Se il pensionato è sposato, ai fini del calcolo dell’integrazione al minimo si considerano i redditi coniugali, ma occorre verificare se la pensione abbia decorrenza antecedente al 1994 oppure successiva. Nel primo caso, i redditi coniugali non vengono considerati e ci si basa sui redditi individuali. Nel caso in cui la pensione decorra successivamente al 1994, devono esser soddisfatte due condizioni:

  • il beneficiario non deve superare i 13.659,88 euro di reddito annuo individuale;
  • i redditi coniugali non devono superare 4 volte il trattamento minimo nell'anno di riferimento. Per il 2022 pertanto il limite massimo di reddito coniugale è di 27.319,76 euro.

Per i soli pensionati che sono andati in pensione nel 1994, il limite di reddito coniugale è pari a 5 volte il trattamento minimo (34.149,70 euro per il 2022). Attenzione però, perché l’importo spettante di integrazione al minimo, è il minore che risulta dal confronto tra il reddito individuale e quello coniugale rispetto a quello conseguito.

Quali redditi sono esclusi dal calcolo

Ai fini del calcolo dei redditi individuali o coniugali non sono considerati:

  • i redditi esenti da Irpef (pensioni di guerra, rendite Inail, pensioni degli invalidi civili, trattamenti di famiglia…);
  • la pensione da integrare al minimo;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati soggetti a tassazione separata come il TFR.

Quali pensioni sono integrabili

Sono integrabili al minimo tutte le prestazioni previdenziali, comprese le indirette come la reversibilità erogate dall’Inps, dai fondi speciali per i lavoratori autonomi, dai fondi esclusivi e sostitutivi dell'assicurazione generale obbligatoria ad eccezione della pensione supplementare.

Inoltre, l’integrazione al minimo non si applica alle pensioni liquidate esclusivamente con le regole del sistema contributivo cioè per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 o ha esercitato l'opzione al sistema contributivo. Chi ha aderito ad opzione donna invece, può richiedere l’integrazione.