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Pensioni: quanto sono aumentate con l'adeguamento automatico? Facciamo i calcoli

Dopo anni di blocchi e adeguamenti ridotti all’osso, nel 2022 le pensioni tornano ad ottenere gli adeguamenti automatici con le percentuali del 100%, 90% e 75% tramite il meccanismo degli scaglioni di reddito. Vediamo insieme i nuovi importi.

20 luglio 2022
tagli pensione

L’adeguamento automatico delle pensioni è quel meccanismo che prevede la rivalutazione annua delle pensioni in base all’andamento dell’inflazione. La perequazione automatica (questo è il nome tecnico) è la misura che dovrebbe proteggere le pensioni dalla perdita di potere d’acquisto adeguandone l’importo al costo della vita. Tuttavia, negli ultimi 10 anni l’adeguamento automatico è stato più volte ritoccato per esigenze di bilancio, garantendo l’adeguamento pieno solo alle pensioni di importo più basse. Vediamo invece cosa è cambiato nel 2022.

Gli aumenti delle pensioni nel 2022

L’adeguamento delle pensioni viene fatto sulla base degli incrementi dell’indice annuo dei prezzi al consumo accertati dall’Istat. In particolare, si fa riferimento all’indice FOI cioè l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi.

A seconda dell’importo dell’assegno pensionistico si applicano diverse percentuali di adeguamento al costo della vita, in particolare dal 2022 le fasce reddituali sono 3 e si basano sul valore del trattamento minimo della pensione che per quest’anno è pari a 523,83 euro mensili. In pratica, al crescere dell’importo della pensione, decresce il valore dell’adeguamento:

  • per pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo, cioè fino a 2.095,32 euro lordi al mese, la rivalutazione si applica al 100% del suo importo;
  • per importi tra le 4 e le 5 volte il trattamento minimo, cioè fino a 2.619,15 euro lordi al mese, la rivalutazione si applica al 90% del suo importo;
  • per pensioni che superano le 5 volte il trattamento minimo, cioè oltre i 2.619,15 euro lordi al mese, la rivalutazione si applica al 75% del suo importo.

Per il 2022 la percentuale di perequazione è dell’1,7%, di conseguenza chi si trova nella prima fascia di reddito vede la propria pensione crescere dell’1,7%, la seconda fascia ottiene un incremento dell’1,53% per la parte di reddito che supera la prima fascia, mentre la terza fascia applica la percentuale dei primi due scaglioni e infine quella dell’1,275%.

Facciamo un esempio, una pensione di 2.500 euro lordi mensili ottiene un incremento dell’1,7% per il primo scaglione di reddito, pari a 35,62 euro e dell1,53% per la parte di reddito che si situa nella seconda fascia di reddito, cioè altri 6, 19 euro per un totale mensile di 41,81 euro.

Quali pensioni vengono adeguate?

Ogni anno viene emanato il decreto interministeriale che contiene l’indice di rivalutazione delle pensioni che viene applicato al cumulo di tutte le pensioni percepite da ogni soggetto, erogate dall’Inps e dagli altri Enti. Quando viene effettuato il calcolo dell’aumento, questo viene poi ripartito proporzionalmente su ogni pensione che concorre a formare il totale.

Il decreto con il valore della perequazione viene utilizzato anche per:

  • calcolare il trattamento minimo preso come base di calcolo per diverse prestazioni erogate dall’Inps;
  • adeguare il valore delle pensioni sociali e delle prestazioni a favore di mutilati, invalidi civili, ciechi e sordomuti;
  • aggiornare il valore dell’assegno sociale, che influisce anche sui requisiti per l’accesso alla pensione per chi ha iniziato a versare i contributi dopo il 31 dicembre 1995 (pensioni interamente contributive). Lo stesso avviene per i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia e a quella anticipata.

I conguagli della pensione

Il meccanismo della perequazione delle pensioni non è particolarmente semplice, infatti, prevede adeguamenti provvisori e definitivi che comportano dei conguagli in corso d’anno sulle pensioni. Entro il 20 novembre dell’anno in corso il Ministero delle finanze insieme a quello del lavoro e delle politiche sociali emanano un decreto che contiene:

  • l’adeguamento definitivo per l’anno precedente, il cui effetto si applica dal 1°gennaio dell’anno in corso;
  • l’adeguamento provvisorio per l’anno in corso che si applica dal 1° gennaio dell’anno successivo.

In pratica, ogni anno a gennaio si applica un adeguamento provvisorio, che viene rivisto entro novembre, se dalla rielaborazione scaturiscono dei conguagli questi verranno effettuati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. Spesso però, com’è accaduto quest’anno, l’indice di adeguamento provvisorio stabilito a novembre viene rivisto a inizio d’anno e le differenze che ne scaturiscono vengono corrisposte nella pensione di marzo.

In ogni caso l’adeguamento non può esser negativo, quindi in caso di inflazione inferiore a zero gli importi delle pensioni non vengono adeguati.