Come sono suddivise le materie prime nei prodotti finanziari
Le materie prime utilizzate nei prodotti finanziari vengono suddivise in grandi categorie, ognuna delle quali raggruppa beni con caratteristiche simili.
Le materie prime utilizzate nei prodotti finanziari vengono suddivise in grandi categorie, ognuna delle quali raggruppa beni con caratteristiche simili.
Quando si parla di investimenti in materie prime, spesso si immagina un mondo complicato fatto di contratti, indici e strumenti derivati. In realtà, il punto di partenza è molto semplice: le materie prime utilizzate nei prodotti finanziari vengono suddivise in grandi categorie, ognuna delle quali raggruppa beni con caratteristiche simili. Questa suddivisione serve a costruire indici più chiari, prodotti più stabili e strategie di investimento più diversificate. Capire come funzionano queste categorie aiuta chiunque, anche senza conoscenze tecniche, a orientarsi meglio nel mondo dei mercati delle commodity.
Una prima distinzione distingue tra materie prime energetiche, metalli industriali, metalli preziosi, prodotti agricoli e bestiame. Queste categorie non sono scelte a caso: ogni gruppo rispecchia l’utilizzo economico della materia prima, la sua dinamica di mercato e il modo in cui viene scambiata sulle borse internazionali.
Iniziamo dall’energia, che comprende risorse come gas naturale, petrolio WTI e Brent, benzina, gasolio e olio combustibile. Si tratta delle materie prime più influenti per l’economia globale, perché incidono sul costo dei trasporti, della produzione industriale e dell’energia domestica. Le oscillazioni dei prezzi energetici impattano praticamente ogni settore, motivo per cui questi asset sono tra i più seguiti e analizzati. I prodotti finanziari basati sull’energia cercano di replicare l’andamento di questi beni fisici, spesso attraverso contratti future.
Accanto all’energia troviamo i metalli industriali, come rame, zinco, nichel, piombo e alluminio (vedi qui un esempio sul rame). Sono materiali fondamentali per l’edilizia, l’elettronica, le infrastrutture e la produzione di macchinari. Chi investe in questi metalli punta spesso sulla crescita economica globale: quando l’economia accelera, di solito aumenta anche la domanda di questi materiali.
Un’altra categoria importante è quella dei metalli preziosi, dominata da oro e argento, con la presenza anche di platino e palladio. L’oro è spesso percepito come “bene rifugio”, cioè come un asset che tende a mantenere valore nei momenti di crisi, mentre altri metalli preziosi vengono usati anche in ambito industriale (vedi qui per l’ultimo articolo uscito sull’oro). La suddivisione permette agli investitori di scegliere prodotti specifici per proteggere il proprio portafoglio dall’instabilità dei mercati.
Le materie prime agricole rappresentano invece un universo molto ampio. Per semplificarne la comprensione, gli indici li suddividono a loro volta in sottocategorie funzionali. I grains, cioè i cereali, includono frumento, mais, soia… Si tratta di prodotti legati alla sicurezza alimentare mondiale e molto sensibili alle condizioni climatiche (vedi qui un’analisi sulla soia). Poi troviamo i softs, che comprendono zucchero, cotone, caffè e cacao, tutti beni tipicamente coltivati in regioni tropicali o subtropicali (qui le nostre ultime analisi su caffè e cacao). Questi prodotti sono soggetti alle oscillazioni dovute ai raccolti, alle stagioni, ai trasporti e alle dinamiche della domanda globale.
Infine, un’altra categoria significativa è rappresentata dal bestiame (livestock), che comprende bovini da carne (live cattle) e suini (lean hogs). Anche queste materie prime hanno cicli di mercato specifici, legati alla produzione agricola, ai costi dei mangimi e ai consumi alimentari. Gli indici che includono il bestiame consentono agli investitori di accedere a un settore agricolo molto diverso rispetto ai prodotti coltivati.
Queste categorie, non servono soltanto a fare ordine: sono la base per costruire gli indici finanziari che a loro volta vengono utilizzati per creare strumenti d’investimento accessibili anche ai piccoli risparmiatori, come gli Etc che sono quotati a Piazza Affari. Inoltre, la suddivisione permette di controllare meglio il rischio: investire in un indice che comprende molte categorie diverse è generalmente meno rischioso rispetto a puntare tutto su una sola materia prima, perché si riducono gli effetti delle oscillazioni di un singolo mercato.