Teleriscaldamento: è davvero green? Come funziona e quando conviene
Il teleriscaldamento viene spesso presentato come una soluzione sostenibile per riscaldare le abitazioni, grazie alla possibilità di recuperare il calore prodotto dalle industrie e di utilizzare fonti rinnovabili. Ma come funzione e quanto è ecologico il sistema delle reti attualmente utilizzate in Italia?
Il teleriscaldamento è un sistema che permette di riscaldare più edifici attraverso una rete di distribuzione del calore, il quale viene prodotto in uno o più impianti centralizzati. Invece di utilizzare una caldaia in ogni abitazione o condominio, l'energia termica viene generata in una centrale e trasportata mediante un fluido termovettore, di solito acqua, che raggiunge gli edifici attraverso tubazioni isolate. Una volta che l’energia termica arriva a destinazione, uno scambiatore la trasferisce all'impianto interno dell'edificio, alimentando i termosifoni, il riscaldamento a pavimento e, dove previsto, la produzione di acqua calda sanitaria. Il fluido della rete, dopo aver ceduto parte del proprio calore, ritorna verso la centrale per essere nuovamente riscaldato.
L'impatto ambientale
In generale, non è detto che l’impatto ambientale di una rete di teleriscaldamento sia minore di quello dei sistemi più tipici in Italia, per esempio, un insieme di caldaie a gas domestiche o di impianti elettrici a pompa di calore. Tutto dipende da come viene prodotto il calore, da quanta energia utile si ottiene a partire dall’energia primaria, e da quanto impatta la creazione dell’infrastruttura. Per stabilire invece quanto è conveniente per una famiglia, bisogna valutare quanto è facile allacciarsi alla rete e quali sono i costi fissi e variabili rispetto a un sistema che produce calore in casa o in condominio.
Tuttavia, la possibilità di sfruttare tecnologie di produzione energetica diverse rappresenta una delle caratteristiche più interessanti del teleriscaldamento. Una stessa rete può essere alimentata da più impianti, oppure può modificare nel tempo la composizione delle fonti energetiche utilizzate, e nella scelta delle fonti si gioca la possibilità di valorizzare e ottimizzare le risorse energetiche disponibili localmente, soprattutto se sono rinnovabili o se si recupera calore prodotto da altre attività industriali. Inoltre, la produzione centralizzata di calore può essere più efficiente del suo equivalente distribuito nelle varie case. Il potenziale per abbassare l’impronta carbonica del riscaldamento c’è, ma non è automatico: tutto dipende dalle scelte e dagli investimenti sugli impianti centralizzati.
Torna all'inizioCome funziona e quando è un'opzione conveniente
La produzione centralizzata permette di utilizzare impianti di grandi dimensioni e fonti energetiche differenti: il calore può essere prodotto da caldaie alimentate a gas naturale, impianti di cogenerazione che generano contemporaneamente elettricità e calore, termovalorizzatori, impianti a biomassa, sistemi geotermici o pompe di calore di grandi dimensioni. Il recupero del calore residuo delle attività industriali, utilizzando energia termica che sarebbe altrimenti dispersa nell'ambiente, rientra tra le tecniche disponibili ma è purtroppo ancora un caso marginale in Italia.
Dov'è diffuso
In Italia il teleriscaldamento è presente soprattutto nelle regioni settentrionali. Secondo l'Annuario AIRU 2025, che raccoglie i dati relativi al 2024, sul territorio nazionale erano censite 432 reti, per un'estensione complessiva di quasi 5.200 chilometri e una volumetria riscaldata di 411,7 milioni di metri cubi. Lombardia e Piemonte concentravano insieme il 68,7% della volumetria nazionale, mentre considerando tutte le regioni settentrionali la quota raggiungeva il 98% del parco nazionale. Nel complesso, AIRU ha stimato che il teleriscaldamento copriva nel 2024 circa il 2,7% della domanda italiana di calore per riscaldamento, con una presenza particolarmente significativa in alcune città, tra cui Torino, Milano e Brescia.
Come funziona e quando è conveniente
Negli edifici condominiali il collegamento alla rete di teleriscaldamento avviene attraverso una sottostazione dotata di uno scambiatore, che trasferisce il calore all'impianto centralizzato dell'edificio. L'energia viene poi distribuita ai singoli appartamenti attraverso i sistemi di riscaldamento già presenti, come termosifoni o pannelli radianti, e può essere utilizzata anche per produrre acqua calda sanitaria. La contabilizzazione dei consumi e la ripartizione delle spese dipendono dalle caratteristiche dell'impianto condominiale.
Il teleriscaldamento è un'opzione da prendere in considerazione soprattutto nei condomini dotati di una caldaia centralizzata e raggiungibili dalla rete. In questi casi, il collegamento permette di sostituire la caldaia condominiale con una sottostazione di scambio termico, eliminando la necessità di produrre calore direttamente nell'edificio. La convenienza dell'intervento dipende dai costi di allacciamento, dalle tariffe applicate dal gestore, dalle condizioni dell'impianto esistente e dalle caratteristiche energetiche della rete. Il passaggio può essere interessante quando l’allacciamento è agevole e la caldaia condominiale è prossima alla sostituzione.
Se invece il condominio utilizza già pompe di calore efficienti per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria, il passaggio al teleriscaldamento è generalmente poco interessante. Le pompe di calore moderne sfruttano l'energia in modo molto efficiente e, soprattutto quando lavorano a basse temperature, possono garantire consumi ed emissioni contenuti. Sostituirle con il teleriscaldamento comporterebbe nuovi costi di allacciamento e adeguamento degli impianti, difficilmente giustificabili in presenza di un sistema già efficiente e funzionante.
Per valutare il collegamento, l'amministratore può richiedere al gestore della rete una verifica di fattibilità tecnica e un preventivo. La proposta dovrà poi essere esaminata dall'assemblea condominiale, considerando i costi dell'intervento, la spesa annua prevista per il riscaldamento e le condizioni contrattuali. È importante valutare anche l'origine del calore distribuito dalla rete, per comprendere quali benefici ambientali potrebbe offrire rispetto all'impianto già presente nell'edificio.
Torna all'inizioQuali fonti alimentano davvero la rete?
I dati italiani mostrano un settore ancora fortemente dipendente dal gas naturale. Secondo i dati di AIRU, nel 2024 il gas naturale rappresentava il 70,5% dell'energia primaria impiegata dagli impianti, seguito dai rifiuti urbani residuali, con il 14,9%, e dalle bioenergie, principalmente biomasse, con l'11%.
Cogenerazione
Se una rete di teleriscaldamento utilizza soprattutto gas naturale, i benefici energetici derivano principalmente dalla possibilità di sfruttare il combustibile in modo più efficiente. È il caso della cogenerazione, che permette di produrre contemporaneamente elettricità e calore, riducendo il consumo complessivo di energia rispetto alla loro produzione separata. In queste condizioni si possono ottenere anche riduzioni delle emissioni di CO₂. Si tratta però di un miglioramento nell'utilizzo delle fonti fossili, non del loro superamento: il riscaldamento continua a dipendere dalla combustione del gas naturale.
Le altre fonti
Il contributo delle altre fonti nel 2024 è stato decisamente più contenuto. La geotermia rappresentava l'1,5% dell'energia complessiva, mentre il recupero del calore da processi industriali si fermava allo 0,6%. Il bilancio comprendeva inoltre una quota dell'1,4% attribuita all'energia primaria fossile del sistema elettrico nazionale (utilizzata per contabilizzare l'elettricità prelevata dalla rete) oltre a contributi marginali di gasolio, olio combustibile e solare termico.
| FONTI DI ENERGIA UTILIZZATE (tonnellate equivalenti di petrolio, tep) | 2014 | 2024 | |
|---|---|---|---|
| Fossile | Gas naturale | 1.180.626 | 1.348.214 |
| Rifiuti urbani residui | 209.616 | 285.522 | |
| Carbone | 42.078 | 0 | |
| Gasolio e olio combustibile | 1.207 | 1.621 | |
| Energia primaria fossile del Sistema Elettrico Nazionale | 24.840 | 26.597 | |
| Rinnovabile | Biomasse, bioliquidi e biogas | 152.682 | 210.258 |
| Geotermia | 21.638 | 28.736 | |
| Recupero di calore da processi industriali | 180 | 10.781 | |
| Solare termico | 0 | 160 |
Questo mix energetico risulta stabile da anni: nel 2014 il gas rappresentava il 72,3% delle fonti utilizzate e la sua quota si è ridotta pochissimo, meno di due punti percentuali nell'arco di dieci anni. Nello stesso periodo, la quota di energia primaria proveniente dai rifiuti urbani residuali è passata dal 12,8% al 14,9%, mentre quella delle bioenergie è cresciuta dal 9,4% all'11%. In questi dieci anni la volumetria totale riscaldata tramite teleriscaldamento è passata da circa 316 milioni di metri cubi a fine 2014 a circa 412 milioni di metri cubi a fine 2024 (+30,2%), ma il mix energetico è rimasto pressoché invariato.
Il 72% dell'energia utilizzate dal teleriscaldamento è fossile
Nell'Annuario AIRU, il 72% dell'energia primaria utilizzata dal teleriscaldamento italiano è classificato come fossile, mentre il restante 28% viene raggruppato nella categoria “rinnovabili”. Quest'ultima comprende, oltre alle bioenergie, alla geotermia, al solare termico e al calore recuperato dai processi industriali, l'intera quota di termovalorizzazione dei rifiuti urbani residuali, pari al 14,9% del totale. Per questi ultimi, però, AIRU considera sia la componente biodegradabile, di origine rinnovabile, sia quella non biodegradabile, che comprende materiali di origine fossile come le plastiche. Il 28% rinnovabile di energia primaria rappresenta quindi, in realtà, un aggregato che comprende fonti rinnovabili, recupero energetico e componenti di origine fossile. La percentuale di energia primaria davvero rinnovabile è di fatto inferiore al 28% del totale.
Torna all'inizioCome viene prodotto il calore
Fin qui abbiamo considerato le fonti energetiche che alimentano gli impianti. Per capire da dove proviene il calore distribuito alle abitazioni dobbiamo però osservare anche come queste risorse vengono utilizzate. Questo perché caldaie, cogeneratori e pompe di calore trasformano l'energia attraverso processi differenti e con rendimenti diversi.
Secondo l'Annuario AIRU 2025, nel 2024 le centrali italiane hanno immesso nelle reti di teleriscaldamento circa 11.384 GWh di energia termica. Quasi la metà, il 49,5%, proveniva da impianti di cogenerazione alimentati da combustibili fossili, mentre un ulteriore 20,9% era prodotto da impianti che generano esclusivamente calore, anch'essi alimentati da fonti fossili. Le due categorie rappresentavano complessivamente il 70,4% del calore immesso nelle reti. La cogenerazione consente di recuperare energia termica che, nella sola produzione elettrica, andrebbe altrimenti dispersa, migliorando lo sfruttamento del combustibile. La produzione semplice, invece, genera calore senza produrre contemporaneamente elettricità. Il teleriscaldamento alimentato da fonti fossili può quindi offrire vantaggi di efficienza e ridurre le emissioni rispetto alla produzione separata di calore ed elettricità, ma continua a utilizzare combustibili che producono CO₂.
Il restante calore immesso nelle reti italiane nel 2024 proveniva da tecnologie classificate da AIRU in altre categorie: il 15,5% dalla cogenerazione indicata come rinnovabile, il 7,7% dalla produzione di sola energia termica da combustibili rinnovabili, soprattutto biomasse, e il 2,8% da fonti rinnovabili dirette, principalmente geotermia e solare termico. Le pompe di calore contribuivano per il 2,6%, mentre il recupero diretto del calore industriale rappresentava appena l'1,1%.
| TECNOLOGIE DI PRODUZIONE (2024) | % di energia immessa in rete |
|---|---|
| Da cogenerazione fossile | 49,5 |
| Da produzione di calore con fossile | 20,9 |
| Da cogenerazione rinnovabile | 15,5 |
| Da produzione di calore con rinnovabili | 7,7 |
| Da rinnovabili dirette | 2,8 |
| Da pompa di calore | 2,6 |
| Da recupero di calore industriale | 1,1 |
Fonte dati: AIRU, annuario 2025
La prospettiva: il recupero del calore industriale
Nonostante il suo peso ancora marginale nel teleriscaldamento italiano, il recupero del calore industriale presenta importanti potenzialità. L'Annuario AIRU documenta alcuni progetti che mostrano come questa risorsa possa essere valorizzata. Ad Aosta, per esempio, il teleriscaldamento recupera energia termica dall'acciaieria Cogne Acciai Speciali. Nel 2024 è diventato pienamente operativo un ulteriore sistema che utilizza il calore ad alta temperatura proveniente dal forno fusorio dello stabilimento. Secondo le stime riportate da AIRU, questo progetto permetterà di evitare oltre 11.400 tonnellate di emissioni di CO₂ all'anno, attraverso una maggiore valorizzazione dell'energia termica residua dell'acciaieria.
Un altro esempio è quello di Busalla, in provincia di Genova, dove nel 2024 è entrata in funzione una rete di teleriscaldamento alimentata dal calore recuperato dalla raffineria IPLOM. Il sistema è progettato per fornire riscaldamento a utenze residenziali, edifici pubblici, scuole e attività commerciali.
Un fattore limitante alla diffusione di questi impianti è la necessità di condizioni precise: il calore deve essere disponibile in quantità e a temperature adeguate, mentre la distanza tra gli stabilimenti industriali e gli edifici da riscaldare non deve pesare troppo sui costi di realizzazione e sulle perdite durante il trasporto. Anche la continuità dei processi produttivi è importante, perché il fabbisogno di riscaldamento degli edifici deve essere soddisfatto durante tutta la stagione invernale.
Il recupero del calore industriale rappresenta quindi una possibilità concreta per ridurre i consumi energetici e le emissioni, soprattutto quando consente di sostituire la produzione di calore da combustibili fossili. La sua diffusione dipenderà dagli investimenti nelle infrastrutture e dalla capacità di collegare le risorse termiche disponibili sul territorio alle utenze che possono effettivamente utilizzarle.
Efficienza e perdite di rete: quanta energia arriva effettivamente nelle abitazioni?
Come influsice il trasporto
La sostenibilità del teleriscaldamento dipende anche dall'efficienza con cui l'energia termica viene trasportata dalle centrali agli edifici. Durante il passaggio attraverso le tubazioni sotterranee, una parte del calore si disperde nell'ambiente. Le perdite sono influenzate dalla temperatura del fluido termovettore, dall'isolamento delle condotte, dall'estensione della rete e dalla quantità di energia distribuita alle utenze.
Secondo AIRU, nel 2024 le centrali italiane hanno prodotto 11.409 GWh di energia termica, mentre quella utile erogata alle utenze è stata pari a 9.245 GWh, circa l'81% della produzione lorda. La differenza comprende le dispersioni di calore lungo le reti, gli autoconsumi delle centrali e una quota di energia impiegata per produrre raffrescamento (attraverso i gruppi frigoriferi ad assorbimento, GFA).
Per migliorare l'efficienza delle reti è importante contenere le temperature di esercizio, ridurre le dispersioni e sfruttare al meglio il calore prodotto. Anche la concentrazione degli edifici collegati svolge un ruolo rilevante: nelle aree urbane densamente popolate, una rete può distribuire grandi quantità di energia attraverso un'infrastruttura relativamente compatta. Nei territori caratterizzati da edifici distanti tra loro, invece, la distribuzione richiede reti più estese e investimenti maggiori rispetto alla quantità di calore fornita.
Torna all'inizioPro e contro rispetto a caldaie a gas e pompe di calore
Per confrontare correttamente i sistemi bisogna considerare quanta energia viene consumata per fornire la stessa quantità di calore utile all'abitazione e quali emissioni sono associate alla sua produzione. Il bilancio ambientale contenuto nell'Annuario AIRU 2025 attribuisce al teleriscaldamento italiano un contributo significativo al risparmio energetico.
Secondo le elaborazioni dell'associazione, nel 2024 le reti hanno consentito un risparmio di circa 600.000 tonnellate equivalenti di petrolio di energia primaria fossile, corrispondenti a circa il 25,1% in meno di consumi rispetto a un sistema convenzionale utilizzato come riferimento, costituito dalle caldaie degli edifici e dalla produzione elettrica del sistema nazionale, tenendo conto anche dell'elettricità prodotta dagli impianti di cogenerazione.
AIRU stima, inoltre, che il funzionamento delle reti di teleriscaldamento ha permesso di evitare l'emissione di circa 1,8 milioni di tonnellate di CO₂, equivalenti a una riduzione delle emissioni del 31,8% rispetto allo scenario convenzionale considerato. La prospettiva di una riduzione ulteriore delle emissioni dipende invece dall'evoluzione delle fonti utilizzate: sarà fondamentale un maggiore ricorso alle rinnovabili e al recupero del calore.
Come confrontare l'impatto ambientale
Le pompe di calore elettriche sono generalmente una delle soluzioni più efficaci per ridurre le emissioni del riscaldamento domestico. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (IEA), consumano da tre a cinque volte meno energia rispetto a una caldaia a gas efficiente e consentono di ridurre le emissioni climalteranti, anche considerando l'elettricità necessaria al loro funzionamento. Il vantaggio è particolarmente significativo negli edifici ben isolati, dove le pompe di calore possono lavorare a temperature più basse e raggiungere rendimenti elevati.
Pompe di calore: meno CO₂ ma più inquinamento complessivo
Il teleriscaldamento può quindi ottenere risultati ambientali favorevoli, ma le prestazioni dipendono dalle fonti energetiche utilizzate dalla singola rete. Un esempio arriva da uno studio del Politecnico di Milano pubblicato nel 2021 (Environmental Life Cycle Assessment scenarios for a district heating network. An Italian case study, Famiglietti et al.), che ha confrontato una rete di teleriscaldamento esistente nella zona nord di Milano con un sistema alternativo costituito da pompe di calore elettriche ad acqua di falda. La rete analizzata produceva circa il 73% del calore attraverso impianti alimentati a gas naturale, mentre il resto proveniva dalla termovalorizzazione dei rifiuti e dal recupero di calore industriale. Nello scenario esaminato, le pompe di calore presentavano emissioni climalteranti inferiori del 43% rispetto al teleriscaldamento: 118 grammi di CO₂ equivalente per ogni kWh di calore fornito, contro 208 grammi.
Il confronto è stato effettuato attraverso un'analisi del ciclo di vita, considerando anche gli impatti ambientali legati alla realizzazione delle infrastrutture. Lo studio non si limitava però alle emissioni di CO₂: valutava sedici categorie di impatto ambientale e, nell'indicatore aggregato e ponderato utilizzato dai ricercatori, il teleriscaldamento otteneva un risultato migliore. Quest'ultima valutazione dipende anche dalle scelte metodologiche adottate per attribuire i diversi impatti ambientali.
Torna all'inizioQuanto costa e quando si risparmia
Il teleriscaldamento può rappresentare un'alternativa economicamente interessante agli impianti tradizionali, soprattutto quando permette di sostituire una vecchia caldaia centralizzata senza dover sostenere costi elevati per l'allacciamento alla rete. La convenienza dipende però dalle tariffe applicate dal gestore, dai consumi dell'edificio e dagli investimenti necessari. Il fatto che il calore venga prodotto in modo centralizzato non garantisce, da solo, una bolletta più bassa.
Costi di allacciamento, bollette e manutenzione: cosa considerare nel confronto con le alternative
La spesa per il teleriscaldamento comprende generalmente una componente legata all'energia termica consumata e, a seconda del contratto, eventuali quote fisse. Per gli edifici non ancora collegati alla rete occorre considerare anche i costi di allacciamento, l'installazione della sottostazione di scambio termico e gli eventuali adeguamenti dell'impianto interno. Una volta effettuato il collegamento, vengono meno le spese legate alla gestione e alla manutenzione della caldaia sostituita, mentre rimangono quelle dell'impianto condominiale e della sottostazione, secondo le responsabilità previste dal contratto.
Per confrontare il teleriscaldamento con una caldaia a gas o con una pompa di calore bisogna valutare il costo complessivo del riscaldamento nell'arco di più anni, considerando sia gli investimenti iniziali sia le spese di esercizio.
Nel caso delle caldaie entrano nel calcolo l'acquisto e l'installazione dell'apparecchio, il combustibile, i controlli periodici e la manutenzione.
Per le pompe di calore bisogna considerare il costo dell'impianto, gli eventuali interventi di adeguamento e la spesa per l'elettricità consumata.
La comparazione richiede inoltre una misura comune: il costo per chilowattora di calore utile fornito all'edificio. Con il teleriscaldamento il calcolo è più facile perché si acquista direttamente energia termica, mentre con gas ed elettricità si acquista energia che viene successivamente trasformata in calore e il rendimento della caldaia o l'efficienza stagionale della pompa di calore incidono sul costo complessivo del riscaldamento. Nel confronto vanno considerate anche le quote fisse, che possono avere un peso significativo soprattutto negli edifici con consumi contenuti.
Quando è conveniente
Il teleriscaldamento merita di essere valutato soprattutto quando un condominio deve sostituire una vecchia caldaia centralizzata e si trova vicino a una rete esistente. In questo caso, il preventivo di allacciamento può essere confrontato con il costo di una nuova caldaia o dell'installazione di pompe di calore, tenendo conto anche delle future spese di gestione. La convenienza aumenta se l'allacciamento richiede pochi interventi e le condizioni tariffarie consentono un risparmio nel tempo. Se invece l'edificio utilizza già pompe di calore moderne ed efficienti, il passaggio al teleriscaldamento comporterebbe un nuovo investimento e difficilmente risulterebbe vantaggioso senza una riduzione significativa dei costi di esercizio. Per gli edifici lontani dalla rete, infine, il costo dell'eventuale estensione delle tubazioni può rappresentare un ostacolo determinante.
Come viene stabilito il prezzo del calore
Un aspetto particolarmente importante riguarda il modo in cui viene stabilito il prezzo del calore. Nell'indagine sui prezzi del settore condotta nel 2022, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) aveva rilevato che numerosi operatori utilizzavano il metodo del cosiddetto costo evitato: il prezzo del teleriscaldamento veniva determinato prendendo come riferimento quanto l'utente avrebbe speso con un sistema alternativo, generalmente una caldaia a gas.
Durante la crisi energetica del 2022 questo meccanismo ha contribuito a determinare forti aumenti delle tariffe, che seguivano la crescita delle quotazioni del gas. ARERA aveva rilevato rincari anche nelle reti alimentate in misura significativa da fonti diverse dal gas naturale, come la termovalorizzazione dei rifiuti. In alcuni casi, l'aumento dei ricavi degli operatori era risultato superiore alla crescita dei costi variabili di produzione. Il prezzo pagato dalle famiglie, quindi, non rifletteva necessariamente l'andamento dei costi effettivi del calore fornito dalla rete.
Le criticità emerse hanno portato all'introduzione della regolazione tariffaria del settore. Nel 2026 è ancora applicato un metodo transitorio, mentre ARERA ha sottoposto a consultazione il metodo destinato a entrare a regime. La regolazione mira a rafforzare il rapporto tra le tariffe applicate, i costi efficienti del servizio e la tutela degli utenti.
Prima di scegliere il teleriscaldamento, il preventivo dovrebbe permettere di stimare la spesa annua complessiva, distinguendo il costo dell'energia consumata dalle quote fisse, dagli oneri iniziali e dalle eventuali spese di manutenzione. È importante verificare anche come potranno cambiare le tariffe negli anni successivi, in particolare se il prezzo del calore è collegato all'andamento del gas.
Torna all'inizioQuali svantaggi ci sono per il consumatore
Uno degli aspetti più delicati del teleriscaldamento riguarda la libertà di scelta del consumatore. Le reti costituiscono infrastrutture locali, generalmente gestite da un singolo operatore. Per chi è collegato, cambiare sistema di riscaldamento può richiedere investimenti significativi, soprattutto quando è necessario realizzare una nuova centrale termica condominiale o installare impianti alternativi.
Per questo motivo assumono particolare importanza la trasparenza delle condizioni contrattuali e la regolazione del servizio. ARERA disciplina gli obblighi informativi dei gestori, le modalità di determinazione dei corrispettivi di allacciamento e le condizioni per esercitare il diritto di recesso e scollegamento dalla rete. La disciplina richiede inoltre che i contratti riportino le componenti del prezzo e i criteri previsti per il loro aggiornamento.
La trasparenza riguarda anche le prestazioni ambientali. La regolazione ARERA prevede obblighi di comunicazione delle fonti energetiche utilizzate per produrre il calore e delle relative caratteristiche ambientali, attraverso le informazioni rese disponibili agli utenti nelle bollette e sui siti dei gestori.
Torna all'inizioPer il teleriscaldamento serve una caldaia in casa?
No. Negli edifici collegati al teleriscaldamento la funzione di produzione del calore svolta dalla caldaia tradizionale viene sostituita dalla sottostazione di scambio termico, che alimenterà l’impianto domestico di riscaldamento e in alcuni casi anche l’impianto per l’acqua calda sanitaria.
Come si può sapere se il teleriscaldamento della propria città utilizza fonti rinnovabili?
Per conoscere le fonti energetiche utilizzate è possibile consultare le informazioni fornite dal gestore attraverso la bolletta o il sito internet. La regolazione ARERA sulla trasparenza del teleriscaldamento prevede la comunicazione del mix energetico e delle informazioni sulle prestazioni ambientali del servizio. È importante verificare se i dati si riferiscono alla singola rete oppure all'insieme delle reti gestite dall'operatore, perché le caratteristiche energetiche possono variare da una città all'altra.
Esiste un bonus per il teleriscaldamento nel 2026?
Il decreto-legge 21/2026, convertito dalla legge 49/2026, ha esteso a partire dal 1° gennaio 2026 il bonus sociale alle famiglie economicamente svantaggiate che utilizzano il teleriscaldamento, comprese quelle con almeno quattro figli a carico che soddisfano i requisiti previsti.
ARERA ha avviato il procedimento per definire le modalità applicative dell'agevolazione e nell'agosto 2026 ha istituito una componente tariffaria destinata a finanziarla. Sullo schema di regolazione il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole nell'ottobre 2026. Il meccanismo proposto prevede l'erogazione nel corso del 2027 delle agevolazioni maturate dal 2026, secondo le modalità che saranno definite dalla disciplina attuativa.
Come richiedere l'allacciamento al teleriscaldamento per una casa indipendente o un condominio?
Il primo passo consiste nel verificare se la propria abitazione si trova in un'area servita da una rete di teleriscaldamento. L'informazione può essere richiesta al gestore locale, che può valutare anche la possibilità di estendere la rete per raggiungere edifici situati nelle vicinanze. La procedura cambia a seconda che si tratti di un'abitazione indipendente o di un condominio.
Se abiti in una casa indipendente, puoi contattare direttamente il gestore per richiedere una verifica di fattibilità tecnica e un preventivo di allacciamento. Il sopralluogo serve a valutare la distanza dalla rete, le caratteristiche dell'impianto esistente e gli interventi necessari per installare lo scambiatore di calore. Prima di accettare il preventivo è importante verificare quali lavori sono compresi e quali rimangono a tuo carico, come l'adeguamento dell'impianto interno o la rimozione della vecchia caldaia. Per valutare la convenienza, confronta la spesa annua stimata per il teleriscaldamento con quella del sistema attuale e di eventuali alternative, considerando anche i costi iniziali.
Se abiti in un condominio con riscaldamento centralizzato, puoi chiedere all'amministratore di contattare il gestore della rete per una valutazione preliminare. Dopo il sopralluogo, il gestore può presentare una proposta tecnico-economica, che dovrà essere esaminata dall'assemblea condominiale. La decisione di allacciare l'impianto comune richiede una delibera con le maggioranze previste dalla normativa applicabile. Prima del voto, è opportuno che i condomini conoscano i costi complessivi dell'intervento, la ripartizione delle spese, le condizioni contrattuali e il confronto con le alternative disponibili. Se invece gli appartamenti dispongono di riscaldamento autonomo, occorre verificare con un tecnico e con l'amministratore la fattibilità degli interventi sulle singole unità e sulle eventuali parti comuni.
In entrambi i casi, oltre ai prezzi, è utile richiedere al gestore informazioni sulle fonti energetiche utilizzate dalla rete e sulle emissioni associate alla produzione del calore. È inoltre importante esaminare le modalità di aggiornamento delle tariffe e le condizioni previste per un eventuale futuro scollegamento. ARERA disciplina gli obblighi informativi dei gestori, gli allacciamenti e il diritto di recesso dal servizio.
