Consigli

Documenti: quali conservare e per quanto tempo

10 gennaio 2016

10 gennaio 2016

La tentazione di liberarsi di tutte le carte di casa è forte. Prima di cedere, però, è meglio essere sicuri che nessuno possa più pretendere quel pagamento.

Per non rischiare di dover pagare due volte per la stessa cosa perché abbiamo buttato via la ricevuta troppo presto, bisogna sapere quando il credito cade in prescrizione, cioè dopo quanto tempo non si è più tenuti a dimostrare nulla. I termini di prescrizione sono fissati per legge e variano a seconda del tipo di documento.  

  • Bollette per consumo di acqua, luce, gas, telefono: 5 anni dalla data di scadenza.           
  • Bollettini ed F24 Ici/Imu/TASI: 5 anni dall’anno successivo a quello di pagamento.  
  • Spese condominiali: 5 anni.  
  • Tassa nettezza urbana (TARSU/TIA/TARI): 5 anni dall’anno successivo a quello di pagamento o di obbligo di dichiarazione.   
  • Affitto: 5 anni.
  • Mutui: 5 anni dalla scadenza della singola rata.  
  • Cambiali e parcelle dei professionisti: 3 anni.  
  • Dichiarazione dei redditi: 5 anni a partire dall’anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione. In caso di ristrutturazioni edilizie o riqualificazione energetica, poiché la rateazione delle detrazioni è su 10 anni, la documentazione per chiedere le detrazioni dovrà essere conservata per 10 anni + 5, quindi 15 anni.
  • Bollo auto: 3 anni a partire da quello successivo alla data di scadenza. 
  • Multe stradali: 5 anni.

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