Intelligenza artificiale: otto italiani su dieci si aspettano più frodi e truffe
Immagini, recensioni e profili falsi creati con l’IA minano la fiducia dei consumatori. Il 94% degli italiani ha incontrato contenuti sospettati di essere generati dall’intelligenza artificiale e il 75% fatica a distinguere il vero dal falso. E se il 77% si sente più sicuro sulle piattaforme digitali che verificano gli utenti, otto su dieci temono però l’uso improprio dei propri dati. Gli utenti chiedono strumenti per riconoscere chi è reale, ma vogliono anche garanzie sulla gestione dei propri dati.
Un testo scritto in un italiano zoppicante, un logo sgranato, una mano con sei dita, una voce dall’accento metallico. Fino a poco tempo fa bastava aguzzare vista e udito per riconoscere i contenuti generati da algoritmi, spesso con intenti malevoli. Oggi quella linea di difesa è crollata. L’intelligenza artificiale, grazie a eccezionali progressi, non solo ha superato queste imperfezioni ma ha acquisito abilità straordinarie. Oggi, è capace di generare immagini, video e testi sempre più convincenti, distinguere ciò che è autentico da ciò che è artificiale diventa una sfida quotidiana.
E il dubbio non resta confinato allo schermo: può alimentare truffe, compromettere la fiducia nell’informazione e rendere più difficile scegliere a chi credere, anche quando si acquista online. A fotografare questa crescente inquietudine è un’indagine realizzata per Tools for Humanity da Synallagma, società di consulenza del gruppo Euroconsumers, del quale fa parte Altroconsumo. Il 94% degli utenti internet italiani dichiara di essersi imbattuto, nell’ultimo anno, in almeno un contenuto che sospettava fosse generato dall’IA.
In cima alla lista ci sono le fotografie (91%), seguite da video (85%) e notizie (82%). Quasi sette intervistati su dieci segnalano account falsi o automatizzati che si spacciavano per persone reali, mentre il 63% ha dubbi sull’autenticità di molte recensioni.
E la sensazione che l’esposizione a questo tipo di contenuti o account sia in aumento è condivisa dalla maggioranza del campione. Va precisato che l’indagine rivela il livello di esposizione percepita, dal momento che non è stata verificata l’effettiva natura sintetica dei contenuti segnalati. Le insidie però sono reali. Il 15% degli intervistati dichiara di essere stato vittima negli ultimi due anni di una truffa basata sull’IA, e un altro 27% conosce qualcuno a cui è capitato.
Torna all'inizioTruffe e timore di manipolazioni
Ecco perché, quando si chiede agli italiani come si sentono in rete, la risposta è un misto di allarme e disorientamento. Il dato più alto, 86%, riguarda nemici ormai familiari, come bot gestiti dall’IA e account falsi, considerati un problema serio dalla quasi totalità degli intervistati.
Segue quell’84% che si aspetta più frodi e truffe a mano a mano che i contenuti generati dall’IA si diffondono. Alla radice di queste paure c’è una difficoltà molto concreta, dal momento che per tre persone su quattro (75%) distinguere il reale è sempre più complicato. E il disagio diventa personale: il 58% si sente più vulnerabile a manipolazioni e raggiri, mentre il 57% dichiara di far più fatica a individuare una frode.
Torna all'inizioUn problema di fiducia
Quando l’autenticità non è più verificabile a colpo d’occhio, a uscirne incrinata è la fiducia in tutto l’ecosistema digitale. Per questo gli utenti si sentono più esposti agli inganni. Quasi tre intervistati su quattro (72%) ritengono che la crescente diffusione di contenuti falsi o ingannevoli generati dall’IA indebolisca l’attendibilità dell’informazione che si trova online. Per il 67% le recensioni false o generate artificialmente rendono più difficile fidarsi di ciò che si acquista in rete.
Il 69% considera i bot e i profili falsi un ostacolo alla fiducia nelle interazioni online. Sono percentuali che raccontano un problema molto concreto per chi compra in rete. Le recensioni servono a orientarsi tra prodotti, prezzi e promesse commerciali; se non si è più sicuri che descrivano esperienze reali, diventa più complicato usarle per scegliere.
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Chi deve proteggerci?
Con queste premesse è più che normale che l’84% ritenga necessario dotarsi di strumenti in grado di distinguere contenuti e attività umani da quelli che non lo sono. Ma quanta fiducia nutrono gli italiani nei due attori – aziende tech e autorità pubbliche – che potrebbero proteggere i consumatori da frodi e truffe basate sull’IA? Non molta in entrambi i casi, tuttavia i cittadini premiano di più le aziende (49%) che le autorità pubbliche (39%). Torna all'inizioEtichetta o verifica diretta?
Che cosa potrebbe generare più fiducia? Tra le possibili soluzioni, ci sono l’etichettatura e la verifica. La prima, in linea con quanto previsto dal regolamento europeo AI Act, consiste nel dichiarare con un’etichetta la natura artificiale di un contenuto o un account.
L’etichettatura viene giudicata efficace dal 59% degli intervistati. Va meglio (68%) alla seconda soluzione, il rilevatore di IA, che potrebbe aggiungersi all’etichetta e consiste nel verificare che dall’altra parte ci sia effettivamente un essere umano, attraverso diversi metodi.
L’84% degli intervistati crede che gli strumenti per distinguere tra utenti umani e sistemi automatizzati online saranno sempre più importanti. Inoltre, il 70% sposa il principio secondo cui su una piattaforma digitale ogni persona possa ottenere un solo profilo verificato.
Torna all'inizioCinque metodi per verificare l'identità
Per accertare che un utente sia una persona reale, le piattaforme online possono ricorrere a cinque diverse modalità di verifica. Ai partecipanti all’indagine è stato chiesto di valutarli esprimere un giudizio su facilità d’uso, efficacia nel proteggere i consumatori dalle minacce online, grado di intrusività, eventuale disagio aggiuntivo per l’utente e disponibilità a utilizzarle.Il test da superare Per dimostrare di essere una persona reale, viene chiesto di selezionare immagini che contengono un semaforo, risolvere un piccolo rompicapo o spuntare la casella «Non sono un robot». È il metodo più apprezzato: risulta il più semplice da utilizzare e il meno invasivo, con il 72% degli intervistati disposto a farvi ricorso.
Analisi del comportamento Controlli automatici in background analizzano il modo in cui si utilizza il dispositivo, per esempio come si digita, si muove il mouse o si usa il touchscreen. È considerato tra i meno efficaci nel proteggerci da bot e frodi online, assieme ai test. Il 57% si dichiara disposto ad adottare questo sistema.
Riconoscimento facciale La fotocamera del dispositivo viene utilizzata per verificare la presenza fisica dell'utente, chiedendogli per esempio di muovere la testa. È considerato, insieme alla prova biometrica, uno dei metodi più efficaci per contrastare frodi, truffe e attività automatizzate online, ma anche più invasivo. La disponibilità a utilizzarlo è del 57%.
Dispositivi fisici di prova Una scansione biometrica, per esempio degli occhi o del volto, permette di creare una prova digitale anonima della propria identità, da conservare sul telefono e utilizzare per le verifiche successive. È ritenuto efficace nel contrastare le attività fraudolente online, ma anche relativamente invasivo. Il 52% degli intervistati si dichiara disposto a farvi ricorso.
Verifica tramite documenti Al momento della registrazione viene richiesto di caricare un documento d'identità, come il passaporto o la carta d'identità, insieme a un selfie. È il sistema che raccoglie i giudizi meno favorevoli, percepito come il più macchinoso e invasivo: appena il 45% degli intervistati sarebbe disposto a utilizzarlo.
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Timore per l’uso dei dati personali
“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, recita l’adagio. Se è vero che il 77% dichiara di sentirsi più sicuro sulle piattaforme (social media, servizi online, e-commerce...) che verificano gli utenti, la stessa platea teme al contempo che i propri dati non siano in buone mani. Tant’è che ben otto su dieci hanno paura di un possibile loro uso improprio.
La chiusura però non è totale: l’81% ritiene accettabile una verifica dell’identità o della natura umana dell’utente a condizione che sia regolamentata in modo chiaro e venga limitata a scopi specifici. I contesti in cui accetterebbero controlli più forti sono i servizi finanziari (66%), come già avviene per l’home banking, e il voto telematico (38%).
Torna all'inizioFiducia da costruire
Cosa potrebbe contribuire ad aumentare la fiducia nei sistemi di verifica dell’identità umana? La cancellazione immediata dei dati personali subito dopo la verifica è la soluzione più apprezzata: secondo il 52% dei rispondenti aumenterebbe molto la fiducia.
Seguono la possibilità di tirarsi indietro in qualsiasi momento della verifica senza che venga conservato alcun dato nel frattempo fornito (45%), la regolamentazione con vigilanza pubblica (44%) e le tecnologie di verifica che usano tecniche crittografiche che proteggono la privacy (44%).
Quanto alla conoscenza della legislazione da parte dei cittadini, qui si scende su un terreno scivoloso: il 57% degli italiani non ha mai sentito parlare dell’AI Act (il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale) e solo il 22% ne ha almeno una vaga idea.
Il metodo dell'indagine
L’indagine, commissionata da Tools for Humanity, è stata realizzata da Synallagma, società di consulenza del gruppo Euroconsumers, del quale fa parte Altroconsumo. Lo studio è stato svolto tra il 29 maggio e il 4 giugno 2026 attraverso un questionario online distribuito in Italia, Portogallo e Spagna. In ciascun paese sono stati coinvolti circa 1.000 cittadini.
Il campione rispecchia la distribuzione nazionale degli utenti di internet per età (18-75 anni), genere, livello d’istruzione e area geografica.
Il campione italiano è composto da 985 intervistati. Tools for Humanity non ha esercitato alcun controllo editoriale né alcuna influenza sulla metodologia, sui risultati o sulle conclusioni dello studio.
