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Agentic AI: quanta autonomia conviene dare all’intelligenza artificiale?

Gli agenti AI sono il passaggio più delicato dell’intelligenza artificiale recente: non perché “pensino” come una persona, ma perché possono fare cose dentro a strumenti reali. Possono cercare informazioni, aprire pagine, modificare file, usare app, leggere documenti, compilare moduli, organizzare attività e, in alcuni casi, portare avanti compiti in più passaggi. Per questo la domanda importante non è più soltanto: “Quanto è intelligente questo sistema?”. La domanda vera diventa: quali permessi gli sto dando, cosa può fare senza di me e quanto è facile fermarlo se sbaglia?

Con il contributo esperto di:
articolo di:
07 luglio 2026
Agentic AI App intelligenza artificiale

Da assistente ad agente: cosa cambia

La differenza tra l'Agentic AI e un chatbot tradizionale non è solo tecnica, ma pratica. Un chatbot si limita a dare una risposta a una richiesta specifica; un assistente AI aiuta a preparare una decisione, offrendo sintesi, opzioni e suggerimenti; un agente AI, invece, può fare un passo ulteriore e iniziare a eseguire quella decisione, trasformando l’interazione da semplice conversazione a vera delega operativa. Vediamo più nello specifico di cosa stiamo parlando.

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Che cos’è davvero un agente AI

Un agente AI è un sistema progettato per raggiungere un obiettivo, non solo per rispondere a una domanda. Riceve un incarico, interpreta il contesto, costruisce un piano, usa strumenti digitali e controlla se il risultato ottenuto si avvicina all’obiettivo. Il ciclo tipico è questo:

  1. Capisce che cosa vuoi ottenere
  2. Scompone il compito in passaggi
  3. Sceglie quali strumenti usare
  4. Esegue una o più azioni
  5. Verifica il risultato
  6. Corregge il percorso se incontra un ostacolo

È questo ciclo – obiettivo, piano, azione, verifica – a distinguere un agente da una semplice interfaccia conversazionale.

Il ciclo di lavoro di un Agente AI 

L’esempio più semplice è l’organizzazione di un viaggio. A un assistente puoi chiedere: “Dove potrei andare per un weekend?”. A un agente puoi chiedere qualcosa di più operativo: “Confronta le opzioni per un weekend a Firenze, controlla i collegamenti, prepara un programma realistico, segnala i punti ancora da confermare e non prenotare nulla senza il mio ok”.

Nel primo caso ottieni idee. Nel secondo ottieni un processo quasi pronto. La parola chiave non è “risposta”. È delega.

Bot, assistente, agente: la differenza sta nei permessi

Bot, Assistente e Agente non sono la stessa cosa 

Nel linguaggio comune bot, assistente AI e agente AI vengono spesso usati come sinonimi. Non lo sono.

  • Un bot segue regole previste in anticipo. È utile quando il percorso è chiuso: “se l’utente sceglie A, mostra B”. Funziona bene nei menu automatici, nei sistemi di assistenza semplici e nei flussi ripetitivi.
  • Un assistente AI capisce il linguaggio naturale, scrive testi, riassume documenti, propone soluzioni e aiuta a ragionare. Rimane però, nella maggior parte dei casi, dentro una logica di scambio: tu chiedi, lui risponde.
  • Un agente AI riceve un obiettivo e può scegliere alcuni passaggi per raggiungerlo. Può usare strumenti esterni, passare da un’app all’altra, lavorare su file, consultare fonti e aggiornare il piano mentre procede.

La distinzione più utile per un consumatore non è quindi “quanto parla bene”, ma questa: un bot segue un percorso, un assistente suggerisce, un agente opera.

Molti prodotti vengono descritti come “agentici” anche quando, in realtà, sono solo chatbot con qualche integrazione in più. Per capire se siamo davvero davanti a un agente AI, conviene osservare il suo comportamento: deve essere in grado di compiere più passaggi senza ricevere un nuovo comando ogni volta, usare strumenti esterni come browser, email, calendario, file o fogli di calcolo, verificare se il risultato intermedio è corretto e, soprattutto, fermarsi per chiedere conferma prima di un’azione importante.

Quali strumenti agentici esistono oggi

Qui serve una precisazione, perché è facile confondersi. I nomi più noti, come ChatGPT, Gemini o Claude, indicano gli assistenti con cui si conversa. La parte agentica, quella che agisce, è in genere una funzione o un prodotto distinto che gli stessi produttori hanno aggiunto sopra l'assistente. Detto altrimenti, l'agente non è una marca diversa, ma una modalità in più dello strumento che già conosciamo. Vale la pena dare un nome a queste funzioni, perché è lì che sta la differenza pratica.

La tabella seguente riassume queste funzioni a grandi linee. Va letta come la fotografia di un panorama che cambia rapidamente, non come una classifica.


Assistente

Chi lo produce

Funzione o prodotto agentico

Cosa fa, in breve
   
ChatGPT   
   
OpenAI   
   
Modalità agente (ex Operator)   

Naviga il web in un proprio spazio ed esegue compiti in più passaggi

Claude

Anthropic

Cowork

Delega attività che operano anche sui file del computer
   
Copilot   
   
Microsoft   
   
Modalità agente nelle app Office   

Esegue azioni in più passaggi dentro Word, Excel e PowerPoint, modificando direttamente i file

Gemini

Google

Funzioni agentiche in espansione

Agisce tra i servizi Google; gli agenti dedicati di Google sono finora soprattutto per le aziende
   
Perplexity   
   
Perplexity   
   
Comet e Perplexity Computer   

Agisce sulle pagine web e coordina più modelli per interi flussi di lavoro
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Cosa può fare un agente AI nella vita quotidiana

Gli agenti AI diventano utili quando il compito non è una singola risposta, ma una sequenza di attività. Possono aiutare a confrontare offerte, riordinare informazioni prese da più siti, preparare itinerari, sintetizzare email, creare tabelle, compilare bozze di documenti, organizzare materiali di lavoro o trasformare una richiesta vaga in un piano operativo.

Il valore non sta solo nella qualità della risposta finale. Sta nel fatto che l’agente può tenere insieme passaggi che normalmente richiederebbero tempo, attenzione e continui cambi di contesto.

Esempio: invece di chiedere “fammi una lista di hotel”, puoi chiedere: “Confronta tre opzioni per un weekend a Torino con treno da Milano, hotel sotto i 180 euro a notte, distanza massima di 20 minuti a piedi dal centro, programma culturale leggero e due ristoranti adatti a una persona vegetariana. Non prenotare nulla: prepara solo il riepilogo con pro, contro e decisioni da confermare.” Questo è il modo corretto di usare un agente: non come qualcuno che decide al posto tuo, ma come qualcuno che prepara il terreno per una decisione migliore.

Modificare file: comodo, ma serve una copia

Una delle differenze più evidenti tra assistente e agente riguarda i file. Un assistente può dirti come migliorare una relazione, una presentazione o un foglio di calcolo; un agente, invece, può intervenire direttamente sul documento, correggendo refusi, riordinando sezioni, uniformando titoli, sistemando tabelle, aggiornando una presentazione o trasformando dati grezzi in un formato più leggibile.
È una funzione potente, ma va usata con disciplina. Prima di far modificare un file importante, conviene lavorare sempre su una copia, conservare la versione originale, chiedere all’agente un riepilogo delle modifiche effettuate, controllare con attenzione i punti critici ed evitare di inserire dati sensibili quando non è necessario.

Il rischio, infatti, non è solo che l’agente “scriva male”. Il rischio più insidioso è che faccia una modifica plausibile ma sbagliata, difficile da notare a prima vista e potenzialmente capace di alterare il senso del documento.

Programmazione e vibe coding: creare strumenti senza essere sviluppatori

Uno degli usi più sorprendenti degli agenti AI riguarda la programmazione. Con strumenti come Claude Code, Codex, Replit, Lovable o Bolt, una persona può descrivere in linguaggio naturale un’app, un’automazione o un piccolo strumento interno, e ottenere codice funzionante o una bozza avanzata.

Questa pratica viene spesso chiamata vibe coding: si spiega l’intenzione, si prova il risultato, si corregge a parole, si procede per iterazioni.
Il punto interessante è che l’agente non genera solo testo. Può creare file, modificare codice, eseguire test, leggere errori e proporre correzioni. OpenAI e Anthropic descrivono i rispettivi strumenti di coding agentico come sistemi capaci di leggere basi di codice, usare comandi, modificare file e preparare lavoro per revisione.

Per un utente non tecnico questo significa poter creare piccoli strumenti su misura: un’app per organizzare documenti di viaggio, un archivio personale, un generatore di report, una dashboard per spese familiari o una procedura automatica per rinominare file.

Ma c’è un equivoco da evitare: creato con l’AI non significa automaticamente sicuro. Se l’app resta davvero sul tuo dispositivo, i dati possono rimanere locali. Se però usa servizi cloud, database esterni, API o componenti AI, i dati possono uscire dal dispositivo. E anche un’app locale può contenere errori, vulnerabilità o logiche sbagliate.

La regola è questa: non affidare a uno strumento creato in vibe coding documenti d’identità, dati sanitari, password, informazioni bancarie o materiali riservati, a meno che una persona competente non abbia verificato come funziona.

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La matrice del rischio: cosa delegare e cosa no

Per decidere se usare un agente, conviene incrociare due fattori:

1. Quanto è reversibile l’azione?

Posso annullarla facilmente o no?

2. Quanto sono sensibili i dati coinvolti?

Sto usando informazioni pubbliche, personali, economiche, sanitarie o professionali riservate?

Da qui emergono quattro scenari.

  • Basso rischio: dati poco sensibili, azione reversibile.
    Esempi: riassumere articoli, confrontare informazioni pubbliche, preparare una scaletta, ordinare appunti.
  • Rischio medio: dati personali, azione reversibile.
    Esempi: organizzare email, riordinare file personali, preparare un calendario, sistemare una bozza.
  • Rischio alto: dati sensibili, azione reversibile solo in parte.
    Esempi: analizzare contratti, lavorare su documenti fiscali, gestire informazioni di clienti, modificare report aziendali.
  • Rischio molto alto: azione difficile da annullare.
    Esempi: inviare messaggi, fare acquisti, condividere file, pubblicare contenuti, modificare archivi, cancellare dati.

Più ci si avvicina all’ultimo scenario, più l’agente deve essere limitato: conferme obbligatorie, permessi minimi, cronologia delle azioni, possibilità di revoca e supervisione umana.

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La checklist dei permessi: le quattro porte da controllare

Quando un agente chiede accesso a un account, a una cartella o a un’app, non sta chiedendo solo “dati”. Sta chiedendo una forma di potere operativo.

Prima di accettare, controlla quattro porte.

  • La porta dei dati
    Che cosa può leggere? Email, documenti, calendario, contatti, foto, cronologia, file condivisi?
  • La porta delle azioni
    Che cosa può fare? Modificare file, inviare email, compilare moduli, creare eventi, pubblicare contenuti?
  • La porta economica
    Può comprare, prenotare, abbonarsi, pagare o confermare ordini?
  • La porta della reputazione
    Può scrivere a nome tuo, condividere contenuti, rispondere a colleghi, clienti, amici o familiari?

La regola più sicura è concedere solo i permessi necessari al compito specifico. Se l’agente deve riassumere tre documenti, non ha bisogno di leggere tutta la tua posta. Se deve preparare una bozza, non deve poterla inviare senza conferma. Allargare i permessi più avanti è facile. Riparare un errore già compiuto lo è molto meno.

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I rischi specifici degli agenti AI

L'AI agentica è interessante proprio perché può agire, ed è per lo stesso motivo che richiede prudenza. Un agente può interpretare male una richiesta, basarsi su dati incompleti, compiere azioni non volute o produrre risultati convincenti ma sbagliati. Se è collegato ai nostri account e ai nostri dati, un errore può propagarsi in fretta, ad esempio un messaggio inviato al destinatario sbagliato o un'informazione condivisa che andava tenuta riservata.

Ci sono poi i temi di privacy e sicurezza. Un agente che accede a posta, documenti e strumenti personali dovrebbe avere permessi minimi, lasciare una traccia delle attività svolte, essere controllabile e potersi bloccare. E resta una domanda di fondo, ancora aperta: se l'agente sbaglia, chi ne risponde? Il problema, del resto, non è solo tecnico ma anche organizzativo. Prima di affidarsi a un agente conviene avere chiaro quali compiti ha senso delegargli, quali decisioni restano in mano nostra e come si verifica la qualità del lavoro svolto.

Come usarli in modo consapevole

 Permessi e controlli agenti AI

Il modo più sicuro per iniziare è partire da attività a basso rischio. Usa un agente per cercare, confrontare, riassumere, ordinare, preparare bozze e creare piani. Poi, solo dopo averne capito limiti ed errori ricorrenti, passa a compiti più operativi. Per ogni attività importante, imposta una regola: l’agente prepara, tu approvi. Questo vale soprattutto per:

  • invio di email o messaggi
  • acquisti e pagamenti
  • prenotazioni
  • pubblicazione di contenuti
  • modifica di documenti ufficiali
  • cancellazione o spostamento di file
  • condivisione di dati personali o aziendali

Un buon agente non deve sembrare magico. Deve essere controllabile. Deve mostrarti cosa ha fatto, quali fonti ha usato, quali file ha modificato e dove si è fermato.

Le regole stanno arrivando

In Europa il quadro normativo sull’intelligenza artificiale si applica per fasi. L’AI Act è entrato in vigore il 1° agosto 2024; i divieti per pratiche considerate inaccettabili sono partiti nel 2025, gli obblighi per i modelli di AI per finalità generali si applicano dal 2 agosto 2025 e la maggior parte delle regole entra in applicazione dal 2 agosto 2026, con ulteriori scadenze successive. Attenzione però: il calendario continua a evolvere. A fine giugno 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera a modifiche e semplificazioni che prevedono nuove date per alcune regole sui sistemi ad alto rischio: 2 dicembre 2027 per sistemi ad alto rischio stand-alone e 2 agosto 2028 per quelli incorporati in prodotti.

In Italia è stata pubblicata la legge 23 settembre 2025, n. 132, “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, entrata in vigore il 10 ottobre 2025. Il principio guida, per chi usa questi strumenti, resta semplice: più un sistema può agire al posto nostro, più dovrebbe essere chiaro su cosa fa, su quali dati usa e su come possiamo fermarlo o correggerlo.

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IL CONSIGIO DELL'ESPERTO
Roberto Luppi - Esperto High-tech
Con l'avvento dell'AI agentica assistiamo a un cambio di paradigma totale: la domanda fondamentale per il consumatore non è più 'quanto sia intelligente questo software', ma 'quali permessi operativi gli sto concedendo e cosa può fare senza di me'.