Nel mese di settembre 2025, la esponente ha acquistato un iPhone 13 ricondizionato tramite la piattaforma online Refurbed.
A distanza di circa due mesi dal ricevimento del dispositivo, la sottoscritta ha riscontrato il mancato funzionamento di alcuni comandi, nello specifico il tasto di spegnimento e il tasto laterale per abbassare il volume.
Inizialmente, pur utilizzando regolarmente sia la custodia protettiva che la pellicola, il problema era stato ingenuamente attribuito a una possibile distrazione o a un urto accidentale, non immaginando l'esistenza di vizi strutturali preesistenti.
2. Il guasto definitivo e l'apertura del terminale (Settembre 2026)
A distanza di circa un anno dall'acquisto, lo schermo del telefono è diventato improvvisamente completamente nero, pur non presentando alcun segno d'urto o graffio esterno grazie alla costante protezione della custodia e della pellicola.
Il 27 settembre 2026 il dispositivo è stato affidato a un centro di riparazione specializzato (Hong Fa di Alghero) per un controllo tecnico e la riparazione dello schermo.
All'apertura del terminale, la perizia tecnica ha rivelato una realtà ben diversa e grave:
È stata riscontrata l'assenza della colla sigillante perimetrale.
È emerso un precedente intervento di sostituzione della batteria non conforme.
Tale installazione errata e manomessa aveva provocato la parziale tranciatura del cavo flex dei tasti laterali.
Il tecnico ha certificato formalmente che tali vizi non sono imputabili a cadute o urti accidentali della proprietaria, ma derivano da lavorazioni improprie e difetti occulti preesistenti al momento dell'acquisto sulla piattaforma. Il dispositivo era stato assemblato in modo da risultare apparentemente funzionante, per poi manifestare i guasti strutturali nel tempo.
3. La gestione della controversia e la condotta del venditore
Contattato il supporto clienti di Refurbed e seguendo le richieste iniziali automatiche e del rivenditore che chiedeva di formattare il cellulare, di allegare tutte le foto privando la sottoscritta del proprio dispositivo con previa valutazione su come procedere (invio di fotografie e video a testimonianza, formattazione e reset dei dati), la risposta dell'azienda è stata inizialmente del tutto elusiva e inadempiente. Il venditore ha rifiutato di riconoscere la garanzia legale di conformità, Refuberd ha proposto in modo e irrisorio un rimborso di appena 50,00 € mai avvenuto nonostante i solleciti.
Di fronte alle giuste rimostranze della consumatrice, i toni del rivenditore, dopo che gli ho detto che è un disonesto , sono degenerati in risposte scostanti, offensive e di presa in giro, accusando la cliente e rifiutandosi giustificare lo stato dimostrativo di un dispositivo non conforme e che solo dopo l’apertura dello stesso, si è potuto accertare i vizi pre acquisto, quindi di adempiere agli obblighi di legge previsti dal Codice del Consumo.
Questo resoconto riassume fedelmente ogni passaggio della vicenda, dalle richieste tecniche iniziali del venditore fino alla scoperta dei vizi occulti certificati dalla perizia.