Bonus affitto genitori separati 2026: chi rischia di restare fuori anche con tutti i requisiti
Le domande per il contributo ai genitori separati si presentano dal 7 al 28 ottobre. Ma il Fondo vale 20 milioni e il bonus arriva solo chi entra in graduatoria: abbiamo applicato la tabella dei punteggi del decreto a sette profili per mostrare quanto pesa ogni caratteristica.
In questo articolo
- Avere i requisiti non basta: il contributo va solo a chi entra in graduatoria
- Chi può presentare domanda: le condizioni da verificare prima
- Come si calcolano i punti della graduatoria
- Chi parte avvantaggiato: sette profili a confronto
- Cosa non conta in graduatoria
- Perché conta la Regione di residenza
La piattaforma del Ministero delle infrastrutture per ottenere il bonus affitto genitori separati è aperta. I requisiti per ottenerlo sono stati fissati dal decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il ministero dell’economia e delle finanze del 14 settembre 2026. A decidere chi ottiene il contributo è un punteggio regionale, costruito su caratteristiche che il richiedente in gran parte non può modificare: il reddito, il numero di figli, il Comune in cui vive.
Abbiamo applicato la tabella ufficiale dei punti a sette profili concreti verificando il peso effettivo di ogni singola voce. Tuttavia, ricorda: il decreto non fissa un punteggio minimo garantito, la soglia reale dipenderà da quante domande arriveranno in ciascuna Regione e dalla sua disponibilità di fondi.
Torna all'inizioAvere i requisiti non basta: il contributo va solo a chi entra in graduatoria
Tra il diritto a partecipare e l'incasso del contributo ci sono tre passaggi distinti:
- requisiti fissati dal decreto stabiliscono chi può presentare domanda. Chi non li ha viene escluso automaticamente;
- punteggio ordina tutti gli ammessi in una graduatoria divisa per Regione;
- capienza dell'accantonamento regionale stabilisce fin dove quella graduatoria viene pagata.
Il fondo stanziato per la misura vale 20 milioni di euro per il 2026 e il contributo individuale arriva al massimo a 6.000 euro l'anno: se tutti i beneficiari ricevessero l'importo pieno, i destinatari in tutta Italia sarebbero circa 3.300. Poiché il contributo copre il 50% del canone, l'importo pieno spetta solo a chi paga almeno 1.000 euro al mese di affitto. Con un contributo medio più realistico di 3.000 euro — corrispondente a un canone di 500 euro mensili — i bonus salirebbero a circa 6.700.
Per costruire il riparto fra le Regioni il Ministero è partito dal numero medio di genitori separati o divorziati residenti in Italia fra il 2020 e il 2024, pari a 162.966 persone secondo i dati Istat. Non si tratta dei potenziali richiedenti, molti genitori separati non possiedono i requisiti, ma il confronto fra quel numero e qualche migliaio di bonus erogabili spiega perché il punteggio conta.
Torna all'inizioChi può presentare domanda: le condizioni da verificare prima
Per presentare istanza servono tutte le condizioni elencate qui sotto, dichiarate ai sensi del Dpr 445/2000. La mancanza di una sola comporta l'esclusione automatica.
| Condizione |
Cosa chiede il decreto |
|---|---|
| Stato civile |
Essere separato o divorziato, con indicazione di tribunale, numero e data del provvedimento |
| Casa familiare |
Non esserne assegnatario; deve essere di proprietà del richiedente, dell'altro genitore o dei figli conviventi |
| Figli |
Almeno un figlio a carico di età inferiore a 21 anni |
| Contratto d'affitto |
Contratto di locazione registrato e intestato al richiedente |
| Altri immobili |
Non possedere immobili residenziali nello stesso Comune della casa familiare o nei comuni limitrofi entro 50 km |
| Reddito |
Reddito individuale non superiore a 35.000 € dall'ultima dichiarazione disponibile |
| Mantenimento |
Essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli |
| Altri sostegni |
Non ricevere altri sussidi pubblici per il sostegno abitativo e non essere assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica |
Le condizioni cui fare attenzione
Il Fondo si rivolge ai genitori non assegnatari dell'abitazione familiare di proprietà del richiedente, dell'altro genitore o dei figli conviventi. Se la casa in cui vive l'ex coniuge con i figli era in affitto, la misura non si applica, per quanto la situazione economica possa essere identica.
Il decreto chiede gli estremi di registrazione di un contratto di locazione intestato al richiedente. Chi è ospitato da un familiare, chi convive in una casa intestata al nuovo partner o chi ha un accordo non registrato resta fuori.
Il vincolo dei 50 km riguarda gli altri immobili, non la casa familiare. Possedere un altro immobile residenziale, diverso dalla casa familiare, nello stesso Comune o in un comune limitrofo entro un raggio di 50 km fa perdere il bonus affitto.
Si deve far riferimento al reddito personale del richiedente come risulta dall'ultima dichiarazione dei redditi disponibile. Il reddito dell'ex coniuge non entra nel calcolo e non serve alcuna attestazione Isee. Il decreto non specifica quale voce della dichiarazione vada presa in considerazione, si presume, come avviene per gli altri tipi di sostegno che si faccia riferimento al reddito complessivo lordo.
I figli si contano al 6 ottobre, giorno di pubblicazione dell’'avviso del Ministero. Un figlio che compie 21 anni dopo quella data continua quindi a contare, sia come requisito sia come punteggio.
Torna all'inizioCome si calcolano i punti della graduatoria
Il punteggio è dato dalla somma delle voci indicate dall'Allegato 2 del decreto ministeriale. Non esiste un massimo: ogni figlio aggiunge punti.
| Voce |
Punti |
|---|---|
| Reddito individuale fino a 15.000 € |
15 |
| Reddito individuale da 15.001 € a 25.000 € |
13 |
| Reddito individuale da 25.001 € a 35.000 € |
10 |
| Per ogni figlio a carico di età inferiore a 21 anni |
2 |
| Per ogni figlio a carico disabile di età inferiore a 21 anni |
4 |
| Per disabilità personale |
4 |
| Condizione di disoccupazione involontaria |
2 |
| Residenza in Comune con popolazione maggiore di 200.000 abitanti |
5 |
| Residenza in Comune ad alta tensione abitativa con popolazione inferiore a 200.000 abitanti |
2 |
La priorità in graduatoria spetta a chi nell’ordine abbia un numero maggiore di figli a carico con meno di 21 anni, sia disabile o almeno uno dei figli lo sia, si trovi in situazione di disoccupazione involontaria o risieda in un Comune ad alta tensione abitativa ai sensi dell’articolo 8 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e della Delibera CIPE 13 novembre 2003, n. 87. A parità di punteggio finale, si attribuisce priorità a chi ha il reddito più basso.
Comune di residenza: chi prende 5 punti e chi 2
I due criteri territoriali non si cumulano fra loro e funzionano in modo diverso.
I 5 punti spettano per la residenza in uno dei dodici Comuni che l'Istat classifica sopra i 250.000 abitanti: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Verona e Venezia. A questi si aggiungono Messina e Padova, sopra i 200.000. Nelle rilevazioni più recenti Brescia si colloca praticamente sulla soglia, mentre Parma, Trieste e Prato restano appena sotto. Per questi Comuni la differenza fra 5 e 2 punti dipende dal dato di popolazione che la piattaforma utilizzerà, e il decreto non indica né la fonte né la data del dato.
I 2 punti spettano a chi risiede in un Comune sotto i 200.000 abitanti compreso nell'elenco dei Comuni ad alta tensione abitativa della delibera CIPE 87/2003. L'elenco include i Comuni che nel 2003 erano capoluogo di provincia e numerosi Comuni delle grandi aree urbane ma non è mai stato aggiornato: le province istituite dopo il 2003 non vi compaiono come tali.
Torna all'inizioChi parte avvantaggiato: sette profili a confronto
Tutti e sette i profili che seguono hanno tutti i requisiti e possono presentare domanda. La differenza sta solo nel punteggio.
| Profilo |
Calcolo |
Punti |
|
|---|---|---|---|
| 1 |
Reddito 32.000 €, 1 figlio, comune non ad alta tensione abitativa |
10 + 2 |
12 |
| 2 |
Reddito 32.000 €, 1 figlio, capoluogo ad alta tensione sotto 200.000 abitanti |
10 + 2 + 2 |
14 |
| 3 |
Reddito 32.000 €, 1 figlio, città sopra 200.000 abitanti |
10 + 2 + 5 |
17 |
| 4 |
Reddito 22.000 €, 1 figlio, capoluogo ad alta tensione |
13 + 2 + 2 |
17 |
| 5 |
Reddito 14.000 €, 1 figlio, capoluogo ad alta tensione |
15 + 2 + 2 |
19 |
| 6 |
Reddito 14.000 €, 2 figli, disoccupazione involontaria, capoluogo ad alta tensione |
15 + 2 + 2 + 2 + 2 |
23 |
| 7 |
Reddito 14.000 €, 2 figli di cui uno disabile, disoccupazione involontaria, città sopra 200.000 abitanti |
15 + 2 + 4 + 2 + 5 |
28 |
Il decreto non chiarisce l’attribuzione del punteggio per un figlio disabile ai sensi del comma 3 articolo 3 L 104/1992: per un figlio disabile sotto i 21 anni, i 2 punti come figlio a carico e i 4 come figlio disabile si sommano o si sostituiscono? Nelle simulazioni non abbiamo applicato il cumulo: se la piattaforma calcolasse diversamente, il profilo 7 varrebbe 30 punti anziché 28.
Quanto vale davvero ogni caratteristica
Isolando una variabile alla volta, a parità di tutto il resto, il contributo di ciascuna voce è questo.
| Caratteristica |
Punti aggiuntivi |
|---|---|
| Vivere in una città sopra i 200.000 abitanti, anziché in un Comune non ad alta tensione |
+5 |
| Passare dalla fascia di reddito 25.001–35.000 € a quella fino a 15.000 € |
+5 |
| Avere un figlio disabile anziché un figlio non disabile |
+4 |
| Disabilità personale grave |
+4 |
| Passare dalla fascia 25.001–35.000 € a quella 15.001–25.000 € |
+3 |
| Un figlio in più sotto i 21 anni |
+2 |
| Disoccupazione involontaria |
+2 |
| Vivere in un Comune ad alta tensione sotto i 200.000 abitanti, anziché in uno che non lo è |
+2 |
Due conseguenze importanti che dimostrano come la numerosità della famiglia pesi meno del reddito e meno del territorio:
- il Comune di residenza può pesare quanto un'intera fascia di reddito. Il salto territoriale più alto vale 5 punti, esattamente quanto il passaggio dalla fascia di reddito 25.001–35.000 euro a quella fino a 15.000 euro.
- un figlio in più vale 2 punti, meno di un singolo passaggio di fascia di reddito, che ne vale 3.
Cosa non conta in graduatoria
Il contributo è pari al 50% del canone di locazione sostenuto in un anno, fino a un massimo di 6.000 euro, erogato in un'unica soluzione dopo la pubblicazione della graduatoria.
| Canone mensile |
Canone annuo |
Importo del bonus |
|---|---|---|
| 300 € |
3.600 € |
1.800 € |
| 500 € |
6.000 € |
3.000 € |
| 700 € |
8.400 € |
4.200 € |
| 1.000 € |
12.000 € |
6.000 € |
| 1.300 € |
15.600 € |
6.000 € |
Il tetto del bonus si ferma esattamente a 1.000 euro di canone mensile: da lì in su il contributo resta a 6.000 euro e la quota di affitto effettivamente coperta scende sotto il 50%. Chi paga 1.300 euro al mese, per esempio, si vede coperto il 38% del canone.
Torna all'inizioPerché conta la Regione di residenza
Non esiste una graduatoria nazionale. I 20 milioni vengono divisi in accantonamenti per Regione e Provincia autonoma prima che le domande arrivino, e ogni richiedente concorre solo con i residenti del proprio territorio. Il riparto usa tre parametri con pesi diversi: numero di genitori separati o divorziati residenti (80%), reddito medio regionale in proporzione inversa (15%), numero di Comuni ad alta tensione abitativa (5%).
Questo spiega perché la tabella del riparto non va letta come una classifica delle Regioni dove è più facile ottenere il contributo. Se una Regione riceve meno domande della capienza del proprio accantonamento, le risorse vengono riassegnate pro quota agli accantonamenti delle altre. Lo stesso accade ai contributi revocati dopo i controlli, che vengono riassegnati per scorrimento della graduatoria regionale o, in caso di incapienza, di un'altra graduatoria.
La graduatoria regionale è approvata con decreto entro quindici giorni dalla chiusura dei termini, quindi orientativamente entro metà novembre. Dopo la pubblicazione il Ministero può effettuare controlli a campione sulle dichiarazioni: chi ha dichiarato il falso viene escluso, per cui i documenti che provano quanto dichiarato vanno conservati.
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