Finisce lo sconto sulle accise del diesel: cosa cambia per prezzi e price cap
Le tensioni in Medio Oriente continuano a pesare sul mercato dei carburanti. Dal 6 ottobre è terminato lo sconto sulle accise del diesel e le annunciate accise mobili non sono ancora partite. Restano i price cap delle compagnie, ma per il gasolio Eni ha alzato il tetto da 2,19 a 2,25 euro al litro.
In questo articolo
- Gasolio, dal 6 ottobre è finito lo sconto sulle accise
- Eni mantiene il price cap, ma il diesel sale a 2,25 euro
- Anche Ip abbassa i prezzi
- Dal 1° ottobre anche Q8 mette un tetto ai prezzi
- Gli sconti si allargano e i prezzi medi iniziano a scendere
- Le accise mobili non sono partite: cosa succede ora
- Conviene aspettare per fare benzina o diesel?
- Lo sconto proposto dai gestori sarà realmente efficace?
Dopo settimane di rincari legati alle tensioni in Medio Oriente e all’aumento delle quotazioni internazionali, le iniziative delle compagnie petrolifere hanno contribuito a far scendere i prezzi dei carburanti rispetto ai picchi raggiunti a settembre. Eni-Enilive, Ip e Q8 hanno introdotto misure per calmierare i prezzi e dal 1° ottobre si è aggiunta anche Tamoil.
Dal 6 ottobre, però, per il diesel è cambiato nuovamente lo scenario. È terminato l’ultimo taglio delle accise, pari a 6,1 centesimi al litro Iva compresa, e il meccanismo delle accise mobili che avrebbe dovuto sostituirlo non è entrato in funzione. Il decreto interministeriale necessario non è stato emanato e il Governo sta ancora valutando se e come attivare il nuovo sistema.
La fine dello sconto fiscale ha avuto conseguenze anche sui prezzi calmierati. Eni ha mantenuto il proprio price cap, ma ha portato il tetto sul diesel da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre quello sulla benzina resta a 1,99 euro. Per chi deve fare rifornimento resta quindi fondamentale confrontare i prezzi effettivamente praticati dai singoli distributori.
Torna all'inizioGasolio, dal 6 ottobre è finito lo sconto sulle accise
Dal 6 ottobre il diesel non beneficia più di alcuno sconto fiscale. Il taglio dell’accisa, che tra il 18 e il 25 settembre valeva 12,2 centesimi al litro Iva compresa ed era poi sceso a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre, è terminato. L’aliquota è quindi tornata al livello ordinario.
Il passaggio ha avuto un effetto immediato, anche se per il momento contenuto, sui prezzi alla pompa. Il 6 ottobre il prezzo medio del gasolio self sulla rete stradale nazionale è salito a 2,244 euro al litro, contro 2,242 euro del giorno precedente. La fine dello sconto fiscale vale però 6,1 centesimi al litro: su un pieno da 50 litri significa fino a 3,05 euro in più, a parità di tutte le altre componenti del prezzo.
Torna all'inizioEni mantiene il price cap, ma il diesel sale a 2,25 euro
Eni mantiene il price cap introdotto il 28 settembre nella rete Enilive, ma la fine dello sconto fiscale cambia il tetto applicato al gasolio. Dal 6 ottobre il prezzo massimo del diesel sale da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre resta invariato a 1,99 euro al litro quello sulla benzina.
L’aumento di 6 centesimi non arriva però a sorpresa. Già nell’annuncio di settembre Eni aveva specificato che il tetto di 2,19 euro sul diesel era legato all’entrata in vigore, dal 6 ottobre, del meccanismo delle accise mobili. Poiché il decreto necessario ad attivarlo non è arrivato, il price cap è stato adeguato per tenere conto della fine dello sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro.
Il price cap continua quindi a rappresentare un limite al prezzo praticato dalla rete, ma per chi utilizza un’auto diesel il vantaggio si riduce rispetto ai giorni precedenti. L’iniziativa resta prevista per 30 giorni dalla sua introduzione, con la possibilità indicata da Eni di prolungarla in base all’andamento del mercato e alla disponibilità dei prodotti.
Torna all'inizioAnche Ip abbassa i prezzi
La decisione di Eni di introdurre un price cap aveva avuto rapidamente un seguito. Socar, il gruppo azero che controlla Italiana petroli (Ip), aveva subito annunciato a sua volta un intervento per calmierare i prezzi di benzina e gasolio.
A differenza di Eni, però, Ip non ha fissato un unico prezzo massimo nazionale. I prezzi vengono definiti tenendo conto delle diverse condizioni della rete che conta oltre 4.500 stazioni di servizio.
Non bisogna dare per scontato che tutti i distributori Ip pratichino lo stesso prezzo: occorre verificare il listino esposto nel singolo impianto.
Torna all'inizioDal 1° ottobre anche Q8 mette un tetto ai prezzi
A Eni e Ip si è aggiunta anche Q8 che dal 1° ottobre ha cominciato ad applicare un price cap su benzina e gasolio con scadenza a fine mese. Anche in questo caso l’iniziativa arriva dopo l’invito del Governo alle compagnie petrolifere a intervenire per contenere i rincari dei carburanti.
Al momento, però, Q8 non ha indicato un prezzo massimo unico valido per tutta la rete come ha fatto Eni. La società ha annunciato che il tetto sarà applicato con un “approccio modulare”, tenendo conto delle diverse realtà che compongono la propria rete di distribuzione. Saranno quindi i prezzi effettivamente praticati nei singoli impianti a permettere di valutare la convenienza per gli automobilisti.
Torna all'inizioGli sconti si allargano e i prezzi medi iniziano a scendere
Eni, Ip e Q8 rappresentano insieme una fetta molto importante della rete italiana: complessivamente oltre 11mila stazioni di servizio, pari a più della metà di quelle presenti sul territorio nazionale.
L’effetto delle iniziative delle grandi compagnie comincia a vedersi anche sul resto del mercato. Dopo Eni ed Ip, l’annuncio di Q8 mostra che la pressione concorrenziale ha spinto altri operatori a intervenire sui prezzi, anche se con modalità e riduzioni differenti.
Intanto, e anche in conseguenza di questi interventi, le medie nazionali si sono abbassate. Per gli automobilisti diventa quindi ancora più importante confrontare giorno per giorno i prezzi effettivamente praticati dai distributori, perché gli sconti non sono uguali in tutte le reti e, nel caso di Ip e Q8, possono variare anche tra i diversi impianti.
Torna all'inizioLe accise mobili non sono partite: cosa succede ora
Dal 6 ottobre avrebbe dovuto entrare in funzione il meccanismo delle cosiddette accise mobili, destinato a sostituire gli sconti fissi applicati nei mesi precedenti. Il passaggio, però, non è avvenuto: non è stato emanato il decreto interministeriale Mase-Mef necessario per utilizzare l’extragettito Iva e finanziare una nuova riduzione delle accise.
Il principio delle accise mobili resta quello annunciato dal Governo: quando l’aumento del prezzo del petrolio fa crescere il gettito Iva incassato dallo Stato, una parte di queste maggiori entrate può essere utilizzata per ridurre l’accisa e attenuare l’aumento alla pompa.
Al momento, però, il meccanismo non è operativo. Il Governo non lo ha accantonato definitivamente e sta valutando le risorse disponibili e le possibili coperture. Fino a un eventuale nuovo intervento, quindi, sul diesel si applica nuovamente l’accisa ordinaria.
Torna all'inizioConviene aspettare per fare benzina o diesel?
Per chi deve fare rifornimento non ha molto senso cercare di prevedere oggi quale sarà il prezzo nei giorni successivi. Le quotazioni internazionali, i costi di raffinazione e le decisioni delle compagnie possono cambiare rapidamente. Più utile è confrontare i prezzi disponibili giorno per giorno nella propria zona. Con differenze che possono superare i 15 centesimi al litro, scegliere un distributore invece di un altro può significare risparmiare diversi euro su un pieno.
Le iniziative delle varie aziende petrolifere restano però misure temporanee e volontarie, mentre anche il taglio delle accise continua a dipendere da interventi limitati nel tempo e dalle risorse disponibili. Il vero banco di prova arriverà quindi nelle prossime settimane: capire se la maggiore concorrenza tra distributori e il sistema delle accise mobili riusciranno davvero a contenere il costo dei carburanti anche se le tensioni sui mercati internazionali dovessero continuare.
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