Anziani soli in casa: il 64% ha vissuto un’emergenza, ma in pochi si affidano alla tecnologia per proteggerli
Sempre più over 65 vivono da soli in casa. La nostra indagine rivela che quasi due famiglie su tre hanno già affrontato un’emergenza, ma solo l’11% si affida alla tecnologia per proteggerli. A frenare la diffusione dei sistemi di sicurezza è la percezione di non averne davvero bisogno.
Contenuto realizzato in collaborazione con Sector Alarm nell’ambito dell’Osservatorio sulla Serenità Domestica
In questo articolo
- Cadute e malori, le emergenze più frequenti
- Furti e intrusioni: gli eventi più traumatici
- La tecnologia affianca la famiglia
- I sistemi di sicurezza sono considerati un rimedio estremo
- Proteggere senza togliere autonomia: la “terza via”
- Il cambiamento è già in atto
- Una scelta condivisa con l'anziano
- Metodologia dell'indagine
Per le persone anziane, poter continuare a vivere nella casa di sempre rappresenta un traguardo da difendere il più a lungo possibile. L’autonomia è una delle grandi conquiste dell’età adulta, e tale rimane anche quando gli anni avanzano. È una scelta che parla di indipendenza, abitudini, relazioni, ricordi e qualità della vita.
Ma è anche una decisione che coinvolge l’intera famiglia, chiamata a trovare un equilibrio non sempre semplice tra il rispetto di questa autonomia e la necessità di proteggere i propri cari, quando l’età rende più probabili imprevisti e fragilità.
La nostra indagine, condotta su un campione di 1.039 italiani con almeno un genitore o un suocero over 65 che vive a casa da solo o in coppia, senza altri conviventi, conferma che invecchiare non significa necessariamente rinunciare alla propria indipendenza.
Emerge però anche un altro dato significativo: questo legittimo desiderio può portare i familiari a sottovalutare i rischi cui gli anziani sono esposti quando restano soli in casa, ritardando così l’adozione di adeguate misure di protezione.
Torna all'inizioCadute e malori, le emergenze più frequenti
Autonomia e sicurezza non sono sinonimi. Lo rivelano anche le esperienze di chi ha risposto al nostro questionario: negli ultimi cinque anni, quasi due famiglie su tre (64%) hanno dovuto fare i conti con una o più emergenze riguardanti i propri cari in casa da soli. L’episodio più frequente è la caduta, indicata dal 33% degli intervistati; seguono i malori (29%), le truffe e i raggiri (17%) e i furti (8%).
Per più di quattro anziani su dieci le conseguenze sulla salute fisica sono state da moderate a molto gravi, mentre in oltre tre casi su dieci a subire contraccolpi è stata la sfera psicologica. In un frangente su tre (34%) si è reso inoltre indispensabile l’intervento di un’ambulanza o di personale sanitario.
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Furti e intrusioni: gli eventi più traumatici
Un capitolo da non sottovalutare è quello relativo ai furti e alle intrusioni domestiche. Pur non rappresentando, sotto il profilo numerico, le emergenze più rilevanti, sono quelle a più alto impatto emotivo, dal momento che quasi un quarto del campione segnala ripercussioni mentali gravi o molto gravi sulla persona coinvolta.
Il danno, in questo caso, trascende la perdita materiale e lascia ferite profonde, alimentando un senso di violazione, angoscia e umiliazione che spesso assume i contorni di un trauma.
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La tecnologia affianca la famiglia
In caso di necessità c’è poi un ulteriore elemento che complica il quadro: la distanza geografica. Quasi una famiglia su cinque impiega oltre un’ora per raggiungere l’abitazione del parente anziano e per quasi una su dieci occorrono addirittura cinque ore di viaggio.
Di fronte a questo scenario, ci si aspetterebbe una corsa alla tecnologia di sicurezza. Non è così. L’indagine rivela che solo l’11% dei rispondenti utilizza appositi dispositivi elettronici.
La gestione della sicurezza e del benessere dell’anziano resta infatti basata principalmente sul contatto diretto. Il 68% delle famiglie vigila sui propri cari tramite chiamate o messaggi frequenti, quasi la metà con visite regolari, circa un quinto conta anche sull’occhio attento dei vicini di casa.
Un risultato che riflette una visione ancora piuttosto tradizionale della protezione familiare, poco incline ad affiancare al contatto diretto un presidio di sicurezza attivo 24 ore su 24, una soluzione tecnologica capace di vigilare a distanza, riducendo l’esposizione ai rischi.
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I sistemi di sicurezza sono considerati un rimedio estremo
La resistenza verso i dispositivi di sicurezza elettronici non è tanto legata a impedimenti economici quanto a questioni culturali. Infatti, interrogati sul motivo della mancata adozione di questi sistemi, appena il 21% del campione ha chiamato in causa il costo. Ben il 43% ha invece risposto: «Non ne abbiamo bisogno, ci sentiamo già al sicuro». Altri dubbi, in verità piuttosto marginali, riguardano la facilità d’uso, il rischio di falsi allarmi, l’efficacia e la privacy.
Le famiglie con un genitore o un suocero anziano che ha già sperimentato incidenti in casa si mostrano più propense a utilizzare questi sistemi rispetto a chi non ha mai vissuto situazioni analoghe.
L’esperienza diretta sembra dunque favorire una maggiore apertura verso strumenti considerati, fino a quel momento, non necessari o poco utili. Molte famiglie, insomma, non percepiscono ancora questi dispositivi come strumenti ordinari di prevenzione, ma li associano a situazioni più complicate o a condizioni di non autosufficienza. Finché l’anziano resta autonomo, prevale l’idea che bastino l’attenzione della famiglia e qualche telefonata in più.
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Proteggere senza togliere autonomia: la “terza via”
La vera sfida è quindi conciliare autonomia e protezione. Forse è proprio questo il messaggio più interessante che emerge dall’indagine. L’invecchiamento della popolazione non sta modificando soltanto i bisogni assistenziali, ma anche il significato stesso della sicurezza domestica.
Per decenni il problema è stato affrontato come un’alternativa netta, continuare a vivere da soli oppure trasferirsi con i figli o in una struttura assistenziale. Oggi si sta invece affermando una terza strada, fatta di piccoli adattamenti, relazioni familiari, servizi di prossimità e, sempre più spesso, strumenti tecnologici pensati per accompagnare l’autonomia della persona e prolungare la permanenza nella propria casa.
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Il cambiamento è già in atto
La tecnologia comincia a entrare nelle case non per sostituire chi si prende cura dell’anziano, ma per colmare gli inevitabili vuoti che la vita quotidiana lascia aperti, e per far sì che, in caso di emergenza, l’allarme e i soccorsi possano partire immediatamente, senza perdere tempo prezioso. Qualcosa in questa direzione si sta già muovendo.
Accanto all’11% di persone che utilizzano già dispositivi elettronici per monitorare i propri cari, c’è un ulteriore 10% che prevede nei prossimi tre anni di installare un sistema collegato a una centrale operativa attiva 24 ore su 24. Nel giro di poco, dunque, circa un anziano su cinque potrebbe essere protetto da un dispositivo elettronico.
Un cambiamento che le famiglie sembrano già percepire come utile, se è vero che sei su dieci ritengono che un sistema di questo tipo offrirebbe oggi un buon livello di protezione a chi vive solo in casa.
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Una scelta condivisa con l'anziano
Numeri e percentuali, però, raccontano solo una parte della storia. Perché c’è un punto di vista che in questo dibattito resta troppo spesso in ombra, quello degli stessi anziani. Installare un sistema di sicurezza non significa soltanto tranquillizzare i figli.
È una decisione che riguarda prima di tutto la persona che vive in quella casa e il modo in cui desidera continuare a esercitare la propria autonomia. Per molti anziani, questi strumenti rappresentano l’opportunità di restare più a lungo nella propria abitazione, sapendo di poter contare su un aiuto in caso di necessità.
Metodologia dell'indagine
Questa indagine è stata realizzata da Altroconsumo Edizioni su commissione di Sector Alarm nell’ambito dell’Osservatorio sulla Serenità Domestica. Tra Altroconsumo Edizioni e Sector Alarm è inoltre in essere un accordo commerciale che prevede condizioni agevolate per gli iscritti ad Altroconsumo.
L’indagine è stata realizzata a giugno 2026 tramite questionario online, su un campione di 1.543 italiani rappresentativo della popolazione tra i 35 e i 64 anni. L’analisi si è successivamente focalizzata sul sottocampione di 1.039 rispondenti con almeno un genitore o suocero over 65 che vive da solo o in coppia, senza altri conviventi.
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