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Pellet: il costo sale del 34%, ma resta competitivo rispetto a gas naturale e gasolio

Nel 2026 il prezzo del pellet è tornato a salire: a settembre il costo di un sacco da 15 kg è di 7,61 euro in media, circa il 34% in più rispetto a un anno fa. Nonostante il rincaro, resta una fonte di energia più conveniente rispetto a gas naturale e gasolio.

Con il contributo esperto di:
articolo di:
20 ottobre 2026
Pellet con banconote da 20 euro

Con la stagione invernale alle porte l’aumento del prezzo del pellet non è certo una buona notizia per i bilanci delle famiglie già provati da inflazione e caro-bollette. Tanto più che non si tratta certo di un incremento trascurabile: il 34% in più rispetto allo scorso anno. A dirlo sono i dati di Aiel (Associazione italiana energie agroforestali) che da settembre 2025 a settembre 2026 ha monitorato il prezzo del pellet certificato ENplus A1, quindi di qualità controllata che rispetta requisiti rigorosi su umidità, contenuto di ceneri, durabilità e potere calorifico oltrechè la tracciabilità lungo la filiera di produzione e distribuzione.


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Quanto costa il pellet nel 2026: prezzi in aumento in tutta Italia

L’aumento del prezzo del pellet nel corso del 2026 è stato costante. Infatti, dalle rilevazioni di AIEL, Associazione italiana energie agroforestali, emerge che già a gennaio il prezzo medio nazionale per un sacco da 15 kg era circa il 27% in più rispetto a gennaio 2025, pari a 6,90 euro. Ad aprile è poi salito a 7,14 euro per toccare i 7,61 euro a settembre circa 2 euro in più rispetto a settembre dell’anno scorso, pari al 34% in più in un anno. Gli aumenti hanno colpito tutta la Penisola, ma soprattutto il Nord-Est con un aumento dei prezzi del 37%, a seguire il Centro con il 34% in più, il Nord-Ovest con il 32% e il Sud e le isole con il 28% in più. Le rilevazioni dell’Aiel considerano i prezzi al consumatore, Iva inclusa e trasporto escluso, raccolti presso operatori specializzati e grande distribuzione.

Anche per chi acquista pellet sfuso gli aumenti sono consistenti: a settembre 2026 il pellet ENplus A1 consegnato in autobotte costava mediamente 525 euro a tonnellata, contro 393 euro un anno prima, con un aumento del 33%.

PREZZI MEDI AL SACCO (15 kg) DI PELLET CERTIFICATO ENplus A1
(in euro)

Area Settembre 2026 Aprile 2026 Gennaio 2026 Settembre 2025
Nord-ovest 7,64  (+32,6%) 7,10  Nord* 6,89  (+24%) 5,76  (+11,6%)
Nord-est 7,58 (+37,6%) 7,10 Nord* 6,87  (+28,2%) 5,52 (+7,8%)
Centro 7,55 (+34,4%) n.d. 6,68 (+23,8%) 5,62  (+8,3%)
Sud e Isole 7,68 (+28,9%) 7,34  7,32  (+35,6%) 5,96 (+5,3%)
Italia 7,61 (+34,2%) 7,14  (+30%) 6,91  (+27%) 5,68  (+8%)

Elaborazione Altroconsumo su dati Aiel  - Tra parentesi è indicata la variazione percentuale rispetto a un anno fa)
* Per aprile 2026 Aiel riporta un unico valore per il Nord. Per le singole aree non sono fornite le variazioni annue, ma solo quella nazionale

 

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Pellet, gas o gasolio: quale combustibile costa meno?

Il riscaldamento e l’acqua calda peseranno molto di più sui bilanci delle famiglie italiane per i forti rincari non solo del pellet, ma anche del gas naturale e del gasolio da riscaldamento. Il rincaro del pellet non è stato quello più consistente rispetto ai prezzi di un anno fa. Infatti, il confronto mostra che, a parità di energia contenuta nel combustibile, il pellet resta meno costoso del gas naturale e ancora meno del gasolio.

Per fare il confronto abbiamo considerato i dati Aiel che mostravano come a settembre 2026, per ottenere 1 MWh di energia termica primaria occorrono circa 208 kg di pellet ENplus A1, per una spesa stimata di 106 euro. Cifra che sale a 163 euro per il gas naturale e a 205 euro per il gasolio. 

Al di là del confronto, emerge come tra settembre 2025 e settembre 2026 sono aumentate tutte le fonti energetiche in maniera consistente: il pellet del 34%, il gas naturale del 55% e il gasolio del 47%. 

PREZZO DI 1 MWh TERMICO IN EURO 

Combustibile Anno 2023 Anno 2024 Settembre 2025 Settembre 2026
Gasolio da riscaldamento 127 121 139 205
Gas naturale 83 96 105 163
Pellet ENplus A1 83 64 79 106
Legna da ardere classe A1 60 61 60 65

Il MWh termico misura la quantità di calore prodotta. Il costo in €/MWh termico permette
di confrontare diverse fonti di riscaldamento a parità di calore fornito.

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Riscaldamento a pellet: sempre più famiglie lo scelgono in Italia

Il pellet è un combustibile ottenuto dalla compressione di segatura e residui della lavorazione del legno, trasformati in piccoli cilindri con caratteristiche abbastanza uniformi per dimensioni, umidità e potere calorifico. Si usa soprattutto in stufe e caldaie dedicate al riscaldamento domestico, ma può servire anche per produrre acqua calda.

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 il 43,2% delle famiglie italiane disponeva di più sistemi per riscaldare la propria abitazione e nel 2023 il 7,8% delle famiglie italiane ha utilizzato pellet, quasi il doppio rispetto al 4,1% registrato nel 2013. Il dato Istat indica le famiglie che ne fanno uso, non quelle per le quali rappresenta necessariamente la fonte principale. Infatti, una stufa a pellet può affiancare una caldaia a gas. 

La diffusione varia parecchio sul territorio. Nel 2023 utilizzava pellet il 9,6% delle famiglie nelle Isole, il 9,5% al Sud, l'8,6% nel Nord-est, il 7% al Centro e il 5,9% nel Nord-ovest. Il suo peso aumenta nettamente nei piccoli centri e nelle zone montane: nei Comuni fino a 10 mila abitanti arriva al 14,3%, mentre nei piccoli Comuni di montagna raggiunge il 16,2%. Nel complesso, considerando insieme legna e pellet, almeno una delle due principali biomasse legnose è stata utilizzata nel 2023 dal 21,9% delle famiglie italiane.

 

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Il pellet è ecologico? Vantaggi, emissioni e consigli per scegliere

Scegliere di riscaldare le proprie case con una stufa a pellet è una scelta economica oltre che amica dell’ambiente: la produzione di emissioni di anidride carbonica in questo caso, infatti, è decisamente inferiore rispetto all’utilizzo di GPL o di gas naturale. Inoltre, è una fonte rinnovabile e il carbonio liberato dalla combustione fa parte del ciclo biologico del legno, anziché provenire da carbonio fossile accumulato nel sottosuolo. Il beneficio reale dipende, però, da come viene prodotta la biomassa, dalla gestione delle foreste, dalla provenienza della materia prima e dall'energia utilizzata per produzione e trasporto. Inoltre, la CO₂ viene rilasciata immediatamente durante la combustione, mentre il suo riassorbimento attraverso la crescita delle foreste richiede tempo. 

Se da un lato il pellet riduce la dipendenza dai combustibili fossili, dall’altro può comportare maggiori emissioni locali di particolato, ossidi di azoto e altri inquinanti, con criticità soprattutto per i piccoli impianti domestici privi di adeguati sistemi di abbattimento e nelle zone dove l'inquinamento atmosferico è già elevato.

Come scegliere 

La sostenibilità ambientale dipende molto dalla qualità del pellet e dell'apparecchio utilizzato. Meglio scegliere pellet certificato ENplus A1 e utilizzare stufe e caldaie moderne e a basse emissioni. Per orientarsi sul mercato si può far riferimento alla certificazione ambientale Aria Pulita, promossa da Aiel, che classifica stufe e caldaie a biomassa in base al rendimento e alle emissioni inquinanti, attraverso un sistema da due a cinque stelle. Le classi più elevate, in particolare quattro e cinque stelle, identificano apparecchi con prestazioni ambientali migliori, fermo restando il rispetto delle eventuali restrizioni locali.

Ovviamente, anche la manutenzione è importante: bisogna pulirla regolarmente, seguendo le indicazioni del produttore, e sottoporla a controlli periodici da parte di personale qualificato, compresa la verifica e la pulizia della canna fumaria. Una manutenzione insufficiente può compromettere la combustione, aumentare le emissioni di polveri e altri inquinanti e favorire situazioni pericolose, come l'accumulo di monossido di carbonio, gas tossico, inodore e potenzialmente mortale. È quindi fondamentale garantire anche il corretto scarico dei fumi e un'adeguata ventilazione degli ambienti.

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