Stufe e camini: come evitare il monossido di carbonio e riconoscere i segnali di pericolo
Il monossido di carbonio è un pericoloso gas responsabile di numerose intossicazioni domestiche, spesso anche letali. Parliamo di una sostanza inodore, quindi difficile da rilevare senza sistemi ad hoc, che si sviluppa con l'utilizzo di dispositivi a combustione come caldaie, camini, scaldabagni e stufe. Tra le cause della sua formazione, anche la manutenzione non corretta degli impianti. Vediamo quali sono i dispositivi più a rischio, come riconoscere i sintomi di un'intossicazione e tutelare la sicurezza in casa.
In questo articolo
- Che cos’è il monossido di carbonio e da che cosa è prodotto
- Perché il monossido di carbonio è pericoloso e come agisce sull’organismo
- Sintomi dell’intossicazione da monossido di carbonio e come riconoscerli
- Caldaie a gas
- Stufe a legna
- Stufe a pellet
- Camini
- La ventilazione può prevenire il monossido di carbonio?
- Come rilevare la presenza di monossido di carbonio in casa
- Rilevatori di monossido di carbonio: come funzionano e perché sono indispensabili
- Normativa italiana ed europea sulla sicurezza degli impianti di riscaldamento
- Domande frequenti
- Il progetto Horis
Il monossido di carbonio (CO) è uno dei gas più pericolosi che possono accumularsi negli ambienti domestici. È particolarmente insidioso perché è incolore, inodore e insapore: non fornisce alcun segnale diretto della sua presenza e può raggiungere concentrazioni dannose senza che gli occupanti se ne rendano conto. Per questo rappresenta una delle cause più frequenti di avvelenamento accidentale in ambito domestico ed è spesso associato all’utilizzo di apparecchi a combustione come stufe, camini, caldaie e scaldabagni.
Il gas si origina quando la combustione di un combustibile contenente carbonio, come legna, pellet, gas metano, GPL o gasolio, non avviene in modo completo. Ciò può verificarsi, per esempio, in presenza di ventilazione insufficiente, tiraggio inadeguato della canna fumaria, manutenzione carente o malfunzionamenti dell’impianto. In queste condizioni, al posto dell’anidride carbonica (CO₂), la reazione produce monossido di carbonio, che tende ad accumularsi negli spazi chiusi.
Ogni anno, in Europa e in Italia, si registrano numerosi casi di intossicazione da CO, con un’incidenza maggiore nei mesi invernali, quando gli impianti di riscaldamento vengono utilizzati più intensamente e le abitazioni sono meno arieggiate. I soggetti più esposti sono bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con patologie cardiovascolari o respiratorie, che possono subire conseguenze gravi anche a concentrazioni relativamente contenute.
Torna all'inizioChe cos’è il monossido di carbonio e da che cosa è prodotto
Una molecola di monossido di carbonio è formata da un atomo di carbonio e uno di ossigeno. Questo gas si forma durante la combustione incompleta di materiali contenenti carbonio, quando l’apporto di ossigeno non è sufficiente a completare la reazione chimica che porta alla formazione di anidride carbonica. In condizioni ottimali, infatti, la combustione produce CO₂ e vapore acqueo; quando il processo è inefficiente, parte del carbonio si lega a un solo atomo di ossigeno, formando monossido di carbonio.
In ambito domestico, le principali sorgenti di CO sono le stufe e i camini a legna, le stufe e le caldaie a pellet, le caldaie a gas e altri apparecchi alimentati da combustibili fossili o biomasse. Anche dispositivi di uso quotidiano, come i fornelli a gas, possono contribuire alla produzione di CO se funzionano in modo non corretto.
In condizioni normali, la concentrazione di monossido di carbonio nell’aria esterna è molto bassa, generalmente inferiore a 1 parte per milione (ppm). All’interno delle abitazioni, in assenza di fonti di combustione, i valori si collocano in genere tra 1 e 5 ppm. In presenza di un impianto difettoso o di un’ostruzione della canna fumaria, tuttavia, i livelli possono aumentare rapidamente fino a raggiungere soglie pericolose o letali.
Torna all'inizioPerché il monossido di carbonio è pericoloso e come agisce sull’organismo
La pericolosità del monossido di carbonio è legata al suo meccanismo d’azione sull’organismo. Una volta inalato, il CO entra nel sangue e si lega all’emoglobina formando carbossiemoglobina. Questo legame è circa 200–250 volte più stabile di quello tra emoglobina e ossigeno e riduce drasticamente la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti e agli organi vitali.
Il risultato è una condizione di ipossia, ovvero una carenza di ossigeno a livello cellulare, che colpisce in modo particolare organi ad alta richiesta energetica come cervello e cuore. Gli effetti sulla salute dipendono sia dalla concentrazione di CO nell’aria sia dalla durata dell’esposizione. A livelli compresi indicativamente tra 10 e 25 ppm, un’esposizione prolungata può provocare mal di testa, affaticamento e nausea. Intorno ai 50 ppm i sintomi tendono a intensificarsi dopo alcune ore, soprattutto nelle persone più sensibili. Superata la soglia dei 100 ppm, i disturbi diventano rapidamente severi e possono includere confusione mentale, difficoltà respiratorie e perdita di coscienza; a concentrazioni ancora più elevate, l’esposizione può avere esiti fatali anche nell’arco di pochi minuti o ore, a seconda delle condizioni individuali e della durata dell’esposizione.
Anche esposizioni ripetute a concentrazioni moderate, come picchi frequenti tra 20 e 50 ppm in ambiente domestico, sono associate a effetti negativi nel lungo periodo, in particolare sul sistema cardiovascolare e sulle funzioni cognitive. La letteratura scientifica evidenzia un aumento del rischio di eventi cardiaci, soprattutto nei soggetti già vulnerabili.
Torna all'inizioSintomi dell’intossicazione da monossido di carbonio e come riconoscerli
Uno degli aspetti più critici dell’intossicazione da monossido di carbonio è la difficoltà nel riconoscerne i segnali iniziali. Mal di testa, nausea, vertigini, debolezza e affaticamento sono sintomi comuni che possono essere facilmente confusi con quelli di un’influenza o di un malessere transitorio. In alcuni casi si manifestano anche difficoltà respiratorie e una sensazione di oppressione toracica.
Se l’esposizione prosegue o la concentrazione di CO aumenta, il quadro clinico peggiora e possono comparire confusione mentale, disturbi della vista, perdita di coordinazione e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. Un elemento da considerare con attenzione è la comparsa degli stessi sintomi in più persone presenti nello stesso ambiente.
In caso di sospetta intossicazione è necessario allontanarsi immediatamente dall’ambiente interessato, favorire l’ingresso di aria esterna se possibile e contattare i servizi di emergenza o un medico. Il trattamento si basa principalmente sulla somministrazione di ossigeno ad alta concentrazione, che accelera l’eliminazione del CO dal sangue.
Torna all'inizioCaldaie a gas
Le caldaie a gas rappresentano una delle fonti più comuni di monossido di carbonio nelle abitazioni. In presenza di problemi tecnici o di un apporto d’aria insufficiente, la combustione può risultare incompleta e generare CO che può ristagnare nel sistema di evacuazione dei fumi e, in determinate condizioni, rientrare negli ambienti abitati. Il pericolo aumenta quando l’apparecchio non viene sottoposto a controlli regolari o non viene fatta la corretta manutenzione oppure quando l’installazione non è conforme alle regole di sicurezza.
L’installazione deve essere effettuata da un tecnico qualificato e nel rispetto delle normative vigenti. La manutenzione periodica consente di verificare il corretto funzionamento dell’impianto e l’efficienza della canna fumaria, riducendo la probabilità di emissioni pericolose.
Torna all'inizioStufe a legna
Le stufe a legna sono tra le fonti di monossido di carbonio più comuni, soprattutto quando non vengono utilizzate correttamente. La combustione incompleta, dovuta all’uso di legna non asciutta o a una scarsa ossigenazione della camera di combustione, è uno dei principali fattori che contribuiscono alla produzione di CO. Anche una canna fumaria sporca o parzialmente ostruita aumenta il rischio di accumulo del gas.
Per garantire una combustione efficiente è necessario utilizzare solo legna stagionata, con un contenuto di umidità inferiore al 20%. La canna fumaria deve essere pulita regolarmente, in genere almeno una volta all’anno, da personale qualificato.
Torna all'inizioStufe a pellet
Le stufe a pellet, pur emettendo generalmente meno fumo rispetto alle stufe a legna, possono produrre monossido di carbonio se non sono installate correttamente o se la manutenzione e la pulizia sono insufficienti. L’uso di pellet di bassa qualità o una regolazione non ottimale del tiraggio dell’aria possono compromettere il processo di combustione e favorire la formazione di CO.
Per ridurre i rischi è fondamentale utilizzare pellet certificato e di buona qualità, con un contenuto di umidità minore del 10%, affidare l’installazione a tecnici qualificati e garantire una manutenzione regolare dell’impianto e dei sistemi di evacuazione dei fumi.
Torna all'inizioCamini
I camini, in particolare quelli a legna, rappresentano un’altra potenziale fonte di monossido di carbonio. Quando il sistema di evacuazione dei fumi non è progettato correttamente o la canna fumaria è ostruita, il monossido di carbonio prodotto dalla combustione può fuoriuscire nell’ambiente domestico. Il rischio aumenta ulteriormente se vengono bruciati materiali non idonei, come plastica, gomma o legno trattato.
Una corretta progettazione dell’impianto, l’uso di combustibili adeguati e la pulizia periodica della canna fumaria sono elementi essenziali per prevenire il ritorno dei gas nocivi negli ambienti abitati.
Torna all'inizioLa ventilazione può prevenire il monossido di carbonio?
Molti pensano che aprire una finestra possa essere sufficiente per evitare l’accumulo di monossido di carbonio in casa. Sebbene una buona ventilazione sia importante, non è sufficiente da sola a garantire la sicurezza. Il monossido di carbonio può accumularsi anche in ambienti ventilati se la sua fuoriuscita dal sistema di riscaldamento non è bilanciata da un sufficiente ricambio di aria.
La ventilazione continua, associata all’utilizzo di rilevatori di monossido di carbonio, rappresenta una misura fondamentale per ridurre il rischio, ma non sostituisce la corretta manutenzione degli impianti. L’aria fresca può infatti ridurre la concentrazione di gas, ma non è sufficiente a garantire sicurezza in assenza di un impianto ben mantenuto.
Torna all'inizioCome rilevare la presenza di monossido di carbonio in casa
Oltre ai sintomi fisici, è importante prestare attenzione anche ad alcuni segnali che possono indicare una combustione non corretta, come fiamme deboli o instabili, fuoriuscita di fumo dagli apparecchi o presenza di fuliggine. Anche la formazione di condensa sulle finestre può rappresentare uno degli indizi di un problema di ventilazione o combustione, pur non costituendo di per sé una prova della presenza di monossido di carbonio. Torna all'inizioRilevatori di monossido di carbonio: come funzionano e perché sono indispensabili
I rilevatori di monossido di carbonio sono dispositivi essenziali e fortemente raccomandati in tutte le abitazioni dotate di impianti di riscaldamento a combustione. Questi sensori sono in grado di rilevare anche piccole concentrazioni di CO e avvisano immediatamente gli occupanti tramite un allarme acustico. Possono quindi segnalare accumuli di monossido di carbonio che altrimenti sarebbero notati soltanto al raggiungimento di concentrazioni pericolose.
Esistono vari modelli di rilevatori di CO, che possono differire per caratteristiche come la durata della batteria, la sensibilità del sensore e la modalità di allarme. I modelli più recenti sono dotati di display digitale che mostrano in tempo reale la concentrazione di CO nell'aria, permettendo così di monitorare costantemente la situazione. I dispositivi dotati di sensore elettrochimico sono generalmente considerati i più affidabili.
Inoltre, i rilevatori dovrebbero essere posizionati in prossimità delle aree in cui sono presenti apparecchi a combustione, come caldaie, camini, stufe a legna o a pellet, e, idealmente, in ogni piano della casa. Per verificare il funzionamento, molti rilevatori sono dotati di un pulsante di test che è consigliabile premere almeno una volta al mese.
I rilevatori di monossido di carbonio hanno una durata limitata nel tempo, che varia in base al modello e al tipo di sensore, ed è indicata dal produttore o segnalata dal dispositivo stesso tramite avvisi di fine vita.
Torna all'inizioNormativa italiana ed europea sulla sicurezza degli impianti di riscaldamento
In Italia, la sicurezza degli impianti che possono generare monossido di carbonio si basa su un insieme di regole sia di installazione sia di manutenzione: da un lato ci sono le norme che definiscono obblighi e controlli sugli impianti termici, dall’altro le norme tecniche che dettagliano come progettare, installare e mantenere gli apparecchi e i sistemi di evacuazione dei fumi.
Un riferimento centrale è il DPR 74/2013, che stabilisce i criteri generali per esercizio, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici e prevede che le modalità operative e le frequenze dei controlli siano declinate anche a livello territoriale, secondo le disposizioni regionali e le indicazioni applicabili al singolo impianto. Accanto a questo quadro, entrano in gioco le norme UNI. Per gli impianti a gas, la UNI 7129 rappresenta un riferimento tecnico per la progettazione e l’installazione in sicurezza; per gli apparecchi alimentati a biomassa solida, come molte stufe e alcuni camini (legna, pellet e altri biocombustibili solidi), la UNI 10683 è spesso richiamata come norma tecnica per i requisiti di verifica, installazione, controllo e manutenzione, con attenzione anche a ventilazione del locale e corretta evacuazione dei prodotti della combustione.
In termini pratici, questo si traduce in un principio semplice: installazione e interventi devono essere affidati a professionisti qualificati, e la manutenzione va programmata rispettando sia le indicazioni del costruttore sia le prescrizioni applicabili nel proprio territorio. A livello europeo, la sicurezza degli apparecchi a combustione immessi sul mercato è regolata da un insieme di norme che distinguono tra apparecchi a gas e apparecchi alimentati a biomassa. Per gli apparecchi che utilizzano carburanti gassosi, il riferimento è il Regolamento (UE) 2016/426, che ha sostituito la precedente direttiva europea sugli apparecchi a gas.
Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il quadro europeo include anche la normativa sulla prestazione energetica degli edifici, oggi confluita nella Direttiva (UE) 2024/1275, che aggiorna e sostituisce la precedente direttiva del 2010. Inoltre, sul fronte dei requisiti di progettazione ecocompatibile (Ecodesign), la disciplina generale è stata aggiornata dal Regolamento (UE) 2024/1781, che abroga la precedente Direttiva 2009/125/CE come quadro generale e prevede l’introduzione di requisiti specifici per gruppi di prodotti attraverso atti dedicati. Infine, l’installazione di rilevatori di monossido di carbonio non è uniformemente obbligatoria in tutta Europa: in molti contesti resta una misura fortemente raccomandata dalle autorità e dagli enti di sicurezza, soprattutto nelle abitazioni in cui sono presenti apparecchi a combustione.
Torna all'inizioDomande frequenti
Il monossido di carbonio può fuoriuscire da un impianto a gas malfunzionante?
Sì, un impianto a gas malfunzionante, come una caldaia difettosa o un bruciatore non regolato correttamente, può generare monossido di carbonio. È essenziale far controllare periodicamente questi impianti da professionisti qualificati.
La ventilazione può prevenire l’intossicazione da monossido?
La ventilazione è importante, ma non è sufficiente da sola per prevenire il rischio di monossido di carbonio. È fondamentale una corretta manutenzione degli impianti di riscaldamento e l’utilizzo di rilevatori di monossido.
Le stufe a carbonio producono monossido di carbonio?
Le stufe a carbonio non producono monossido di carbonio (CO) né anidride carbonica (CO₂), in quanto non riscaldano attraverso la combustione. Questi dispositivi funzionano tramite resistenze elettriche, generalmente costituite da fibra di carbonio, che si riscaldano quando attraversate dalla corrente elettrica. Questo processo è puramente fisico e non chimico, il che significa che non c'è produzione di gas derivanti dalla combustione di materiali organici. Poiché non avviene combustione, non si verificano reazioni chimiche che potrebbero generare CO, CO₂ o altri gas inquinanti. Pertanto, le stufe a carbonio non emettono gas pericolosi come quelli prodotti dalla combustione di legno, gas o carbone.
Il progetto Horis
Questo contenuto è stato pubblicato nell'ambito di Horis (Home Renovation Integrated Services): un servizio che accompagna i proprietari durante tutto il processo di ristrutturazione della loro abitazione, in particolare per quanto riguarda il risparmio energetico e le energie rinnovabili. Per chi sta pensando di ristrutturare casa sarà possibile accedere a una piattaforma che, come sportello unico, centralizza i servizi finanziari, legali e tecnici necessari, per rendere il tutto più semplice.

